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«Io, credente risposato e la mia pena senza comunione»

«Io, credente risposato e la mia pena senza comunione»(©Afp) La Veglia in S. Pietro per l’apertura del Sinodo sulla famiglia.

Giacomo Galeazzi –
Città del Vaticano –

«Ho persino scritto in diocesi e in Vaticano per raccontare il dolore che provoca l’esclusione dai sacramenti. Grazie a Francesco ora sta accadendo qualcosa di straordinario: i segnali di apertura da parte del Sinodo sulla famiglia ridanno speranza a tutti i credenti che sono nella mia condizione». 
Il 51enne palermitano Mariano Zagone, funzionario di Telecom Italia, ha «perso il diritto a fare la comunione» quando 17 anni fa si è risposato. «Da allora soffro per il senso di allontanamento che spesso ho sperimentato nella mia vita di fedele», racconta. «Ho due figli di 20 e 14 anni – spiega- Mi ha addolorato moltissimo non poter essere il padrino di battesimo di mio nipote. E provo ancora disagio a ripensare alla confessione che mi ha negato un sacerdote».

 
Eppure «sperimento personalmente la necessità spirituale di non trovare più porte chiuse, e come me un’infinità di persone che non hanno più accesso ai sacramenti. La discussione voluta da Francesco è meravigliosa: sta riavvicinando alla religione tanti amici che se ne erano allontanati».

 

Al punto che «la settimana prossima, mentre a Roma saranno riuniti i padri sinodali, stiamo organizzando un pellegrinaggio in un eremo vicino Palermo dove un sacerdote si prende cura pastorale dei fedeli nelle nostre condizioni». Essere respinto, sottolinea Zagone, è «una ferita per la sensibilità religiosa di chi crede». Nel capoluogo siciliano, per esempio, «nelle parrocchie di Don Orione e di Santa Lucia, all’Addaura ci coinvolgono nella vita comunitaria, e questo aiuta a farci sentire parte della Chiesa».

 

Qualche spiraglio Zagone lo registra anche in quella che considera la sua seconda casa: Maria Santissima della Consolazione. «Nella mia parrocchia prima c’erano i padri Agostiniani. Erano molto rigidi nei confronti di chi è in posizione canonicamente irregolare rispetto ai precetti della Chiesa, anche se anche loro hanno dato piccoli segnali di apertura. Ora con i sacerdoti diocesani c’è un po’ di rinnovamento». Spesso, «in base alla mia esperienza», gli appartenenti agli ordini religiosi sono «più legati alle forme che ai contenuti della fede».

 
Trovarsi davanti alle porte chiuse è per Zagone una sofferenza ulteriore. «Continuo a svolgere la mia attività nella Confraternita di cui faccio parte e della quale prima di risposarmi ero stato anche il superiore, ma purtroppo adesso non posso più mettere lo scapolare, che porto nell’anima – puntualizza – L’attenzione di Francesco riapre il cuore alla fiducia nella Chiesa per migliaia di persone come me. Una svolta provvidenziale».

Fonte

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