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L'Isis, i lupi solitari e l'allarme di Gabrielli “prima o poi pagheremo un prezzo”

Roma – Attentati kamikaze, autobombe, lupi solitari: l’Isis continua a colpire in Siria. E non solo. Proseguono gli attacchi ‘interni’, nel tentativo di riconquistare territorio da annettere al Califfato di Raqqa. Ma fuori dai confini, l’ordine diffuso attraverso i canali del jihad su Telegram e le chat nascoste nel Dark Net è “colpire gli infedeli”. Con ogni mezzo. 

Se è vero che, come sostengono numerosi esperti, l’Isis colpisce all’estero quando arretra in ‘patria’, l’ultimo attentato costato la vita a oltre 60 persone ad Azaz, al confine con la Turchia, rappresenta un segnale preoccupante. Manca ancora una rivendicazione, ma la matrice dell’attacco sembra chiara, in un momento in cui appare evidente un allentamento della morsa della coalizione anti-Isis che ha permesso ai jihadisti di rialzare la testa.

L’allarme del capo della polizia: “Anche l’Italia pagherà un prezzo”

“Il rischio attentati c’è. E anche l’Italia avrà il suo prezzo da pagare”, ha spiegato, in un’intervista a ‘Il Giornale’, il capo della polizia, Franco Gabrielli, sottolineando che esiste una propaganda tra i terroristi che individua obiettivi in Italia come il Vaticano e il Colosseo. Per il prefetto Gabrielli, “sottovalutare la minaccia è, quindi, un errore gravissimo”.

I numeri degli attentati suicidi, secondo l’agenzia dell’Isis Amaq

L’organo ufficiale dello Stato islamico, l’agenzia di stampa Amaq, ha diffuso sui suoi canali i numeri degli attentati suicidi del 2016: 1.141 “operazioni di martirio” – le chiamano così – che si sarebbero concetrate in Iraq, Siria e Libia (1.112 in Iraq e Siria e 29 in Libia). I numeri sono accompagnati da accurate infografiche, realizzate da Amaq, e rilanciate dagli analisti di FDD. Data la fonte, è naturale che i numeri siano stati ingigantiti per mera propaganda. E’ interessante, tuttavia, comprendere quali siano gli obiettivi del Califfato. La maggior parte degli attacchi, sempre secondo Amaq, è stata sferrata contro le forze governative irachene, i peshmerga curdi e i militari siriani. In un’analisi, il Guardian prevede un 2017 con un intensificarsi di attentati kamikaze. Il numero più realistico, citato dal quotidiano britannico, è di 236 attacchi suicidi dell’Isis tra gennaio e novembre 2016. Un numero destinato ad aumentare nei prossimi mesi. Citando fonti attendibili, il Guardian riporta un bilancio di 11.621 tra morti e feriti, dei quali 9.020 civili.

Per gli attacchi in Iraq e Siria autobombe e kamikaze

L’Isis, per la maggior parte degli attentati in Siria e Iraq, usa autobombe e kamikaze. Macchine imbottite di esplosivo, piazzate vicino all’obiettivo dell’attacco e fatte detonare a distanza, oppure guidate da attentatori suicidi che si fanno esplodere alla guida di auto e pickup. I kamikaze, con cinte e gilet carichi di esplosivo, si fanno saltare in aria in luoghi affollati, spesso in due, a pochi minuti l’uno dall’altro, per provocare più vittime.

I lupi solitari all’estero: Nizza e Berlino

A differenza degli attentati del 13 novembre 2015 a Parigi, gli attacchi di Nizza e di Berlino – il 14 luglio e il 19 dicembre – sono stati compiuti da lupi solitari. Dalle informazioni che abbiamo finora, in entrambi i casi si è trattato di attentatori reclutati sul web e nelle chat, attraverso la propaganda jihadista. Attentatori che non sono kamikaze che aspirano al Paradiso, ma il più delle volte ex criminali, ex spacciatori, spesso drogati. In questo articolo di Foreign Affairs si evidenzia come lo Stato islamico abbia poche remore a colpire nel mucchio, indiscriminatamente. Il paragone è con al Qaeda, l’organizzazione fondata da Osama bin Laden che aveva obiettivi precisi, primo fra tutti gli Stati Uniti. Il Califfato usa il termine “miscredenti” per definire i nemici. Una definizione che include tutti gli occidentali, ma anche e soprattutto i musulmani, sia sciiti sia gli stessi sunniti che si oppongono al progetto del Califfato. Quel che rende davvero pericoloso e imprevedibile l’Isis è il suo essere un “leaderless jihad” (jihad senza leader), termine coniato da Marc Sageman, tra i massimi esperti di jihad e terrorismo internazionale. Uccidere Al Baghdadi non può essere quindi la soluzione. Ecco 10 idee lanciate da un analista della Cnn e una strategia militare delineata dal Time

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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