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«Gesù è stato il primo anarchico»

Da Tolstoj a Occupy: Alexandre Christoyannoupoulos racconta i legami tra Cristianesimo e anarchia.

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Immagine tratta da Flickr, di Eliah R. Howkins.

Si può essere cristiani e al tempo stesso anarchici? Certo che sì. Non sono molti che lo fanno, a dire il vero. È anche difficile individuarli e ancor di più etichettarli. Ma contano, tra le loro file, nomi illustri come lo scrittore russo Lev Tolstoj o il (meno noto) Jacques Ellul.

Secondo Alexandre Christoyannopoulos, professore di Relazioni Internazionali  all’Università di Loughborough, autore di Christian Anarchism: A Political Commentary on the Gospel ci sono molti modi con cui si può essere e diventare anarchici e cristiani. «Uno di questi è il pacifismo: si rifiuta la violenza e al tempo stesso ci si ribella all’autorità che la commette». Ma è solo una parte dell’intera questione, che è molto, ma molto complicata.

Chi sono gli anarchici-cristiani?
Per tradizione, gran parte degli anarchici sono anti-clericali e atei. Ma non tutti. Alcuni hanno mantenuto legami, o anche qualcosa di più, con la religione. È difficile catalogarli. Prima di tutto perché le etichette sono molto scivolose. E poi perché non esiste un movimento ufficiale, una linea comune. Sono più una galassia di persone e di comunità, e si riconoscono a posteriori. In generale li accomuna il rifiuto di un’autorità superiore sulla base del cristianesimo. Certo, bisogna capire di quale tipo di cristianesimo si sta parlando.

Ad esempio?
Partiamo da Tolstoj: il suo cristianesimo passava per una lettura razionale dei testi sacri, si rapportava alla tradizioni individuando le sue posizioni anche nei testi dei Padri della Chiesa, più o meno costruendo un sistema coerente dal punto di vista teorico. Stiamo parlando di un autore, isolato e unico. Ce ne sono altri, come Jacques Ellul e Dave Andrews, che partono da posizioni protestanti e si rifanno alla tradizione anabattista. Per loro il rifiuto dell’autorità costituita è, in un certo modo, genetico. C’è anche Dorothy Day, che era anarchica e cattolica. Fondò il Movimento degli Operai Cattolici nel 1933 in piena depressione. Nel suo caso è evidente come l’interesse per i poveri, la non-violenza, la battaglia per i diritti delle donne trovassero corrispondenza in posizioni religiose. Non è chiaro, però, come avrebbe agito se il Papa le avesse imposto di fermarsi.

Esistono ancora anarchici-cristiani attivisti?
Certo. Il movimento dei lavoratori cattolico esiste ancora. Promuovono azioni di lotta e proteste contro le iniziative militari. Appartengono alla più larga sfera degli anarchici-cristiani pacifisti che si ribellano ai governi e alle autorità in nome del rifiuto della guerra dettato da convinzioni religiose. Anche a Occupy, per fare un esempio, c’erano gruppi cristiani.

Ma come si regolano nei confronti dell’autorità religiosa?
Per alcuni Dio non è solo colui che ha dettato le regole della religione, ma anche “amore”, “vita”. Lo individuano in aspetti dell’esistenza diversi e più ampi. Che è un modo per evitare la questione. Per quanto riguarda la Chiesa come istituzione le posizioni sono diverse. Tornando a Tolstoj: la Chiesa per lui era l’anti-Cristo: predicava in suo nome ma agiva facendo l’esatto contrario. Disonesta e pericolosa. Se invece guardiamo all’atteggiamento delle comunità, si registra, in genere un certo distacco. La Chiesa è identificata con la comunità in cui si vive e si opera. Quella di Roma, la Chiesa Cattolica, è solo una tra le tante. Nella storia ci sono stati molti esperimenti di comunità più radicali, meno legate al potere e alle istituzioni ufficiali: anche adesso è così.

Come vivono invece temi più complicati come l’aborto, o il matrimonio tra coppie omosessuali?
Non c’è una linea sola. Sono argomenti di dibattito, per ogni comunità ci sono posizioni sono diverse. In certi casi può prevalere la sacralità della vita, per cui sull’aborto si allineano alle posizioni, ad esempio, della Chiesa. Ma potrebbero anche non farlo. La questione è qui: possono rivendicare autonomia nelle loro opinioni senza dover sottostare alle decisioni di un’autorità precisa.

Quali tratti della figura di Gesù sono più “anarchici”?
Serve una premessa: si sta facendo un discorso anacronistico. Prima del 1800 la parola anarchico è comunque una forzatura. Se la si utilizza è perché costituisce una categoria utile per legare insieme fenomeni diversi, accomunati da un grado di libertà e autonomia dal potere e da una identificazione religiosa. Ecco: anche Gesù, quello cosiddetto “storico”, può essere visto così. La sua predicazione era sovversiva e radicale: contro la dominazione romana, ma anche contro le altre autorità. Rovesciare i tavoli del tempio è un atto decisivo. All’epoca il tempio era il fulcro del potere politico, religioso, militare, economico. In più, a differenza degli altri gruppi ribelli anti-romani del periodo è pacifista. La sua nuova società era molto diversa, e per questo l’establishment lo temeva. Era pericoloso. E sì, in un certo senso era anarchico.

http://www.linkiesta.it/dio-anarchico

 

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