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Legge 40, tanti passi avanti che non bastano più

Legge 40, tanti passi avanti che non bastano piùEuropa

7 Ago 2014

Filomena Gallo

Dieci anni di legge 40, 30 interventi di Tribunali e Corti – nazionali ed internazionali – , tre divieti cancellati nella legge e uno nelle Linee guida del 2004: in ultimo quello di fecondazione eterologa, attraverso la sentenza della Corte Costituzionale n. 162 del 9 aprile 2014. Tutto questo è stato possibile grazie alla tenacia di tante coppie che non si sono arrese e che grazie anche all’Associazione Luca Coscioni e le associazioni di pazienti hanno preteso il rispetto del loro diritto alla libertà procreativa. Ma non siamo ancora arrivati al punto di arrivo, occorre guardare al futuro: bisogna cancellare altri divieti della legge 40 per permettere anche ai pazienti non fertili ma portatori di patologie genetiche di accedere alla PMA e per consentire che si possa fare ricerca scientifica sugli embrioni non idonei per una gravidanza. Significherebbe ampliare da un lato l’orizzonte dell’autodeterminazione dei cittadini e dall’altro consentire ai nostri scienziati e ricercatori di trovare cure a malattie ancora inguaribili.

Ci auguriamo che in questi casi la responsabilità dei cambiamenti non sia affidata nuovamente ai Giudici ma che invece siano il Governo – che peraltro non si è costituito in Corte Costituzionale per difendere la legge 40, segno della presa di coscienza del cambiamento in corso –  e Parlamento a migliorare lo stato di cura e ricerca di questo Paese. Lo ha fatto il Ministro Lorenzin decidendo di introdurre la PMA nei Livelli essenziali di assistenza: una decisione volta ad eliminare discriminazioni tra i centri e tra i cittadini. Ma non basta: bisogna fare di più. Bisogna riportare l’Italia ai livelli degli Paesi dove certi proibizionisti sono scomparsi da molti anni. Ed è necessario soprattutto che quanto previsto dal Ministro Lorenzin nel decreto legge atto a normare alcuni aspetti tecnici della fecondazione eterologa  – decreto inutile a parere di chi scrive in quanto sarebbe bastato l’aggiornamento delle Linee guida – non costituisca un deterrente per accedere alla tecnica. Un aspetto, infatti, che potrebbe frenare le coppie e i donatori di gameti è quello concernente l’anonimato dei  donatori: avevamo proposto come Associazione Luca Coscioni insieme ai Parlamentari radicali nella scorsa legislatura un progetto di legge che prevedeva la possibilità del  sistema del doppio binario, quindi donatori anonimi e non, sistema che trova le sue ragioni in una serie di considerazioni.

La prima: il problema del segreto è stato risolto in vari Paesi con modalità differenti, tenendo talora conto del diritto del nato a conoscere le proprie origini genetiche, talora consentendo solo il diritto all’ informazione generica, talora stabilendo regole per l’incontro con il genitore biologico; in molti altri casi, invece, accettando il principio del diritto dei genitori di decidere sull’ opportunità di queste informazioni, di mantenere il segreto. La seconda: poiché la maggioranza delle indagini eseguite in molti Paesi europei ha stabilito che tra coloro che si accingono a chiedere una donazione di gameti e embrioni sono presenti tutte e tre le intenzioni sopra presentate, si ritiene opportuno che la norma che regola la donazione di gameti e embrioni debba facilitare sia l’opzione del segreto che quella della trasparenza. Al di là di quelli che possono sembrare tecnicismi, riteniamo che sia fondamentale nelle questioni di inizio e fine vita avere come movente individuale e politico la libertà e la responsabilità delle scelte dei singoli, e nessuna imposizione  bioetica. Affinché questo sia sempre più possibile c’è un appuntamento importante in agenda: l’XI Congresso dell’Associazione Luca Coscioni, il 19-20-21 settembre a Roma.

 

Fonte

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