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Un panorama spaccato in due tra Comuni sostenibili ed ecocriminali, per una mappa dell’Italia alpina che vede nove bandiere nere e dieci bandiere verdi. È questo il ritratto di Carovana della Alpi 2017, report di Legambiente che dal 2002 segnala le realtà di turismo alpino sostenibile e quelle in cui la montagna viene vista a metà “tra il luna park e il supermercato – si legge nel rapporto – un luogo dove tutto può essere acquistato e consumato con leggerezza, nel caos più totale”.

Ma quali sono le regioni con i comportamenti più pericolosi nei confronti dell’arco alpino? Il triste primato, a pari merito, spetta a Lombardia, Valle d’Aosta e Veneto, con due bandiere nere ciascuna. Seguono Liguria, Friuli Venezia Giulia e Piemonte, in miglioramento rispetto al 2016, quando queste ultime due regioni erano capofila dei comportamenti dannosi per il turismo alpino. Delle regioni con il più alto numero di progetti sostenibili e all’avanguardia, invece, l’unica ad aver conquistato più di due bandiere verdi è il Piemonte, in prima linea con tre realtà premiate da Legambiente..

Si consolidano le buone pratiche ma gli atti di pirateria non si placano”. A dirlo è Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi per Legambiente. “Se in passato si osservava una maggiore esplosione di progetti insoliti per follia e dimensioni, come nuovi villaggi turistici, grandi alberghi o enormi funivie – continua la curatrice del rapporto – oggi, seppur le dimensioni siano più ridotte, si mantiene l’idea della montagna come luogo dove tutto può essere acquistato e consumato e si ripropone la visione di uno sviluppo senza limiti”.

Tra le bandiere nere, un impianto idroelettrico insostenibile nel piemontese, “l’inutile e distruttivo progetto”, si legge in Carovana delle Alpi, dell’ennesimo impianto da sci in Lombardia “contro tutti i pareri degli enti di tutela”. Ma non solo edificazione: segnalata anche la distruzione degli edifici dell’unica testimonianza di campo di prigionia fascista in Valle d’Aosta. Delle nove bandiere nere, una è equamente distribuita a cinque Comuni veneti, un comune trentino, alla Provincia di Trento e alla Regione Veneto, responsabili di avere autorizzato una manifestazione con 55 quad in un’area ad elevata fragilità ambientale, violando strade forestali, pascoli e piste da sci. Un raduno che “non ha tenuto minimamente in considerazione – continua il rapporto – il Protocollo turismo della Convenzione delle Alpi, ratificato non solo dall’UE, ma da tutti gli stati alpini, Italia compresa”. Così, mentre la Convenzione delle Alpi invita a vietare l’uso di mezzi a motore nelle aree protette, il raduno di quad ad alta quota mostra un limite di questo protocollo, visto che ad oggi Comuni e Regione restano privi di alcuna sanzione. Si tratta di “progetti che non tengono conto dei fattori che condizioneranno lo sviluppo della montagna nei prossimi decenni – continua la responsabile del report Legambiente – sia rispetto ai cambiamenti climatici, sia rispetto all’affermarsi di nuovi stili di vita”.

Da qui la scelta, nell’Anno Internazionale del Turismo sostenibile proclamato dall’ONU, di destinare al turismo leggero gran parte delle bandiere verdi di Carovana. Dal riconoscimento alla piccola realtà sulle Prealpi orobiche valtellinesi di Castello dell’Acqua, costantemente impegnata nella conservazione di un escursionismo lento su antiche mulattiere, alla scelta coraggiosa dell’Unione Montana Valle Maira (in provincia di Cuneo) “che con una delibera ha espresso la propria contrarietà verso la fruizione motorizzata a scopo ludico del territorio”, si legge sul rapporto di Legambiente.

“Casi come questi rendono evidente l’esistenza di un turismo di massa (in crisi) e un turismo dolce (in crescita) – continua Legambiente – Sono le aree più turisticamente dimenticate, ma con un ambiente più integro, a mostrare i maggiori potenziali di sviluppo sull’arco alpino: dalle Alpi piemontesi alla Carnia, dalla Valtellina profonda al Cadore”. Luoghi dove al turista si chiede di arrivare da ospite, non da padrone: tra questi, la rete di oltre 200 realtà unite in Sweet Mountains, progetto dell’associazione torinese Dislivelli che vuole portare alla luce la ricca presenza di realtà sostenibili e accoglienti sulle Alpi occidentali.

“Nessuno ha il diritto di portare la città in montagna. La montagna non è un museo e nemmeno un luna park”, si legge sul manifesto dell’associazione piemontese. Perché “andare in montagna non è come andare in palestra”, continua Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi per Legambiente. “Oltre a una equilibrata valutazione di quelle che possono essere le nostre prestazioni fisiche, dobbiamo conoscere l’ambiente montano”. Per sua natura la montagna presenta dei pericoli. “Ecco quindi alcuni banali consigli – continua Bonardo – Il decalogo di cosa fare, prima di impegnarsi in una uscita in montagna”. Oltre a scegliere un posto sostenibile come meta, naturalmente.

Decalogo di cosa fare (e non fare) in montagna

  1. Scegliere un percorso adatto alla propria preparazione. Per i percorsi semplici, adatti a tutte le età, non sono richieste particolari preparazioni. Per gli altri percorsi, come per il trekking estivo, è indispensabile un minimo di allenamento. Se si è alle prime armi è opportuno affidarsi ad un professionista o ad un conoscitore della zona che può consigliarvi o accompagnarvi in sicurezza.
  2.  Avere consultato il bollettino meteo per le zone a rischio valanghe (sito protezione civile), meglio andare dove la neve è ancora fresca. Fare attenzione alle zone esposte, soprattutto quando ci sono periodi di caldo e freddo e nevicate a strati, perché la neve forma delle placche che possono scorrere e scivolare.
  3. Evitare di andare da soli, ma in gruppi di 4/5 persone; è bene comunicare ad altri meta e tempi dell’escursione. Per una maggior sicurezza portare con sé l’ ARVA e una pala da neve pieghevole.
  4. Assicurarsi che le ciaspole siano funzionanti e idonee al percorso. Inoltre occorrono scarponi, ghette, bastoncini con anello e un buon abbigliamento perché in montagna, soprattutto ad alta quota, le condizioni meteo possono mutare radicalmente anche in pochi minuti. Non dimenticare la crema solare e gli occhiali da sole per proteggere gli occhi dal riverbero della neve.
  5. Muoversi con attenzione, se si deve attraversare una pista, assicurarsi di poterlo fare senza pericolo per sé o per gli altri.
  6. Seguire i sentieri tracciati e conosciuti, evitando scorciatoie. Anche il GPS può aiutare, ma bisogna saperlo usare. La vegetazione è importante, i sentieri sono più sicuri in presenza di alberi.
  7. Mangiare prodotti ricchi di carboidrati e proteine come pane integrale, frutta secca, noci ecc. e fare una preselezione degli alimenti nello zaino eliminando i contenitori inutili.
  8. Portare con sé un sacchetto per i rifiuti. Anche se si trovano bidoni, è raccomandato l’autotrasporto a valle perché se trasportiamo di persona i nostri scarti, diminuiamo l’utilizzo dell’elicottero, che ha costi ambientali enormi.
  9. Evitare di produrre schiamazzi o rumori molesti per rispettare l’ambiente, ma anche per evitare che si possano creare delle slavine. Rispettare sempre la fauna, non addentrarsi in zone di rifugio invernale per la fauna e rispettare i divieti.
  10. Non dimenticare un set di pronto soccorso e prestare soccorso in caso di infortunio o incidente

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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