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Libri: inchiesta Fastweb, "Un caso di incompetenza giudiziaria"

(AGI) – Roma, 24 apr. – “Occorre una concertazione tra le competenze della magistratura che dia al sistema giudiziario la certezza di avere istruttorie valide”: Luciano Volante, gia’ presidente della Camera ed ex magistrato, ha commentato con queste parole la vicenda di Mario Rossetti, uno degli inquisiti del caso Fastweb, arrestato cautelarmente per un anno e poi assolto in primo grado (pende l’appello della Procura), autore del libro “Io non avevo l’avvocato”, Mondadori. “E’ stato un caso di incompetenza giudiziaria”, dice Rossetti. Gli ha fatto eco, intervenendo a sua volta alla presentazione svoltasi al Senato, Francesco Nitto Palma, ex Guardasigilli e attuale presidente della Commissione Giustizia di Palazzo Madama, per il quale “occorre regolamentare il percorso dalla magistratura alla politica, per prevenire il rischio che il processo o l’istruttoria siano adoperate a fini promozionali rispetto alla carriera politica del magistrato”. Molto severo il senatore Palma anche riguardo all’abuso della custodia cautelare, “spesso utilizzata come mezzo di pressione. Negli anni di Tangentopoli trovammo scritto in atti ufficiali che la liberta’ non poteva essere concessa perche’ non c’era stata collaborazione dichiarativa, cioe’ non erano state fatte chiamate di correo, dimenticando che la costituzione tutela il diritto al silenzio”. Per Violante e’ prosperato in Italia una sorta di “populismo penale, per cui chi e’ sotto la lente d’ingrandimento di una Procura e’ automaticamente considerato colpevole e va punito”. “Cio’ ha fatto si'”, ha rincarato Nitto Palma, “che troppo spesso vengano messe nel gran calderone dell’indagine anche soggetti che non sono per niente complici ma semplicemente vengono definiti ‘coinvolti’ e comunque assimilati ai delinquenti. E spesso i giudici si dimenticano che cosi’ facendo, si distruggono vite”. “Ho scritto questo libro (insieme con il giornalista Sergio Luciano, ndr) per fare una testimonianza civile”, ha detto Rossetti: “In me non c’e’ rabbia, perche io ho avuto giustizia dai magistrati, ma quello che mi e’ capitato prima della sentenza e’ stato un obbrobrio. Basterebbe rispettare le tre condizioni che legittimano la custodia cautelare: pericolo di fuga, di reiterazione del reato o di inquinamento delle prove, nel mio caso non ne sussisteva neanche uno”. Critiche severe anche ai risvolti mediatici delle inchieste, gonfiati dall’abuso della divulgazione di contenuti irrilevanti delle intercettazioni, “utili pero’ a dipingere con tinte negative i protagonisti delle inchieste e screditarli”, come ha sottolineato Violante, autore di una proposta per ridurre drasticamente la quantita’ di contenuti intercettati destinati a divenire pubblici. (AGI) .
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