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L'Italia rischia di finire davanti alla Corte Ue perché non fa abbastanza contro lo smog

La Commissione europea ha lanciato un ultimatum a nove Stati membri, tra cui l’Italia, affinché presentino “al più tardi entro lunedì” nuove misure per affrontare il problema della qualità dell’aria e dell’inquinamento atmosferico, altrimenti saranno deferiti alla Corte di Giustizia dell’Ue. “Ancora oggi, nel 2018, 400 mila persone stanno ancora morendo prematuramente ogni anno a causa dell’incapacità diffusa di affrontare il problema”, ha spiegato il commissario europeo per l’Ambiente, Karmenu Vella, dopo un mini-vertice con i ministri dell’Ambiente dei 9 paesi, incluso il nostro Gian Luca Galletti. “Il senso d’urgenza non è evidente in alcuni Stati membri”, sostiene la Commissione, che ha “chiesto ai ministri di presentare nuove misure al più tardi entro lunedì”, ha spiegato Vella. “L’unica cosa che ci può fermare dall’andare avanti con la Corte di Giustizia è la presentazione di piani che garantiscano il raggiungimento degli obiettivi in modo efficace senza ritardo”, ha aggiunto il commissario. I nove paesi coinvolti sono Italia, Francia, Germania, Spagna, Repubblica Ceca, Romania, Ungheria, Slovacchia e Regno Unito. 

Galletti: “Abbiamo una strategia forte ma non so cosa accadrà”

“L’Italia ha “portato all’attenzione della Commissione tutto il lavoro fatto in questi anni, che ha dato risultati evidenti in termini di miglioramento della qualità dell’aria”, ha detto Galletti ai cronisti al termine del vertice. Secondo il ministro, gli sforamenti dei limiti di legge sull’inquinamento atmosferico “dal 2000 ad a oggi si sono ridotti di più del 70%. “Faccio fatica a dire cosa accadrà; dipenderà da come la Commissione valuterà il materiale che noi e gli altri abbiamo portato all’attenzione del Commissario”, ha aggiunto Galletti, “in questi anni abbiamo fatto un lavoro molto intenso, in collaborazione con gli altri ministeri, le Regioni e i Comuni. Abbiamo portato le linee guida sulla limitazione delle emissioni in campo agricolo, abbiamo portato la Strategia energetica nazionale, costruita interamente sulla base di obiettivi ambientali: efficientamento energetico al 28%, energia rinnovabili al 28% e riduzione di Co2 al 32-33%. Abbiamo portato il decreto sulla certificazione degli impianti biomasse. Insomma abbiamo portato una serie di provvedimenti che insieme compongono una strategia forte. Vale la pena di valutare quello che ogni paese sta facendo, noi abbiamo messo sul tavolo azioni molto forti. Sta adesso alla Commissione valutare le azioni per decidere tutti assieme cosa fare”.

“È il quarto incontro che faccio in pochi mesi con il commissario Vella, è un continuo dialogo che abbiamo con la commissione, un dialogo costante”, ha concluso il ministro, “credo che questo abbia evitato fino ad oggi il deferimento. È un contenzioso che esiste da anni se non siamo stati deferiti è grazie al fatto che abbiamo fatto delle cose e vogliamo continuare a fare. Entro lunedì abbiamo tempo per mandare alla Commissione tutta la documentazione, cosa che noi abbiamo già fatto. Dopo la Commissione si prenderà i suoi tempi per decidere”.

“L’aria pulita diventi priorità in campagna elettorale”

“L’Italia è tra i Paesi membri ad essere sotto procedura di infrazione da parte della Commissione UE perché supera i limiti stabiliti dalla legge sia per l’inquinamento da biossido di azoto (NO2) che da particolato (PM10)”, avevano avvertito dieci giorni fa le associazioni Cittadini per l’Aria e ClientEarth, “in particolare, l’Italia ha già ricevuto il parere ragionato relativo alla prima procedura il 15 febbraio e quello relativo alla seconda il 27 aprile 2017. Il prossimo passaggio per entrambe le procedure sarà il deferimento dei due casi alla Corte di Giustizia Europea. Qualora gli sforamenti dovessero persistere, il nostro Paese rischia la condanna al pagamento di ingenti sanzioni pecuniarie“.

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— Cittadiniperlaria (@Citizensforair) 10 gennaio 2018

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Secondo Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’Aria, “questa convocazione è un motivo in più per far diventare il diritto a respirare aria pulita una priorità della campagna elettorale in corso”. “È urgente farlo – prosegue Gerometta – perché, secondo gli ultimi dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, in Italia muoiono ogni anno prematuramente quasi 80.000 persone a causa dei livelli di particolato, ozono e biossido di azoto ai quali sono esposte. L’inquinamento atmosferico, inoltre, provoca danni gravissimi all’ambiente, al patrimonio architettonico/artistico, all’agricoltura e ha enormi effetti negativi sulla spesa pubblica. Tutto questo va avanti da anni e, qualora l’Italia dovesse pagare sanzioni enormi, la colpa sarà di una classe politica incapace di affrontare il problema con la giusta determinazione. Gli elettori hanno bisogno di proposte concrete e coraggiose, soprattutto in Lazio e Lombardia, dove devono essere rinnovate le giunte regionali e dove il problema dell’inquinamento atmosferico è molto forte”.

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Sette milioni di italiani respirano gas nocivi un giorno su due

 L’avvertimento di Bruxelles è stato preceduto dalla pubblicazione del rapporto di Legambiente “Mal’aria”, secondo il quale sette milioni di persone in Italia respirano gas e polveri nocivi un giorno su due. Nel 2017, avverte Legambiente, in ben 39 capoluoghi di provincia italiani è stato superato, almeno in una stazione ufficiale di monitoraggio di tipo urbano, il limite annuale di 35 giorni per le polveri sottili con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/metro cubo. Le prime posizioni della classifica sono tutte appannaggio delle città del nord (Frosinone è la prima del Centro/Sud, al nono posto), a causa delle condizioni climatiche che hanno riacutizzato l’emergenza nelle città dell’area del bacino padano.

Dei 39 capoluoghi, ben cinque hanno addirittura oltrepassato la soglia di 100 giorni di smog oltre i limiti: Torino (stazione Grassi) guida la classifica con il record negativo di 112 giorni di livelli di inquinamento atmosferico illegali; Cremona (Fatebenefratelli) con 105; Alessandria (D’Annunzio) con 103; Padova (Mandria) con 102 e Pavia (Minerva) con 101 giorni. Ci sono andate molto vicina anche Asti (Baussano) con 98 giorni e Milano (Senato) con le sue 97 giornate oltre il limite. Seguono Venezia (Tagliamento) 94; Frosinone (Scalo) 93; Lodi (Vignati) e Vicenza (Italia) con 90. 

E nelle altre regioni? In Campania le situazioni più critiche sono state registrate nelle stazioni delle città di Caserta (De Amicis), Avellino (Alighieri) e Napoli (Ferrovia) che hanno superato il limite giornaliero di 50 microgrammi/metrocubo rispettivamente per 53, 49 e 43 volte. In Umbria situazione critica a Terni con 48 giorni di aria irrespirabile. In Friuli-Venezia Giulia la classifica di Mal’aria vede ai primi posti Pordenone (Centro) con 39 superamenti e Trieste (Mezzo mobile) con 37. Nelle Marche, invece, è Pesaro con 38 giorni oltre i limiti a posizionarsi tra le città peggiori.

Secondo Legambiente, “gli accordi sottoscritti fino ad ora tra Ministero, Regioni, Comuni per affrontare la cattiva qualità dell’aria sono serviti a poco o nulla; sia a causa del tipo di provvedimento previsto, oppure nella loro reale applicazione o ancora per l’assenza di controlli. La criticità generali riscontrate sono state sostanzialmente due: da un lato il disomogeneo recepimento dell’accordo da parte dei singoli Comuni, senza un’armonizzazione degli interventi; dall’altro l’aver frammentato le responsabilità, “esonerando” di fatto le quattro Regioni dallo svolgere in maniera stringente il proprio ruolo e dovere di coordinamento”. Per l’associazione occorre, inoltre, sostenere ed accelerare il processo di potenziamento del trasporto pubblico locale e limitare l’accesso nelle aree urbane in maniera stringente e costante ai veicoli più inquinanti, investendo nel frattempo nella mobilità elettrica. Non va infine tralasciata la riqualificazione degli edifici pubblici e privati, che dovrebbero riscaldare senza inquinare.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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