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Licenziata la guardia del corpo di Macron che picchiò un manifestante 

Durante le proteste contro il governo avvenute lo scorso 1 maggio a Parigi, un uomo con un casco della polizia trascina prima una manifestante per terra, poi si avventa su un altro dimostrante, anch’egli disarmato, lo prende di peso e lo picchia, assestandogli un calcio all’addome. Fin qui sarebbe un episodio di brutalità poliziesca reprensibile ma banale. L’uomo che indossava, illegalmente, quel casco non era però un membro delle forze dell’ordine, bensì una guardia del corpo del presidente Emmanuel Macron: Alexandre Benalla. E non una guardia del corpo qualsiasi, bensì il responsabile della sicurezza del futuro presidente durante la campagna elettorale che lo porterà all’Eliseo, un uomo che godrebbe quindi della piena fiducia di Macron.

I video pubblicati da Le Monde, prima testata a rivelare la vicenda, e dal Guardian lasciano spazio a pochi equivoci. 

“Quello che ho visto non era normale, era straordinario”, racconta un testimone al Guardian, “non era legala e non erano le tecniche utilizzate dalla polizia. È inaccettabile. Sono estremamente arrabbiato e mi aspetto contromisure dal sistema giudiziario, dalla polizia e dall’amministrazione contro questo membro dello staff della presidenza”. La contromisura è arrivata ma solo due giorni dopo la denuncia della testata francese, risalente al 18 luglio. Benalla all’inizio era stato semplicemente sospeso, una misura giudicata decisamente troppo morbida dalle opposizioni. Solo oggi, dopo un interrogatorio in Procura, Benalla è stato messo agli arresti e licenziato.

I finti poliziotti erano due

Non solo. Anche l’altro individuo che strattona lo stesso manifestante non era un vero poliziotto. L’Eliseo lo ha identificato come Vincent Crase, un riservista della gendarmeria che aveva lavorato anch’egli per la sicurezza del presidente. Pure lui indossava un elmetto e, al braccio, una fascetta identificativa della polizia senza aver alcun titolo per farlo. I veri poliziotti sul posto, apparentemente lasciano correre. I partiti di opposizione, sia a destra che a sinistra, affermano che l’incidente era stato volutamente insabbiato, giacché risulta che l’Eliseo ne era già da tempo al corrente. Il capo di gabinetto del presidente, Patrick Strzoda, ha spiegato agli inquirenti che aveva informato la presidenza di “atti violenti di gruppo” commessi quel giorno. Non è l’unica domanda alla quale la presidenza deve rispondere. Una volta venuto fuori il video, l’Eliseo aveva affermato che, dopo il 1 maggio, Benalla era stato confinato a semplici mansioni amministrative. Ma allora perché era presente, come testimonia la tv francese Bfm, alla parata per la vittoria dei mondiali?

Un grave danno d’immagine

Per Macron si tratta dunque di un gravissimo danno d’immagine, forse il più grave dall’inizio del suo mandato. “Se accettiamo che chiunque possa fingere di essere un poliziotto in mezzo alla polizia non siamo più in uno stato di diritto”, ha dichiarato il leader della sinistra radicale, Jean-Luc Melenchon. 

La Procura di Parigi ha aperto un’inchiesta nei confronti di Benalla, che si è costituito oggi quando ormai il suo coinvolgimento era diventato innegabile, per una serie di capi di imputazione che vanno dalla violenza perpetrata da un pubblico ufficiale all’utilizzo illegale di insegne della polizia. Quel giorno Benalla e Crase si erano presi un giorno libero per “osservare le operazioni della polizia” durante i cortei del 1 maggio. Per scoprire come i due avessero ottenuto il permesso di “giocare agli sbirri” con tanto di elmetto ​è stata aperta un’inchiesta interna dalla stessa polizia. Interpellato dai giornalisti sulla vicenda, Macron non ha voluto rispondere.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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