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Lettera Renzi a italiani estero, fronte del No insorge

di Paolo Molinari

Roma – Forza Italia chiede l’intervento del Quirinale, Sinistra Italiana presenta una interrogazione, il Movimento Cinque Stelle invita a distruggere la lettera del presidente del consiglio, Matteo Renzi, recapitata agli italiani all’estero per informarli sul referendum costituzionale. Una bufera quella scatenata dalle righe vergate dal segretario Pd e capo del governo. “Chiederemo nelle prossime ore un incontro con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella“, fa sapere il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta. Al ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, e al presidente del Consiglio, Brunetta chiede di riferire da dove provengano i soldi utilizzati per la produzione e spedizione delle lettere.

Il Movimento Cinque Stelle, con il deputato Danilo Toninelli, invita gli italiani che hanno ricevuto la lettera di Renzi a distruggerla: “Si tratta di una lettara SpamPd”, scrive Toninelli lanciando una campagna “casa per casa” e annunciando di voler denunciare “nelle sedi opportune” sia Renzi che il Paritto Democratico”. Ma le critiche non arrivano solo dall’opposizione. Roberto Calderoli ironizza sul refuso contenuto in fondo alla lettera, dove compare l’indirizzo web ‘www.bastausi.it’ in luogo del più corretto ‘www.bastaunsi.it’. “Avranno sbagliato a scrivere l’indirizzo corretto del sito web del loro comitato”, conclude ironico il senatore del Carroccio, “ma sicuramente non avranno fatto l’errore di mettere il costo per la stampa e la spedizione di questi 6 milioni di lettere a carico dei cittadini…”.

Sinistra Italiana presenta una interrogazione parlamentare, sottoscritta da tutti i deputati, per sapere “quali iniziative urgenti vogliano intraprendere Renzi, Gentiloni ed Alfano per assicurare che il voto degli italiani all’estero per il prossimo referendum venga esercitato personalmente, in maniera libera e segreta”. Anche la minoranza dem fa sentire la sua voce con il senatore Miguel Gotor che condivide su Twitter il post della bersaniana Chiara Geloni: “Mi chiedo se il Pd possieda e disponga di 4 milioni di indirizzi di italiani all’estero; se tale indirizzario sia pubblico e a disposizione di chiunque intenda ‘sostenere economicamente’ l’invio di materiale elettorale; se la lettera si presenta come comunicazione istituzionale o come propaganda elettorale”, scrive Geloni.

Domande alle quali il Partito democratico cerca di dare risposta, prima con il capogruppo alla Camera, Ettore Rosato, e poi con gli esponenti della segreteria, Ernesto Carbone ed Emanuele Fiano. “Invece di parlare del merito della riforma costituzionale, si tenta di polemizzare su altro”, spiega Rosato che, poi, si rivolge direttamente a Renato Brunetta: “Capisco il difficile mestiere di Brunetta. La riforma della costituzione l’ha condivisa con noi, in gran parte anche votata. Ora sostenere che non serve ridurre i parlamentari, superare il bicameralismo e rendere le nostre istituzioni più efficienti è veramente compito arduo”. Parole respinte da Brunetta: “Rosato si studi gli atti parlamentari. Non ho votato la schiforma”. Emanuele Fiano, responsabile Giustizia del Pd, rinvia alla Gazzetta Ufficiale: “Basta conoscere le regole sul trattamento dei dati presso i partiti politici, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 26 marzo 2014, per rendersi conto che la lettera inviata dal Partito democratico agli italiani residenti all’estero è un’iniziativa del tutto legittima”. L’invito di Fiano è sottoscritto e rilanciato, con tanto di testo citato dalla Gazzetta, da Ernesto Carbone.

D’ALEMA, RIFORMA COSTITUZIONALE E’ SCADENTE E CONFUSA

“Rivendichiamo le nostre ragioni, la riforma costituzionale ha una sua nobiltà qui siamo di fronte a una revisione costituzionale scadente e confusa”: così l’ex premier Massimo D’Alema a Bologna all’incontro del comitato a sostegno delle ragioni del No al referendum Costituzionale, dove ha ribadito che la battaglia per il no “scaturisce dai valori fondamentali in cui crediamo” dicendosi anche convinto che un’ eventuale vittoria del no riaprirebbe un confronto, un dialogio: “si tornerebbe a parlare – ha detto – del futuro del centro sinistra, del futuro del nostro popolo col quale si è creata una vera frattura sentimentale”. D’Alema ha definito “del tutto strumentale la campagna dell’ammucchiata per il no: noi non ci siamo ammucchiati con nessuno – ha ribadito – non siamo tenuti a spiegare perché votiamo no come l’onorevole Brunetta, al contrario chi governa il Paese deve spiegare perché governa col senatore Verdini”. Ai dubbiosi sul voto ha suggerito una “medicina amara: leggere l’articolo 70 tutto d’un fiato” e valutare se puo’ entrare nella costituzione scritta da Calamandrei: “non è ragionevole”, ha chiosato.

“Sono a favore del rinnovamento, del rinnovamento più aperto, che a volte dovrebbe però essere preceduto da delle prove attitudinali , quanto meno da un’esame di cultura generale – ha poi ironizzato l’ex premier – E’ che delle volte si ha l’impressione che siamo nelle mani di un gruppo dirigente che è come Willy il coyote, che semina delle trappole diaboliche dove poi finisce per caderci dentro”. “Quello che è accaduto a Roma è indiscutibile – ha proseguito D’Alema – abbiamo cacciato un nostro sindaco per colpe che non aveva commesso senza neanche un dibattito pubblico, senza una spiegazione, con una arroganza, dopo di che abbiamo candidato un bravo ragazzo, che non era in condizione di essere il candidato”. “Non mi sento un pericoloso dissidente – ha detto ancora l’ex premier, consapevole di essere additato tra i ‘cattivi’- paradossalmente il dissidente è il segretario del partito democratico”. “Stiamo andando in una direzione sbagliata” ha poi indicato D’Alema, sottolineando che non è stata del comitato del No un’eventuale richiesta di dimissioni del presidente del Consiglio qualora queste ragioni prevalessero. “E’ lui che l’ha detto – ha concluso l’ex premier- mi accontenterei di un presidente del consiglio un po’ piu’ capace, un po’ meno arrogante e un po’ piu’ democratico”. 

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