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L'Europa che si divide sui migranti è assai simile a quella del Medioevo

Sembra uno schema che farebbe la felicità di Samuel Huntington, il professore di Harvard che una ventina d’anni fa teorizzò lo scontro tra civiltà distinguendo le culture della Terra in una serie di grandi famiglie, destinate a non capirsi o peggio. L’Europa si divide, si chiude sulla base dell’appartenenza etnica e culturale, e così invece di realizzare il sogno dei padri dell’Unione torna a somigliare, sinistramente, a quello che era nel Medioevo. Vale a dire: separata tra latini, slavi, germani e celti. Non è un precedente rassicurante.

L’Europa Carolingia

L’idea è stata, ed è, considerata asse portante del processo di integrazione del Continente. La tirò fuori il Generale De Gaulle (per controbilanciare l’imminente ingresso della Gran Bretagna in quello che allora era il Mec) a metà degli anni ’60. Il motore europeo, teorizzò, ha una cinghia di trasmissione tesa tra Parigi e Berlino, come tra le due rive del Reno ai tempi di Carlomagno. Ha funzionato, soprattutto negli anni in cui andava gestita l’unificazione tedesca. Ora, soprattutto dopo la Brexit, mostra tutte le sue rughe: né la Francia, né la Germania riescono a far uscire l’Unione dallo stallo.

Simbolo: ad un’estremità i campi di Calais, all’altra le barriere che il governo bavarese vorrebbe mettere lungo i confini orientali di quello che dal 1180 e per sette secoli è stato un regno indipendente retto dai Wittelsbach.

L’Europa Asburgica

Ne fanno entusiasticamente parte Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Ungheria, più la membership ad onorem dell’Austria. Oggi sono riunite nel Gruppo di Visegrad, ma è persino troppo facile citare il precedente dell’Impero Asburgico, che riunì i corrispondenti territori (tra gli altri) di Boemia, Galizia, Slesia, Moravia. Un processo di aggregazione iniziato con l’annessione di Trieste nel XIV secolo, durato secoli e realizzato più con i matrimoni che non con le spade (“Nube, Austria”) che si allargò molto più tardi al Lombardo-Veneto. Che parrebbe non aver mai cessato di guardare da queste parti.

Simboli: i reticolati lungo la frontiera esterna dell’Ue, ma anche le immagini dei profughi siriani sgambettati da volenterose giornaliste impegnate nella causa della xenofobia.

L’Europa di Canuto il Grande

È l’area che comprende quasi tutti i paesi rivieraschi del Mare del Nord, quelli unificati esattamente mille anni fa da un re di Danimarca che finì per governare anche su Norvegia e tanta parte di quella che oggi è la Gran Bretagna. È l’area dove Londra tanti anni fa, quando ancora cercava di reggere da sola l’impatto con la nascente Comunità Europea, dette vita all’Efta, area di libero scambio destinata nelle intenzioni dei promotori a soffocare il Mercato Comune.  

Idea che potrebbe riprendere piede dopo la Brexit e con l’affermazione tra pochi giorni dei sovranisti alle elezioni svedesi. La Svezia non fu soggiogata da Canuto, ma può essere considerata parte del gioco essendo appartenuta nel tardo Medioevo dell’Unione di Kalmar con, per l’appunto, la Danimarca e la Norvegia.

Simbolo: il confine tra le due Irlande, che blocca i negoziati sulla Brexit e divide il mondo norrenico di Canuto da quello celtico di Dublino.

L’Europa di San Colombano

Sta nascendo non tanto sulla questione degli immigrati, ma su quella della Brexit che comunque è la manifestazione più eclatante del sovranismo contemporaneo. Racchiude i paesi ad impronta celtica che reagiscono, esattamente, agli spintoni centrifughi che arrivano da Londra.

La Scozia e l’Irlanda hanno riscoperto la vocazione europeista in modo ancora più deciso, dopo il giugno del 2016. La cosa terribile è che la seconda, nel nome dell’unità europea, potrebbe essere costretta un giorno a distruggere l’unità britannica. Dividere non è mai facile, né auspicabile. Ma in fondo nel Medioevo, ed anche oltre, il Regno di Scozia era libero e indipendente.

Inoltre la riaffermazione della vocazione europeista di questa parte dell’Europa si rivolge ad un sostrato culturale, forse definibile come celtico, ben presente anche nell’Europa Continentale, lungo quella strada maestra che era la Via Francigena e portava da Cashel a Canterbury a Saint-Michel a Lucca a Roma.

Simbolo: il percorso dei monaci di San Colombano, che si chiude a San Pietro. Dove sono sepolti gli ultimi Stuart.

L’Europa bizantina

Già Huntington separava il destino della Grecia da quello dell’Europa di Bruxelles: motivi storici, persino religiosi. Atene, in questi anni, si è più volte sentita sola se non abbandonata. Sta scattando il terzo ed ultimo piano di rientro dopo la terribile crisi economica e finanziaria degli ultimi anni, ma le ferite non potranno essere lenite in poco tempo. La questione migratoria, poi, ha esacerbato gli animi.

La Grecia, durante la gestione della crisi, ha avvertito più di una volta la sensazione della riscoperta di un legame con il mondo slavo e balcanico. Putin ha approfittato dell’occasione per porsi come protettore dell’unico paese a maggioranza ortodossa dell’Unione. O anche come leader della nuova ideologia slavofila che ogni tanto pare emergere nelle menti e nelle università anche dei paesi slavi del sud. In fondo, se Bisanzio era la Seconda Roma, Mosca è la Terza.

Simbolo: Aslan, il bambino fotografato sul bagnasciuga di Lesbo nel 2017. Affogato prima di arrivare in Europa.

L’Europa di Siagrio

Oltre alla Grecia  è l’Europa latina a dover sostenere il peso delle onde migratorie. Spagna e Italia hanno ben ragione di sentirsi in qualche modo lasciate sole di fronte ad un fenomeno che ha dimensioni bibliche. La frattura con il nord sta divenendo pericolosa, al di là della cronaca politica delle singole giornate, e passa anche dall’interno della Francia, dove il Midi e la Provenza sono impelagate fino in fondo nell’emergenza all’altezza di Bardonecchia. Aree dove, nel V secolo, un generale romano chiamato Siagrio non accettò l’esito del 476 e proclamò un suo impero romano indipendente, rispettato dai Burgundi quanto dagli Alamanni (sapeva muovere le sue truppe) e rivolto alla Spagna visigotica e all’Italia dominata dallo sciro Odoacre. Un tentativo di asse del sud andato male, mo non è detto che la storia debba sempre ripetersi con fedeltà assoluta. E poi Siagrio era in rapporti con Ambrosio Aureliano, figura storica legata dal mito a quella di Re Artù. L’Europa celtica non è poi così lontana. 

Simbolo: i reietti di Ventimiglia.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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