TwitterFacebookGoogle+

L'Isis tiene in ostaggio da una settimana 14 donne e 16 bambini siriani

Non ha avuto una grande eco sui media occidentali ma il massacro di Sweida è stata la più grave atrocità perpetrata negli ultimi mesi sui civili siriani dall’Isis che, nonostante i proclami di Donald Trump, è ancora viva nella nazione straziata da sette anni di guerra civile. Nelle numerose mappe che su internet danno conto, sulla base di fonti più o meno ufficiali (e più o meno affidabili), dell’evolversi del complicato conflitto non c’è più quella macchia nera che un tempo avvolgeva larga parte del Paese. Il governo di Bashar al-Assad ha ripreso il controllo di larga parte del territorio siriano ma i miliziani di Daesh controllano ancora Badiya, una vasta area desertica a Est, e due ultime ridotte nel Sud, una vicina al confine israeliano e un’altra nei pressi di Sweida, città ora ripresa dai lealisti.

Lo scorso 26 luglio alcuni kamikaze si sono fatti esplodere in modo coordinato in alcuni mercati affollati, a Swaida e in alcuni villaggi limitrofi, abitati dalla comunità cristiana drusa e attaccati nel frattempo dai miliziani da quattro fronti diversi. Villaggi che, mentre le forze governative, colte di sorpresa dal blitz, erano impegnate contro i terroristi, venivano rastrellati a caccia di ostaggi. Sedici bambini e venti donne (quattro delle quali fuggono e due muoiono nel tentativo) vengono rapite dai jihadisti. La loro intenzione è utilizzarle come merce di scambio, come testimonia un video diffuso tre giorni dopo la strage dove una delle donne rapite è costretta a leggere le richieste dei loro carcerieri.

L’Isis chiede la liberazione dei prigionieri e l’interruzione delle operazioni militari sul fiume Yarmouk, confine naturale tra Siria e Israele. Proprio vicino alle alture del Golan, intorno a Daraa, l’esercito di Assad ha conquistato in questi giorni, dopo intensi bombardamenti, gli ultimi brandelli di terra in mano a Daesh, che domanda l’evacuazione dei miliziani intrappolati nella sacca perché vengano trasportati nell’area di Badiya. 

According to an agreement, with ISIL after the SAA captured many of them in the Yarmouk today, a deal was announced, @Muraselon reported, the release of 22 druze women, captured during a daring assault on east #Swaida CS last Wednesday, will be coming reality #Syria #Daraa https://t.co/4TZ5772ipF

— Desert Hawk شب (@Syrian_Uruk) 31 luglio 2018

In precedenza, i terroristi avevano invece inviato ai parenti degli ostaggi le loro foto, chiedendo un riscatto. Alcuni profili Twitter legati a testate sostenitrici del governo affermano che Damasco – proprio in seguito alla riconquista di Daraa e alla cattura di centinaia di prigionieri – ha avviato una trattativa per la loro liberazione. Ma verificarlo è impossibile. Sul destino di queste persone, al momento, non abbiamo alcuna notizia.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.