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Legge elettorale

Una lettera e un articolo sul tema della legge elettorale: di Amalia Signorelli, Università di Urbino (Unità 27.1.14) e “I cosituzuinalisti contro la proposta ‘Peggio del Porcellum. Rischia lo stop’” (Repubblica 27.1.14)

La lettera
“”Caro Direttore, in Italia, ceto politico compreso, si è diffuso da tempo un pericoloso assunto: la politica si fa imbrogliando. La cosa mi è risultata evidente, ascoltando alcune argomentazioni in difesa della legge elettorale in discussione. Le preferenze non si possono introdurre perché «incentivano il voto di scambio»; i partiti piccoli non debbono entrare in Parlamento perché «ricattano» i grandi partiti o le coalizioni.
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Non si prende neppure in considerazione l’idea che la preferenza possa essere frutto della stima e della fiducia dell’elettore nei confronti del candidato o che i partiti piccoli possano introdurre nel dibattito parlamentare idee, proposte, progetti utili al buon governo.
Secondo questo modo di intendere la politica, la governabilità (che dovrebbe essere la costanza di consenso da parte di deputati che in condizioni di onestà mentale esercitano il loro diritto-dovere di essere sciolti da vincoli di mandato) non ha nulla a che vedere con la qualità delle azioni di governo proposte dal governo stesso al Parlamento, ma con il controllo di una maggioranza schiacciante di voti in aula. La governabilità significa solo che i deputati, se vogliono conservare il posto, debbono votare allineati, coperti e obbedienti. La nuova legge elettorale, infatti, si preoccupa soltanto di garantire questa obbedienza.
Non stupisce che uno degli artefici di questa bella proposta sia un tizio condannato definitivamente per frode fiscale, nonché condannato in primo grado per abuso di potere e sfruttamento della prostituzione minorile, nonché plurinquisito per vari altri capi d’accusa. Per vent’anni ha avuto un unico programma: depenalizzare tutti i (suoi) comportamenti che potevano incorrere in una sanzione della legge; criminalizzare tutti i comportamenti altrui che davano fastidio a lui o a coloro che gli erano indispensabili alleati. Deprime, preoccupa e addolora che questa mentalità sia ormai condivisa da quasi tutto il ceto politico italiano, a cominciare dal diretto interlocutore di Berlusconi, Renzi.
Che noi italiani siamo imbroglioni, truffatori, esperti nel fare il «pacco» e il gioco delle tre carte, è cosa nota. È anzi uno stereotipo, niente affatto gratuito, che ci definisce agli occhi del mondo. E dunque, forse non è tanto vero che gli italiani siamo migliori di chi li governa. Infatti siamo un popolo che pone nella furbizia, nell’astuzia, il supremo valore della vita associata. E ammiriamo i furbi. E li votiamo.
Ma questo regime del mi si passi l’espressione assai poco… parlamentare «tutti fregano tutti» portato all’estremo, crea condizioni di disordine e di invivibilità tali da favorire l’avvento di chi, detentore di un potere supremo e indiscusso, ristabilirà ordine e fiducia e magari anche giustizia.
Non sono certo la prima a segnalare questo rischio. Ciò che mi allarma è che la legge elettorale proposta, che di fatto tende a eliminare dal Parlamento non solo la pluralità delle opposizioni, ma qualsiasi voce di dissenso, rappresenti un buon passo avanti in questa direzione.””

L’articolo
“”Stefano Rodotà e altri 28 costituzionalisti «esprimono il loro sconcerto e la loro protesta» per una proposta di legge elettorale che rischia una «nuova pronuncia di illegittimità da parte della Corte costituzionale e, ancor prima, un rinvio della legge alle Camere da parte del Presidente della Repubblica». L’appello, — pubblicato su “il manifesto” e sottoscritto fra gli altri da Gaetano Azzariti, Lorenza Carlassare, Mario Dogliani, Gianni Ferrara, Luigi Ferrajoli, Alessando Pace e Massimo Villone, — sostiene che «la proposta di riforma elettorale consiste sostanzialmente, con pochi correttivi, in una riformulazione della vecchia legge elettorale e presenta perciò vizi analoghi a quelli che di questa hanno motivato la dichiarazione di incostituzionalità ad opera della recente sentenza della Corte costituzionale». Questo, nonostante «la fissazione di una quota minima per il premio di maggioranza e le liste corte» abbia «migliorato» il testo. Al centro delle critiche dei costituzionalisti all’Italicum, ci sono «l’enorme premio di maggioranza» e la mancanza delle preferenze. Ma anche, scrivono, «un altro fattore compromette ulteriormente l’uguaglianza del voto e la rappresentatività del sistema politico, ben più di quanto non faccia la stessa legge appena dichiarata incostituzionale: la proposta di riforma prevede un innalzamento a più del doppio delle soglie di sbarramento».””

Fonte

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