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L'eresia di Fidel, capo comunista che non sarà imbalsamato

Roma – L’ultimo che avrebbe voluto farsi imbalsamare è stato Hugo Chavez, ma ci pensò troppo tardi e la cosa non ebbe esito: occorreva mettere a punto i preparativi qualche mese prima della morte del dittatore venezuelano, avvenuta nel marzo 2013. Il primo, tra i leader comunisti, fu Vlamir Ilic Ulianov, ovvero Lenin, il fondatore dell’ideologia, morto nel 1924: il suo corpo giace nel mausoleo sulla Piazza Rossa, con la vista sui magazzini Magazzini Gum, che oggi concentrano le firme dell’alta moda e del lusso, cioè tutto quello che il suo dirimpettaio si era impegnato a distruggere.

Qualche decennio dopo gli venne messo accanto Stalin, ma nel 1956, dopo la denuncia dei suoi crimini fatta da Nikita Krushov, la salma venne fatta sloggiare. Forse è anche per risparmiarsi lo spettacolo della Cuba e verrà dopo la sua morte, e che potrebbe non piacergli (come la Russia di oggi non piacerebbe a Lenin), che Fidel Castro ha scelto di farsi cremare spezzando la tradizione dell’imbalsamazione, quasi un tabù rovesciato in un obbligo, consolidato dai capi comunisti che hanno dominato una parte del globo nel Novecento. E, d’altronde, fu Arthur Schlesinger Jr, storico consigliere di John Fitzgerald Kennedy, a scrivere, dopo un viaggio fatto nell’isola nel 2001: “Fidel Castro non incoraggia il culto della personalità. All’Avana è difficile trovare un manifesto o una cartolina con la sua immagine. L’icona della rivoluzione di Fidel, visibile dovunque, è Che Guevara”.

Il comunismo caraibico, dunque, riesce forse a rendersi simpatico perfino agli occhi dell’anticomunismo anche per trasgressioni come queste all’ortodossia dell’esposizione del corpo del capo. Quello di Mao Zedong, morto nel 1976, è nel mirino di file dei turisti che visitano il suo mausoleo, nella piazza Tiananmen di Pechino. Ho Chi Minh, che guidò il Vietnam nella guerra contro gli Stati Uniti (ma, morto nel 1969, nel non riuscì a vedere il ritiro delle truppe americane piegate dai vietcong), ha un suo mausoleo a Hanoi.

Sono stati imbalsamati anche i ‘cari leader’ nordcoreani Kim Il-sung e Kim Jong-il e niente spinge a credere che Kim Jong-un voglia mostrare in futuro un gesto ‘caraibico’. Fidel, invece, sceglie la cremazione con un atto – spiega all’AGI lo storico Giovanni De Luna, docente di Storia contemporanea nell’Università di Torino, autore, tra l’altro, de “Il corpo del nemico ucciso” (Einaudi) – che “conferma la dimensione eretica del comunismo cubano”. In un Novecento segnato dal “culto ossessivo del corpo del capo proprio dei sistemi totalitari – aggiunge De Luna – Fidel rappresenta una eccezione, l’eterodossia che lo mette fuori da quel Novecento “. Fidel è un ‘irregolare’, insomma, che già decidendo per la cremazione “si muove dentro un pensiero antagonista”.

Così come antagonista è la scelta di “tornare alla natura, in una visione panteistica” facendo cenere di sé stesso. Dunque, se il capo della Revolucion è ha agito ereticamente nel Novecento, il rifiuto di farsi imbalsamare chiude quel secolo dei totalitarismi anche dal punto di vista della simbologia? “Non proprio”, risponde De Luna. “Se la dimensione fisica era prerogativa dei dittatori del secolo scorso – sottolinea – oggi quella dimensione è sostituita dalla personalizzazione e da una estetica del capo: lo abbiamo visto con Silvio Berlusconi, oggi lo vediamo con Donald Trump”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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