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L'eterno dibattito sull'olio di palma. I tedeschi lo riabilitano

L’olio di palma fa male o no? Il tema è dibattuto da anni ma, mentre si cerca di arrivare a una risposta unanime da parte della comunità scientifica, l’opinione pubblica è continuamente bombardata da messaggi dell’una o dell’altra scuola di pensiero. L’ultimo studio arriva dalla Germania, dall’associazione di consumatori Stiftung Warentest,  e sembra riabilitare il grasso vegetale definendo “infondato” il sospetto che sia “di per sè cancerogeno”. Una pubblicazione che si aggiunge all’infinito dibattito.

    
I fronti della polemica

  • A maggio 2016 l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) pubblica uno studio sull’olio di palma affermando che “i contaminanti da processo a base di glicerolo presenti nell’olio di palma, ma anche in altri oli vegetali, nelle margarine e in alcuni prodotti alimentari trasformati, suscitano potenziali problemi di salute per il consumatore medio di tali alimenti”. Il problema starebbe, quindi, nella raffinazione che avviene ad alte temperature (pari o superiori a 200 gradi). Ciò scatena la formazione di sostanze – come glicidil esteri degli acidi grassi (GE), 3-monocloropropandiolo (3-MCPD), e 2-monocloropropandiolo (2-MCPD) e relativi esteri degli acidi grassi – potenzialmente genotossiche e cancerogene. E qui si apre un altro fronte di polemiche: perché se in tutti gli oli vegetali lavorati ad alte temperature si formano le tre sostanze, il pericolo è indicato solo negli oli di palma? Secondo l’EFSA il motivo sta nella concentrazione della sostanza. Nell’olio di palma sarebbe quindi magiore rispetto ad altri oli vegetali e nelle margarine. Riassumendo allora, l’olio di palma è dannoso e quindi da evitare? In realtà l’EFSA nelle conclusioni non arriva a sconsigliarne il consumo;  nel suo studio scrive che “i livelli di GE negli oli e grassi di palma si sono dimezzati tra il 2010 e il 2015, grazie a misure adottate volontariamente dai produttori. Ciò ha determinato una diminuzione importante dell’esposizione dei consumatori a dette sostanze”. 

 

  • Oltre alla salute, un altro aspetto che contribuisce ad alimentare il dibattito sull’olio di palma è la questione ambientale. Le grandi aziende sono state accusate di provocare un forte impatto sull’ambiente portando avanti politiche di deforestazione, che potrebbe all’estinzione di alcune specie animali come gli oranghi, e la promozione della monocoltura di palma, che causerebbe l’aumento delle emissioni di CO2 nell’ambiente. L’86% della produzione mondiale dell’olio di palma avviene in Indonesia e Malesia. La palma da olio cresce bene e si sviluppa nelle zone equatoriali. Il restante 14% viene prodotto principalmente in Thailandia, Nigeria e Colombia.
  • Non poteva mancare la questione economica ad alimentare le polemiche. L’olio di palma è il più utilizzato al mondo tra quelli vegetali. Sul mercato globale pesa per il 35%, seguito da quello di soia (27%), colza (14%), girasole (8%), arachide, cotone e cocco (6%). Il suo prezzo si aggira intorno agli 800 dollari a tonnellata, un prezzo inferiore rispetto a quello dell’olio di semi di girasole (845 dollari a tonnellata) e a quello di colza (920 dollari a tonnellata). 

 

  • Una riabilitazione dell’olio di palma arriva dalla Germania, dove l’associazione di consumatori Stiftung Warentest ha definito “infondato” il sospetto che sia “di per sè cancerogeno”. L’associazione, solitamente poco tenera con l’industria, ha messo sotto la lente di ingrandimento 20 creme spalmabili, tra cui la Nutella, molto popolare anche in Germania. Dallo studio, condotto lo scorso anno, è emerso che il livello di 3-MCPD e glicidil esteri, un contaminante che si sviluppa durante la lavorazione, era molto basso nella Nutella mentre un’altra crema a base di olio di girasole e burro di cacao non ha superato il test. La conclusione di Warentest, specializzato nella comparazione indipendente di prodotti e servizi, è che il rilascio di contaminanti da molti oli e grassi vegetali non sia “ancora totalmente evitabile”. Tuttavia, “è possibile minimizzarlo” da parte dei produttori. Se sono virtuosi, e quindi non raffinano l’olio a temperature troppo elevate e usano materie prime di qualità, riducono drasticamente il pericolo dei contaminanti. Se invece non hanno queste attenzioni i contaminanti si sviluppano a prescindere dall’olio o grasso che si usa. Insomma, viene sottolineato, “l‘olio di palma non è cancerogeno di per sè” mentre, per esempio, l’olio di girasole raffinato in cattive condizioni “può essere contaminato in misura maggiore rispetto all’olio di palma”. 

Nutella orgogliosa del suo olio di palma

Lo scorso 13 gennaio, la Ferrero ha rivendicato con orgoglio l’utilizzo nei propri prodotti dell’olio di palma. Lo ha fatto in uno spot realizzato con la partecipazione dei dipendenti che spiegano come vengono selezionate le materie prime, compresi i frutti della palma da olio, ingredienti fondamentali della Nutella. Un presa di posizione diametralmente opposta a quella di altre aziende che hanno iniziato a promuovere i loro prodotti puntando sullo stemmino “senza olio di palma”.  

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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