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L’impegno del parlamento europeo contro la persecuzione e la discriminazione dei non credenti nel mondo

Di Giulio Ercolessi – 25.04.2018 –

Si è svolto la scorsa settimana al Parlamento Europeo a Bruxelles un incontro seminariale, che per i contenuti e i toni può essere definito non di routine, fra la presidenza dello stesso Parlamento e le «organizzazioni filosofiche non confessionali», incentrato sulla persecuzione e discriminazione dei non credenti nel mondo. Nel dicembre dello scorso anno un analogo incontro si era tenuto con le «chiese e comunità religiose» ed era stato incentrato sulla persecuzione delle minoranze religiose.

Tanto con le suddette organizzazioni quanto con le chiese tutte le istituzioni europee sono tenute a intrattenere incontri periodici, nel quadro del “dialogo” prescritto dai Trattati, ma è la prima volta che anche il tema della persecuzione dei non credenti nel mondo viene affrontato con tanta serietà e decisione, entrando anche formalmente a far parte dell’agenda permanente del Parlamento in materia di promozione delle libertà nel mondo.

Qualcuno si ricorderà dell’animato dibattito sulle “radici cristiane” dell’Europa al tempo dello sfortunato tentativo di approvare una Costituzione europea. E di com’era andata a finire: il preambolo del progetto di Costituzione, che, soprattutto su spinta della diplomazia francese, inizialmente citava, quasi provocatoriamente, soltanto il retaggio culturale dell’antichità classica e quello del “secolo dei lumi”; l’aggiunta, in sede di convenzione, di quello giudaico-cristiano (sterilizzato, come possibile criterio di interpretazione dell’intera normativa comunitaria, dalla menzione degli altri due sullo stesso piano di parità); la rottamazione dell’intero preambolo dopo il rigetto del progetto di Costituzione nei referendum francese e olandese; la successiva promozione al rango di “principio generale” (complice il men che tiepido laico Sarkozy eletto nel frattempo Presidente in Francia), nell’attuale trattato sul funzionamento dell’Unione emendato con il trattato di Lisbona, dell’articolo 17, secondo cui l’Unione, «riconoscendo l’identità e il contributo specifico» delle «chiese e comunità religiose», «mantiene un dialogo aperto, trasparente e regolare con tali chiese e organizzazioni». A queste, però, sono state equiparate, dallo stesso articolo, su proposta belga, le «organizzazioni filosofiche e non confessionali». In eurocratese politicamente ipercorretto (da parte mia lo apprezzo molto: absit iniuria, nel modo più assoluto), questo dialogo non soltanto interreligioso viene definito “interconvinzionale”

Che cosa sono queste «organizzazioni filosofiche e non confessionali», con cui tutti gli organi dell’Unione sono tenuti a interloquire, su un piano di parità con le chiese? È più che probabile che la diplomazia belga, alla cui iniziativa come detto si deve l’introduzione nel trattato di questa norma, con cui si intendeva difendere il carattere non confessionale e tendenzialmente laico dell’UE, avesse avuto sostanzialmente in mente di utilizzare allo scopo la Massoneria (essenzialmente quelle belga e francese, molto più trasparenti e molto più visibili nel dibattito pubblico di quella italiana o di altri paesi). E in effetti i massoni non deisti, alla francese, vengono regolarmente invitati dagli organi comunitari alle riunioni delle “organizzazioni filosofiche e non confessionali”; agli italiani sembrerà bizzarro, ma vi esprimono per lo più posizioni di sinistra spinta, spesso molto più alla Vendola che alla Bersani.

Dato però che la norma del trattato si rivolge a tutte le «organizzazioni filosofiche e non confessionali», ne hanno tratto ancor più profitto per far valere le proprie posizioni e proposte le organizzazioni laiche e laiciste, o quelle degli atei, agnostici e razionalisti di varia tendenza che tengono ad affermare un’etica “umanistica”, fondata sui diritti umani e svincolata da ogni riferimento alla trascendenza: tutti quelli che hanno come comune denominatore le battaglie politiche per la laicità delle istituzioni pubbliche, e per l’affermazione di tutti i diritti civili legati ai processi di secolarizzazione: le questioni che, in Italia, si potrebbero dire eredi delle battaglie su divorzio e aborto, e che oggi riguardano fine vita, diritti GLBT, libertà della ricerca scientifica e, in generale, una difesa esigente dei diritti umani.

Anche perché si tratta di controbilanciare l’intensa opera di lobbying che molte organizzazioni integraliste svolgono, con alterni successi, per almeno frenare il tendenziale orientamento progressista che, in queste materie (magari a differenza che in altre), le istituzioni europee, e in particolare il Parlamento, manifestano da anni, con maggioranze laiche che vanno dalla destra liberale all’estrema sinistra (e non senza qualche episodico apporto perfino di esponenti nordici del PPE).

Questo lavoro di “controlobby” laica e democratica sulle istituzioni europee (Unione Europea, Consiglio d’Europa, OSCE) è diventato il focus dell’attività della Federazione Umanista Europea (di cui sono membri italiani pieni l’Associazione Luca Coscioni e l’UAAR, e membro associato l’Associazione del Libero Pensiero Giordano Bruno), che si è costituita proprio per coordinare le associazioni laiche e umaniste del continente, e di cui da circa un anno sono diventato presidente, essendo succeduto all’ex senatore socialista belga Pierre Galand.

Finora però, soprattutto la Presidenza del Parlamento – a differenza della Commissione e della maggior parte delle Presidenze di turno dell’Unione – non aveva per lo più investito molto, per usare un eufemismo, nel “dialogo” con i “non confessionali”, a differenza di quel che aveva fatto con le chiese. Soprattutto quando, nelle diverse fasi della storia recente dell’Unione, il Presidente era stato un esponente del Partito Popolare Europeo.

È anche per questo che l’incontro seminariale della scorsa settimana è sembrato segnare una svolta significativa nell’attenzione riservata ai laici e ai non confessionali. Il tema della persecuzione dei non credenti nel mondo quale argomento di questa sessione del “dialogo” era stato proposto proprio da noi nei mesi scorsi, ed era stato accettato dal Parlamento, che aveva già iniziato da qualche tempo a prendere finalmente molto sul serio l’argomento, soprattutto grazie al periodico Freedom of Thought Report, pubblicato dal International Ethical and Humanist Union (IEHU), l’organizzazione mondiale nostra consorella, che si è conquistato negli anni grande autorevolezza e credibilità internazionale.

Quel che è suonato nuovo, nel seminario della scorsa settimana, è stata proprio la serietà con cui il tema è stato affrontato – in assenza del Presidente Tajani – tanto dalla Prima Vicepresidente Mairead McGuinness, irlandese e anch’essa del PPE, quanto dallo slovacco Ján Figeľ, “inviato speciale per la promozione della libertà religiosa e di pensiero all’esterno dell’Unione Europea”, pure lui ex parlamentare del PPE.

Del tutto sorprendente, inoltre, il successo del seminario se paragonato a quello tenuto in dicembre con le chiese. Parecchi gli europarlamentari presenti – nessuno invece, oltre ai relatori, era intervenuto a dicembre – e numeroso il pubblico, che ha riempito una sala di capienza probabilmente doppia di quella di dicembre.

Almeno nelle attività esterne del Parlamento, crediamo di poter davvero contare, d’ora in poi, su un’attenzione al drammatico problema della persecuzione di non credenti, apostati, femministe e omosessuali, non inferiore a quella giustamente riservata al problema della persecuzione, in molti paesi, delle minoranze religiose, cristiane, ebraiche, o meno di queste note e influenti in Europa.

Nel mio intervento mi sono soffermato soprattutto sulla questione dei numerosi atei, non credenti, femministe e gay provenienti da paesi di tradizione musulmana che si camuffano nella grande ondata migratoria per raggiungere l’Europa, e che, una volta da noi, vengono trattati dai populisti e da gran parte dell’opinione pubblica come potenziali terroristi islamisti, quando spesso a spingerli alla fuga è stata proprio la pressione, per molti di loro insostenibile, dell’islamismo fondamentalista. Non solo in molti dei nostri paesi i benefit, spesso alquanto micragnosi, riconosciuti a molti di questi migranti passano esclusivamente o prevalentemente attraverso i canali del “dialogo interreligioso” (parrocchie cristiane e imam spesso fondamentalisti autonominatisi in gruppi islamici spontanei), ma essi vengono spesso automaticamente classificati come musulmani solo sulla base del paese di provenienza: come se tutti i collaboratori di Italialaica dovessero essere automaticamente considerati cattolici “in quanto” italiani.

Tutto questo non è soltanto arbitrario e profondamente ingiusto perché irrispettoso dell’identità, della storia e delle vite di questi nostri nuovi concittadini, ma è anche stupido: si pensi solo a quanto utile sarebbe, per modificare la percezione dell’immigrazione da parte di milioni di europei autoctoni diffidenti e tentati dal voto populista rendere nota e visibile la presenza di così tanti migranti che non solo arrivano fra noi perché fuggono dall’intolleranza religiosa anziché esserne portatori, ma che credono nei valori civili e nei principi costituzionali della democrazia liberale di modello europeo tanto di più dei politici e degli elettori dei partiti populisti e xenofobi. Sarebbe stupido non vedere che, se una larga parte dell’ostilità nei confronti dell’immigrazione è causata da xenofobia e aperto razzismo alimentati da politicanti ciarlatani, vi è anche, in vasti settori dell’opinione pubblica europea, chi diffida dei fenomeni migratori soprattutto perché ritiene di vedervi il rischio di una regressione oscurantista.

A questo link il mio intervento a nome della Federazione Umanista Europea.

Qui la registrazione dell’intero seminario, articolato in due panel successivi.

Molto attive nelle ultime settimane al Parlamento Europeo e a Bruxelles anche le due principali organizzazioni laiche italiane (o soprattutto italiane) che sono membri della Federazione Umanista Europea: il 22 e 23 marzo l’UAAR ha organizzato un interessantissimo convegno di taglio soprattutto giuridico-comparatistico – il primo del genere, sorprendentemente – su “L’Europa di chi non crede: modelli di laicità, status individuali, diritti collettivi”. Lo stesso 22 marzo il Centre d’Action Laïque ha ospitato una serata con Marco Cappato, organizzata dall’ALBI (Action Laïque Belgo-Italienne), incentrata sulle sue attività di disobbedienza civile e sulle campagne laiche in Italia e in Belgio. Dall’11 al 13 aprile si è svolto il Quinto Incontro del Congresso Mondiale per la libertà di ricerca scientifica organizzato dall’Associazione Luca Coscioni, con una partecipazione davvero stratosferica di scienziati di ogni parte del mondo.

http://www.italialaica.it/news/editoriali/58470

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