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Leopolda, referendum superstar ma fuori scontri tra manifestantin e polizia

di Barbara Tedaldi

Firenze – Dentro la ex stazione Leopolda il tempo scorre come ogni anno tra tavoli con i ministri e dibattiti, con il referendum e l’Italicum che sono le vere guest star. Ma fuori i manifestanti si scontrano con le Forze dell’ordine, rilanciando immagini di gas lacrimogeni, bombe carta, cariche di alleggerimento, feriti. E intanto dietro le quinte, Lorenzo Guerini tratta con Gianni Cuperlo al telefono per chiudere l’accordo sull’Italicum. Alla Leopolda nessuno si accorge degli scontri, il corteo ieri era stato vietato dalla Questura ed era stato autorizzato solo un presidio, ma i No Renzi sono giunti ugualmente a Firenze e hanno raggiunto piazza San Marco. “Vogliamo rappresentare chi alla Leopolda non sale sul palco” hanno detto i manifestanti antagonisti, che hanno cercato di forzare il blocco delle forze dell’ordine per raggiungere la Leopolda. Ma l’assalto è stato bloccato e in serata la manifestazione si è sciolta. Durissimo il sindaco di Firenze, Dario Nardella, che dal palco della kermesse Pd ha tuonato contro chi ha usato la violenza per esprimere la sua protesta: “E’ inaccettabile, è ignobile”. “Alcuni agenti di polizia sono stati feriti, ci sono stati gesti di violenza e minacce. Manifestare è un diritto – ha detto Nardella tra gli applausi della platea – usare la violenza è ignobile e inaccettabile. Diciamo sì al confronto e al dissenso ma no ad attaccare le città e minacciare le persone. Non è accettabile nella mia città e in un paese democratico”.

Scontri a Firenze al corteo anti-Leopolda -FOTO

Lontana dagli scontri, la platea ha seguito il susseguirsi degli interventi sul palco. Tutti incentrati sul referendum e sulla campagna per il Sì. La mattinata è passata a confrontarsi con i ministri per chiedere loro ancora nuove misure, su immigrazione, rapporto con l’Europa, trasparenza, efficienza della Pubblica amministrazione e della scuola, diminuzione della pressione fiscale. A rispondere Pier Carlo Padoan, Carlo Calenda, Maria Elena Boschi, Giuliano Poletti, Roberta Pinotti, Marianna Madia. Poi al pomeriggio una sfilata di testimonial per il sì, da Costantino della Gherardesca, conduttore di Pechino Express, a Teresa Bellanova, che ha spiegato che dire Sì “è di sinistra, più che scendere in piazza con degli sciamannati”. E poi da Lampedusa la testimonianza di Pietro Bartolo, medico protagonista anche di ‘Fuocoammare’, e dal Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, minacciato dalla mafia. E ancora alcuni amici storici della Leopolda, Brunello Cucinelli e Andrea Guerra. Ma soprattutto, per più di un’ora Maria Elena Boschi, aiutata dai costituzionalisti Stefano Ceccanti, Francesco Clementi, Cesare Pinelli e Salvatore Vassallo, ‘smonta’ le critiche alla riforma. Con video di Paolo Cirino Pomicino, Alessandro Di Battista, Luca Casarin, Marco Travaglio che avanzano le loro obiezioni e un timbro ‘Bufala’ a bocciare le loro parole. E quando passa il video di Massimo D’Alema la platea fischia. Maria Elena Boschi stoppa le intemperanze ma non arretra nel merito: “con grandissimo rispetto cerchiamo di dimostrare, ma penso lo abbia gia’ fatto da solo nei 30 anni passati, che in sei mesi una riforma non la sa fare”.

Intanto dietro le quinte Matteo Renzi segue le ultimissime fasi della trattativa tra Lorenzo Guerini e Gianni Cuperlo che porta a un accordo sulla riforma dell’Italicum. Un accordo che nell’idea di Renzi toglie “ogni alibi” alla sinistra di Bersani, che però voterà comunque No al referendum. E che di fatto spacca la minoranza Pd. “Un grazie a Gianni Cuperlo” ha concluso Deborah Serracchiani applaudita dalla platea. In serata Renzi si è mostrato soddisfatto della seconda giornata della kermesse. Rispetto alle ultime due Leopolde ‘di governo’, questa gli è parsa meno ingessata, più rivolta ad ascoltare il paese reale, con i ministri a prendersi un caffè con i semplici cittadini. E domani farà un discorso ‘spartiacque’ annunciano i suoi. Sarà il gong per il rush finale verso il referendum, un appuntamento in cui ci si gioca tutto. Di certo Renzi, ma a suo avviso l’Italia intera: siamo a un bivio dirà, o si fanno le riforme o ci si ferma. Poi da lunedì di nuovo in giro per l’Italia. (AGI)

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