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L’impronta sul cervello dei maltrattamenti infantili

Secondo uno studio olandese, i maltrattamenti subiti nell’infanzia cambiano permanentemente la risposta del cervello alle minacce, scatenando stati d’ansia e paure esagerate negli individui adulti.

Cosa determina il nostro comportamento quando sentiamo avvicinarsi un potenziale pericolo? La nostra risposta, nella fase di attesa e, eventualmente, nella successiva fase di risposta, è legata all’alterna attività di due regioni distinte del cervello: l’amigdala e il nucleo talamico della stria terminale (o BNST, dall’inglese “Bed Nucleus of the Stria Terminalis). Il BNST si attiva quando qualcosa ci fa presagire un pericolo imminente, ponendoci in uno stato di allerta, mentre l’amigdala è coinvolta nella risposta difensiva al concretizzarsi della minaccia. Per chiarire le dinamiche di questo meccanismo un team olandese ha monitorato il cambiamento dell’attività cerebrale nelle due fasi di attesa e risposta, attraverso immagini di risonanza magnetica funzionale (RMF). Lo studio, pubblicato sul Journal of Neuroscience, ha inoltre evidenziato come, in soggetti che da bambini avevano subito maltrattamenti psicologici, l’equilibrio tra queste due regioni risulta alterato e può determinare, in individui predisposti, un’eccessiva vulnerabilità, fobie, frequenti stati d’ansia.

I ricercatori hanno reclutato 178 individui adulti, di sesso maschile, che sono stati divisi in due gruppi e sottoposti a due tipologie di test. Ai soggetti del primo gruppo è stata mostrata sullo schermo di un computer una successione casuale di quadrati gialli e blu: ai quadrati di un dato colore poteva o meno seguire uno shock elettrico, di intensità tale da essere sgradevole ma non doloroso, mentre ai quadrati dell’altro colore non è mai stato associato uno shock. I soggetti del secondo gruppo sono stati sottoposti ad un test simile, con immagini differenti.

L’attività neurale della BNST e dell’amigdala sono state tracciate attraverso immagini RMF per tutta la durata dei test, monitorando i cosiddetti segnali BOLD, ovvero quelli legati alla più intensa ossigenazione del sangue nelle cellule nervose attive. Le due aree si sono mostrate complementari: gli intensi segnali BOLD della regione BNST nella fase di attesa si attenuavano repentinamente al verificarsi dello shock, sostituiti da quelli dell’amigdala.

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