TwitterFacebookGoogle+

L'esercito dice addio a Jimmy, veterano dei cani anti-esplosivo

La pattuglia è in perlustrazione lungo una strada di Farah. E’ routine, in una missione che della routine non ha nulla: ogni giorno potrebbe essere l’ultimo, per colpa di una mina, di un ordigno rudimentale o di un cecchino delle forze ribelli. Le strade di questa parte dell’Afghanistan ne sono piene e i militari italiani che devono sgomberarle dalle minacce lo sanno bene. Passano, bonificano, e il giorno dopo è tutto da rifare. 

Ma non vale per Jimmy. Per lui ogni giorno è uguale all’altro, sì, ma con un unico scopo, una sola missione: tenere al sicuro i suoi compagni, che camminano dritti guardandosi intorno, il dito a un millimetro dal grilletto. Mentre lui, Jimmy, avanza a quattro zampe, il muso sulla strada polverosa, il suo fiuto finissimo addestrato a scoprire l’esplosivo prima che sia troppo tardi.

Ora Jimmy non c’è più: stroncato da un malore a 11 anni mentre era in missione in Libano. 

In quella strada in territorio afghano, il suo fiuto “sentì” per tempo la presenza di un ordigno rudimentale – un iED – durante un pattugliamento , area molto insidiosa per la presenza di guerriglieri, e diede l’allarme, così com’era stato addestrato a fare: si piazzò davanti alla pattuglia, seduto sulle zampe posteriori. Impedendo il passaggio, perché lì c’era esplosivo.

Di missioni di questo tipo ne aveva fatte tante all’estero, anche in Kosovo, dove la presenza di mine era elevatissima nei primi tempi della missione Kfor della Nato. E ora in Libano.

Il compito di Jimmy, pastore belga malinois di 11 anni, era proprio questo: andare in avanscoperta e fiutare il terreno davanti a sè, infilarsi negli anfratti prima che lo facessero gli uomini e le donne in mimetica. Era prossimo alla ‘pensione’, Jimmy, in forza al Gruppo Cinofili del Centro Militare Veterinario di Grosseto e impiegato dal contingente italiano schierato nel Paese mediorientale. Questa era la sua ultima missione. Ma non ci è arrivato alla pensione.

Lunedì mattina, durante un regolare turno di servizio per il controllo anti-esplosivo sui veicoli in ingresso nella base di Shama, sede del comando del Settore Ovest di Unifil, affidato all’Italia e attualmente su base brigata Paracadutisti “Folgore”, Jimmy – detto Gamain – si è accasciato al suolo, vittima di un malore. A nulla sono valsi i tentativi di rianimarlo, prima, da parte del suo conducente, un caporal maggiore capo dell’Esercito, e poi da parte dell’ufficiale veterinario del contingente, prontamente intervenuto sul posto. 

I cani impiegati per la ricerca degli esplosivi vengono selezionati da cuccioli, attraverso una valutazione delle loro capacità e della loro indole caratteriale. Affidati ad un militare conducente, con cui condivideranno tutta la loro “carriera” (ma, spesso, anche la pensione, poiché sempre più frequentemente i conducenti chiedono poi l’affido di questi cani al termine del loro servizio), effettuano, insieme al proprio “commilitone umano”, un corso di formazione e addestramento della durata di un anno. Durante il corso, oltre ad instaurare un rapporto del tutto speciale con il proprio conducente, l’animale attraverso il gioco e le associazioni ad esso correlate impara a ricercare, individuare e segnalare la presenza di sostanze esplosive.

Negli anni, l’impiego di unità cinofile all’interno dei contingenti militari nazionali – in Italia come altrove nel mondo – è divenuto fondamentale per contrastare il pericolo degli ordigni esplosivi improvvisati (iED), una delle minacce più subdole per i militari che operano nei teatri operativi. In particolare in aree come l’Iraq, o l’Afghanistan, dove chi scrive, da ‘embedded’ nelle pattuglie italiane, ha avuto modo di essere preceduto dai cani antiesplosivo e vederli in azione.

Per questo, la scomparsa di uno di questi “militari a quattro zampe” determina sempre un vuoto nel contingente in cui era inserito, viene a mancare la loro preziosa e insostituibile opera, quel fiuto che contribuisce, se non proprio ad essere assoluto, nel garantire la sicurezza e l’incolumità dei propri “commilitoni umani”. E finisce con il non sorprendere che lo Stato Maggiore della Difesa diffonda con un comunicato la notizia della morte di Jimmy. Ritenuto non un ‘semplice’ cane ma un militare a tutti gli effetti, caduto in servizio.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.