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L’intercessione del prete al brigadiere per cancellare un nome dal verbale

cczogno01-kHjB-U43020528376685SND-1224x916@Corriere-Web-Bergamo-593x443Interrogatorio annullato. Ragazzo insultava cliente di spacciatori. «Non si preoccupi, tutto a posto». Il militare: la prossima volta chiami dalla cabina.

Un sacerdote che si interessa delle sorti di un ragazzo convocato dai carabinieri perché il suo numero di cellulare era nelle mani di due spacciatori arrestati, un brigadiere che intercede e tutto finisce come se nulla fosse successo. È uno dei retroscena che emerge dall’inchiesta con 49 indagati, tra cui 21 carabinieri, dove figura un po’ di tutto, dai dati di pazienti finiti al pronto soccorso spifferati a una società di consulenza sugli incidenti, a interferenze illecite nella vita di persone con indagini di detective, fino a qualche verbale di patente ritirata che sarebbe stato annullato.

In questa maxi indagine è indagato anche don Luciano Locatelli, 50 anni, all’epoca motore di diverse iniziative a Stabello, frazione di Zogno. L’episodio in questione non viene contestato come reato, ma per gli inquirenti è significativo dei rapporti tra il sacerdote e Pierluigi Gambirasio, il brigadiere di Zogno che (indagato) si tolse la vita in caserma, il 25 novembre del 2010, con l’arma di ordinanza. Sono le 8 del 17 novembre di quello stesso anno quando si sentono al telefono.

Il religioso gli chiede perché un ragazzo è stato chiamato in caserma e il carabiniere glielo spiega. Lo vogliono interrogare perché il giorno prima hanno arrestato due spacciatori e il numero di telefono del ragazzo è risultato tra i loro contatti. Un’ora dopo il militare chiama il sacerdote. «Hai parlato con …?», gli chiede. «Sì, l’ho sentito poco fa», risponde lui. «Cancello il coso e basta, chiudo, finito», prosegue il militare.

Per gli inquirenti è lecito pensare sia il numero del giovane e che la chiusura sia l’annullamento dell’invito a presentarsi. Poi c’è il passaggio che colpisce più dei precedenti. Il brigadiere sottolinea dove sta il problema: «Digli che non si deve meravigliare di sta situazione. Quando fai ste cose qui vai e chiama dalla… dal telefono pubblico». Il sacerdote: «Appunto! Gliel’ho detto infatti che sei stupido». Raggiunto telefonicamente, don Luciano taglia corto con un «no comment» sull’indagine, perché «ci tengo a spiegare prima al magistrato».

Ma sollecitato sul delicato caso specifico, accetta di dire la sua: «Ho letto questo episodio negli atti, ma non mi ricordo a che cosa si riferisca. Allora stavo lavorando per la Caritas parrocchiale, ero subissato dalle richieste di moltissime persone, quindi davvero non mi ricordo». Ma la telefonata c’è. Possibile che – a fronte del contatto di un ragazzo con due spacciatori – la questione centrale per un sacerdote e un carabiniere sia stare attenti da dove si telefona? «Assolutamente.

Ricordo che all’epoca seguivo dei ragazzi, li accompagnavo al Sert per prendere il metadone. Ma lo assicuro, non riesco davvero a ricordare questa vicenda nè a collocarla. In quel periodo poi ero pieno di gente che veniva a chiedere una mano, perché era il periodo della crisi ed eravamo al centro di primo ascolto. Non ricordo, non ricordo, lo dirò anche al magistrato. Comunque non ho mai detto a nessuno fai o trova il modo di fare qualcosa, anche per le patenti, al massimo avrò detto “se è possibile”». Le patenti. Il capitolo contestato.

Si tratta di un paio di episodi qualificati come soppressione e occultamento di atti veri, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e abuso d’ufficio contestati al sacerdote in concorso con due carabinieri. Uno, nell’ottobre del 2010, con il maresciallo Nicola Spera (e Gambirasio), allora comandante dell’aliquota Radiomobile di Zogno. Un altro con il maresciallo Vito Cavallo, allora comandante del Nucleo operativo e radiomobile di Bergamo. Si tratta dell’omessa denuncia di due automobilisti trovati alla guida in stato di ebbrezza a cui la patente è stata immediatamente restituita.

http://bergamo.corriere.it/bergamo/notizie/cronaca/13_novembre_12/carabinieri-zogno-intercessione-prete-brigadiere-553133e8-4b7d-11e3-9f20-48230e8bb565.shtml

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