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L’evasione fiscale tra i valori non negoziabili del Monsignore

di Alessandro Somma –

In materia di scuole private la Costituzione italiana detta un principio espresso in termini semplici e univoci: possono essere liberamente istituite, tuttavia “senza oneri per lo Stato” (art. 33). Ciò nonostante le scuole paritarie ricevono finanziamenti pubblici di varia natura: dai sussidi diretti ai contributi alle famiglie, passando per gli stanziamenti di volta in volta previsti da specifici progetti. Il tutto mentre la scuola pubblica, sempre più piegata a una logica aziendalista quanto al regime del suo funzionamento, soffre oramai da tempo immemorabile di cronico sotto finanziamento.

Tra le scuole private, poi, primeggiano gli istituti cattolici, che in quanto tali ricevono ulteriori finanziamenti indiretti, come la rinuncia a riscuotere l’imposta sugli immobili: la mitica Ici, poi divenuta Imu. Su questo tema, notoriamente al centro di polemiche aspre, si è fatta sentire persino l’Europa, tuttavia non perché preoccupata per lo scempio di principi costituzionali, attività cui le istituzioni italiane si dedicano con particolare zelo se si tratta di assecondare i desiderata ecclesiastici. Bruxelles, come si sa, si muove per tutelare il mercato, per colpire le distorsioni alla concorrenza, ad esempio quelle determinate dagli aiuti di Stato che avvantaggiano le suole cattoliche nella competizione con le altre scuole private. Di qui l’attuale assetto della disciplina in tema di esenzione dall’Ici-Imu degli immobili destinati all’esercizio di attività didattiche, possibile solo se avviene “con modalità non commerciali”[1].

Giustizia terrena vs giustizia divina

Anche a queste condizioni, però, le scuole cattoliche continuano a ritenere di non dover pagare l’imposta sugli immobili, motivo per cui è dovuta intervenire la Corte di cassazione per mettere la parola fine al contenzioso con i Comuni incaricati della riscossione. In due decisioni dell’anno scorso si è ribadito che l’esenzione spetta alle sole attività didattiche di natura non commerciale, e soprattutto si è spiegato cosa deve intendersi con questa formula.

Non basta, dicono i giudici, quanto dichiarato dai diretti interessati a proposito della loro attività, ma “occorre invece verificare che tale attività, pur rientrante tra quelle esenti, non sia svolta, in concreto, con le modalità di un’attività commerciale”. E queste modalità sono presenti tutte le volte in cui si paga un corrispettivo: “per integrare il fine di lucro è sufficiente l’idoneità, almeno tendenziale, dei ricavi a perseguire il pareggio di bilancio”. E a nulla rileva la circostanza che la scuola sia in perdita, giacché “anche un imprenditore può operare in perdita”, e ciò non toglie che esso si propone a monte il fine della “produzione del reddito”[2].

La pronuncia ha avuto un impatto economico notevole, dal momento che i giudici hanno condannato due scuole cattoliche a pagare altro 420mila Euro di Ici per il periodo dal 2004 al 2009. Soprattutto per questo è stata accolta con prevedibile astio dagli ambienti cattolici, che l’hanno criticata con toni particolarmente accesi. Tra coloro i quali si sono distinti per il livore con cui hanno chiosato le parole della Suprema corte, non poteva certo mancare il ciellino Luigi Negri, l’arcivescovo di Ferrara e Comacchio, nonché abate di Pomposa, noto alle cronache per aver augurato la morte a Papa Francesco[3].

Ebbene, per il vivace prelato la Corte di cassazione, che pure ha obbedito al disegno costituzionale, ha invece voluto lanciare un “mortale attacco alla libertà di educazione”. E i colpevoli di questo stato di cose non sarebbero solo gli eserciti del “laicismo dominante”, bensì anche il “mondo cattolico buonista”, complice perché silente, afflitto dalla “idea che la fede non deve disturbare”[4].

E’ evidente che ci troviamo qui di fronte alle ennesime parole in libertà di un invasato, noto per il compiacimento con cui esprime tutto il suo disprezzo per i fondamenti costituzionali dell’ordine democratico, incompatibile con la sua inguaribile nostalgia di un ordine politico e sociale premoderno. Nessuno si stupisce dunque se le parole appena riferite costituiscono solo l’incipit di una nuova crociata del Monsignore, impegnato a far prevalere la giustizia divina sulle nefandezze della giustizia terrena, colpevole di non riconoscere alla Chiesa cattolica i privilegi che le spettano.

Il Monsignore scrive a Renzi

Ora che la Corte di cassazione ha chiarito le condizioni alle quali si possono esonerare le scuole cattoliche dal pagamento dell’Ici, le amministrazioni comunali possono e anzi devono mobilitarsi per recuperare il maltolto (o maltrattenuto). Lo ha fatto innanzi tutto Ferrara, che sul finire dello scorso anno chiede il versamento dell’Ici per le scuole direttamente gestite da enti religiosi. Sono coinvolte diciotto scuole, a cui si sono chiesti 123mila Euro circa per il 2010, in attesa di procedere poi per gli anni successivi.

Ecco allora che Luigi Negri decide di affrontare di petto la questione: prende carta e penna per scrivere al Presidente del consiglio un lettera aperta nella quale riassumere i termini di tutto il suo disgusto. Per il crociato estense l’equità fiscale deve essere sacrificata sull’altare della riconoscenza per la missione educativa della Chiesa: lo Stato deve “promuovere norme che non lascino margini interpretativi sfavorevoli”[5].

Nella lettera ci viene fatto dono di una imperdibile lezione sulla democrazia, ovvero sul sistema di governo nel quale la sovranità è esercitata dal popolo. Questo porterebbe a tutelare le espressioni della sovranità, quindi le leggi del Parlamento e le pronunce delle corti impegnate ad assicurarne il rispetto. Negri, però, da questo orecchio non ci sente e per questo muove da un’idea di democrazia come “possibilità di una convivenza libera e rispettosa delle varie componenti della nostra società”: a quanto pare anche di quelle componenti che avanzano pretese incompatibili con il principio di legalità.

Quest’ultimo è del resto l’odiato frutto della modernità, incompatibile con una visione comunitarista dello stare insieme come società, nella quale lo Stato è chiamato ad assumere un ruolo subalterno rispetto alle istanze delle “varie componenti culturali e sociali”. Non di tutte però, giacché si evocherebbe così il concetto di democrazia, bensì di quelle che operano da una posizione di forza all’interno della comunità: “prima fra tutte”, precisa Negri senza sorprenderci, “la componente cattolica”. Il tutto condito da espliciti richiami al principio di sussidiarietà, inteso a questo punto in termini decisamente più eversivi di quelli cui rinvia la dottrina sociale cattolica negli anni in cui venne teorizzato: quando si affermava che nel “lasciare la loro giusta libertà di azione alle famiglie e agli individui” si doveva evitare “danno del pubblico bene”, e comunque riconoscere allo Stato poteri di “direzione” e “vigilanza”[6].

Negri il premoderno rifiuta esattamente questa costruzione, quindi l’essenza della democrazia, che prima consente l’espressione partecipata del volere popolare, e poi ne cura l’attuazione. Eccolo allora discettare sulla “imperfezione della democrazia”, di cui si citano molteplici risvolti ma si individua una causa principale: l’assenza di “un clima di autentica libertà di educazione e di scuola”. E proprio qui sta il punto: un democratico sa che la libertà di cui parla Negri è esattamente il motivo ispiratore di un sistema di istruzione pubblica. Così come sa che più si limita quel sistema, e più si comprimono i diritti di coloro per cui la scuola esiste: i bambini e i giovani che la frequentano, a cui si deve offrire un’educazione aperta e plurale, e non i loro genitori e la loro aspirazione a veder crescere i figli a loro immagine e somiglianza.

Alla corte del Monsignore

I cittadini di un qualsiasi Stato che tiene alla disciplina fiscale dei contribuenti sanno bene che, una volta accertata la legalità di un tributo, non ci sono Santi a cui votarsi per chiedere di non pagarlo. Lo sanno bene i titolari di attività commerciali che non di rado si trovano di fronte a una drammatica alternativa: soddisfare l’erario, oppure pagare i salari ai propri dipendenti, o i debiti con i fornitori, o comunque garantire la sopravvivenza della loro impresa. Per la legge italiana anche l’attività scolastica delle scuole cattoliche a cui è stato chiesto di versare l’Ici-Imu ha carattere commerciale, ma il Monsignore intende non pagare perché, se così fosse, quelle scuole sarebbero costrette alla chiusura.

In verità un’alternative esisterebbe, giacché la Chiesa si trova in una situazione spesso sconosciuta a chi viene inseguito dal fisco: dispone di molti, troppi beni non certo funzionali alla sua missione di presidio di una fede religiosa. Gli stessi beni a cui ha fatto riferimento il Papa in occasione dell’Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana, tenutasi per una piacevole coincidenza nello stesso giorno in cui Negri confeziona la sua lettera a Renzi. Ebbene, per il Pontefice la Chiesa deve liberarsi dei beni superflui in quanto non utili “per l’esperienza di fede e di carità”: potrebbe così utilizzare i proventi per proseguire nella sua opera di educazione secondo la religione cattolica, che lo Stato non vieta ma semplicemente impone avvenga nel rispetto delle leggi tributarie. E potrebbe farlo senza troppi sacrifici: si sa che il patrimonio immobiliare della Chiesa è estremamente vasto e in massima parte investito per fare cassa. E si sa che non pochi ben di lusso abbondano in molti sontuosi palazzi, a partire da quello che ospita gli opulenti appartamenti di Negri, dove troppi rappresentanti del clero conducono vite non proprio francescane.

Non è difficile immaginare che il Monsignore non abbia in mente questa soluzione, e che anzi nel suo intimo trovi ulteriore stimolo ad augurare la morte al Papa. Stupisce però che dalla parte di Negri si sia schierato il Sindaco di Ferrara, preoccupato per la sorte delle “nostre scuole private” a rischio chiusura nonostante i contributi comunali: “sono venti anni che diamo contributi a queste scuole riconoscendone il servizio di pubblica utilità”. Di qui l’invito a Renzi a “rivedere la normativa che impone il pagamento della quota per gli arretrati della vecchia Ici risalenti al 2010”[7].

Ma come: il Sindaco non è il punto di riferimento dell’intera comunità comunale e dunque non solo di coloro i quali mandano i loro figli alle scuole cattoliche? Non si cura di quello che pensa e dice chi ricorre alle scuole pubbliche, ospitate in edifici sempre più degradati e pericolanti, anche perché i pochi fondi comunali a disposizione sono destinati alle scuole private? Si riconosce in un sistema che prima mortifica la scuola pubblica e poi si sottopone al ricatto della scuola privata che punta a rendersi insostituibile?

Tarallucci e vino

Ricapitoliamo. Per la legge italiana le scuole cattoliche sono attività commerciali se perseguono un fine di lucro, motivo per cui devono pagare l’Ici: lo dice la legge, lo ribadiscono le corti e a monte lo chiede l’Europa. Dopo anni e anni si riesce finalmente ad affermare questo principio, ma ciò nonostante la Chiesa non intende adeguarsi. Il front man della crociata anti-Ici-Imu, Luigi Negri, ha così dichiarato che “per il momento” non pagherà. Anche perché non intende assecondare “la solita sentenza creativa” dell’odiata giustizia terrena[8]: che piega i valori non negoziabili ai principi costituzionali, ad esempio consentendo l’adozione del figlio del partner anche nelle coppie omosessuali.

Proprio il sistema della giustizia terrena, però, è il complice primo del Monsignore. Il tutore della giustizia divina ha impugnato la richiesta del Comune, che dunque non iscriverà a ruolo l’imposta e non incaricherà Equitalia della sua riscossione. Il tutto sino all’esaurimento di tre gradi di giudizio: quello della Commissione tributaria centrale, poi della Commissione tributaria regionale e infine della Corte di Cassazione.

La Corte ha già espresso il suo orientamento, in modo definitivo e a chiare lettere, ma Negri utilizza la giustizia terrena per difendersi dai processi. Esattamente come Berlusconi, da lui difeso in quanto tutore dei valori ritenuti non negoziabili dalle gerarchie cattoliche, anche e soprattutto quando i vizi privati si mostravano particolarmente stridenti con le virtù pubbliche sbandierate dall’ex Cavaliere[9].

Proprio per questo tutto finirà a tarallucci e vino. Prima che la Corte di cassazione giunga a pronunciarsi, ribadendo ciò che tutti sanno che dirà, Negri in testa, ci vorranno anni. E nel frattempo la giustizia terrena verrà sospesa dai tutori della giustizia divina e dai loro sponsor, anche quando sono impegnati a difendere, tra i valori non negoziabili, l’evasione fiscale.

NOTE

[1] Art. 7 D. Lgs. 30 dicembre 1992 n. 504. (Riordino della finanza locale degli enti territoriali),così come modificato dall’art. 91bis D.L. 24 gennaio 2012 n. 1 (Disposizioni urgenti per la concorrenza).

[2] Cass. Civ., 8 luglio 2015 nn. 14225 e 14226, ribadendo un indirizzo espresso dalla Cassazione in anni precedenti.

[3] A. Somma, Il Monsignore, la Madonna e il postribolo (28 novembre 2015),http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-monsignore-la-madonna-e-il-postribolo/

[4] www.lanuovabq.it/mobile/articoli-negri-la-liberta-di-educazione-il-buonismo-cattolico-ad-averla-tradita-13360.htm#.V0ktxfmLTX4

[5] La lettera, datata 17 maggio 2016, è pubblicata sul sito del Monsignore: www.luiginegri.it/default.asp?id=401&id_n=1770

[6] Enciclica Quadragesimo anno (15 maggio 1931),nn. 25 e 81.

[7]Ici alle paritarie. Tagliani si schiera con Negri (20 maggio 2016),www.estense.com/?p=549463.

[8]Imu. Il vescovo a Radio24: “Non la pago”. Poi la precisazione: “per il momento” (24 maggio 2016),www.estense.com/?p=550452.

[9]Caso Ruby, mons. Luigi Negri: Mai vista una magistratura così prepotente. E i cattolici evitino di contribuire al clima d’odio (24 febbraio 2011),www.tempi.it/caso-ruby-mons-luigi-negri-mai-vista-una-magistratura-cosi-prepotente-e-i-cattolici-evitino-di-c#.Vlfx1nYvcgt.

(1 giugno 2016)

http://temi.repubblica.it/micromega-online/levasione-fiscale-tra-i-valori-non-negoziabili-del-monsignore/

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