TwitterFacebookGoogle+

L'imam licenziato non lascia la moschea. Cosa sta succedendo a Viale Jenner?

L’imam Elnadi Abdelghani Im Elbetagi è stato licenziato il 21 luglio ma tutte le mattine indossa la tunica bianca simbolo della sua autorità spirituale e va a presiedere le 5 preghiere di giornata in quella che è la moschea ‘abusiva’ più controversa d’Italia, già al centro di numerose indagini di terrorismo e un tempo guidata da Abu Omar, vittima di una ‘extraordinary rendiction’ nel 2003. 

Siamo in viale Jenner, periferia nord di Milano, da qualche giorno scenario di una turbolenta lotta tra fazioni tracimata anche in una rissa, domenica scorsa, con due contusi portati in ospedale e i residenti che hanno chiamato le forze dell’ordine indispettiti dal trambusto in strada. Elbetagi, 47 anni, da due anni leader del centro, è stato silurato “per giusta causa” con una lettera di dieci righe firmata dai vertici dell’Istituto culturale a cui fa capo il luogo di preghiera. “Lei ha continuamente messo in cattiva luce il Presidente dell’Istituto – è l’accusa – aizzando i fedeli contro il direttivo”.

La maggior parte di chi frequenta la moschea in realtà sembra essere al suo fianco, anche ora che, in teoria, qua non ci dovrebbe  più stare, tanto che il direttivo dell’istituto sta pensando di denunciarlo in Questura in quanto imam ‘abusivo’. “Il capo è lui e sta cercando di cambiare le cose dopo 30 anni (la moschea è stata fondata nel 1988, ndr) – in cui tutto è rimasto uguale, nonostante tante promesse”, spiega un giovane uomo di origine marocchina. “Se mandano via lui, io qua non ci vengo più”, giura un suo connazionale, che lavora in Italia da quando è nato il centro di preghiera ed è tra i numerosi firmatari di una petizione pro – Elbetagi.

Ma cosa dovrebbe cambiare? La matrice dei dissidi, stando ad alcune voci raccolte in viale Jenner, sarebbe di natura economica: “Tutta colpa della solidarietà, cioé delle nostre offerte, qui sono spariti un sacco di soldi, almeno 100mila euro”. “Abbiamo raccolto tanto denaro per andare in un edificio migliore di questo, che fine hanno fatto? – si chiede un altro, indicando un punto in cui è evidente lo stato di decadenza del palazzo. Dall’altra parte la posizione ufficiale del direttivo sembra ispirata alla prudenza.

“Stiamo lavorando per riuscire a trovare una soluzione”, dicono i vertici, impegnati a cercare quanto prima anche un ‘nuovo’ imam. Ma fuori dalla moschea si incontrano anche esponenti della minoranza contraria al capo ‘destituito’ che a loro volta accusano Elbetagi di giri di soldi poco chiari, a cui lui ribatte: “Lavoro dieci ore al giorno da due anni e non vengo stipendiato da mesi”, dove per ‘stipendio’, precisa, si intendono le offerte. “Lei andrebbe ancora a lavorare se la licenziassero? – chiede uno dei suoi detrattori, che poi aggiunge: “Chi accusa il direttivo di avere rubato dei soldi deve portare le prove, le parole non bastano”. Intanto, in viale Jenner oltre ai carabinieri che seguono la vicenda dal punto di vista dell’ordine pubblico si è fatta vedere anche la Digos. Da qui è passata la storia del radicalismo islamico italiano e l’attenzione ai possibili sviluppi di quella che appare per ora ‘solo’ una disputa tra gruppi è massima.         

Articolo originale Agi Agenzia Italia

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.