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L'informazione e la sfida del populismo, via al Festival di giornalismo di Perugia

Torna a Perugia, dall’11 al 15 aprile, il Festival internazionale del giornalismo, alla sua dodicesima edizione. Cinque giorni di incontri gratuiti e aperti a tutti, con dirette streaming e video on demand, tra dialoghi, confronti, workshop, interviste, spettacoli e documentari che vedranno la partecipazione di 600 speaker da 50 Paesi. A sponsorizzare l’evento saranno Google e Facebook, Eni e Amazon, mentre il principale partner istituzionale sarà la Regione Umbria. Duecento i volontari da tutto il mondo, tra i quali per la prima volta ci saranno i ragazzi dei licei di Perugia ‘Pieralli’ e ‘Galilei’ e 280 gli eventi.

I temi

Molteplici, anche quest’anno, i temi che saranno affrontati nei panel:

  • disinformazione
  • cambiamento climatico
  • cyber guerra e propaganda
  • crisi umanitarie
  • fact-checking
  • intelligenza artificiale
  • populismo
  • crisi umanitarie

Gli ospiti

Centinaia gli ospiti che arriveranno a Perugia. Tra le firme del giornalismo italiano ci saranno:

Lucia Annunziata, direttore dell’HuffPost

​Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano

Marco Damilano, direttore dell’Espresso

Gerardo Greco, direttore del Giornale Radio Rai

Mario Calabresi, direttore di Repubblica

Riccardo Luna, direttore dell’Agi

Marco Pratellesi, condirettore dell’Agi

Gianluigi Nuzzi, giornalista e scrittore

Molti anche i grandi nomi internazionali, tra cui:

  • Jay Rosen della New York University, uno dei leader del giornalismo partecipativo, che parlerà di come conquistare la fiducia dei lettori
  • James Risen, premio Pulitzer ed ex giornalista del New York Times, che racconterà la sua esperienza di scoop e scontri di potere dopo l’attentato delle Torri gemelle.

Gli incontri più attesi

In anteprima verranno presentati i documentari ‘Il dolore del mare’ di Vanessa Redgrave, un viaggio tra i rifugiati dalla Grecia all’Italia e il lavoro di Carlo Bonini e Giuliano Foschini, ‘Daphne‘, sull’omicidio a Malta della giornalista investigativa Daphne Galizia. Altro incontro atteso è quello di Corrado Formigli, il cui ospite sarà svelato solo il giorno prima del festival, per ragioni di sicurezza

Due panel per MSF per contrasto fake news 

Presenti al Festival anche quest’anno Medici Senza Frontiere in due panel in programma giovedì 12. Il primo dal titolo “Reputazione, comunicazione e fiducia. La società civile tra informazione e fake news“, in programma alle 11,30 al Teatro della Sapienza, con interventi di Gianni Del Vecchio, condirettore Huffington Post Italia, Paola Barretta, Osservatorio di Pavia, Marco De Ponte, segretario generale ActionAid, e Gabriele Eminente, direttore generale Medici Senza Frontiere.L’obiettivo sarà quello di chiarire se è in atto una crisi di fiducia generalizzata o una manifestazione di una (voluta) limitazione dello spazio d’azione degli attori civici. E sul ruolo dei media nel veicolare una corretta informazione e decostruire le fake news, come sul ruolo delle organizzazioni nel comunicare efficacemente e con trasparenza un sistema valoriale che va difeso.

Il secondo panel è su “Empatia o sensazionalismo? Crisi umanitarie, opportunità e rischi del formato video 360 “, alle 15,15 nella Sala del Dottorato. Interverranno Marc Ellison, fotogiornalista; Joe Inwood, BBC World Service; Viktorija Mickute, Contrast VR; Joffrey Monnier, Medici Senza Frontiere. Si parte dalla constatazione che redazioni e organizzazioni benefiche ricorrono sempre più spesso a video a 360 gradi per coinvolgere e immergere i rispettivi pubblici in storie provenienti dai paesi in via di sviluppo. La tecnologia consente al regista di posizionare lo spettatore nel mezzo della storia, portandolo a fianco di bambini che lavorano nelle miniere di diamanti, o su una barca intenta a salvare migranti nel Mediterraneo, o nella vita di una donna Rohingya in un campo profughi. Ma – sottolinea MSF – dal grande potere di immedesimazione di questo formato derivano grandi responsabilità. Ad esempio, quanto seriamente dovremmo considerare il rischio di un trauma indiretto? Sarebbe meglio utilizzare registi locali per mitigare la portata di uno sguardo etnocentrico? Attraverso quattro esperti, che utilizzeranno casi di studio, saranno analizzati i problemi tecnici ed etici nell’utilizzo di questo formato.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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