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Lo sbarco nella notte a Pozzallo, per riabbracciare finalmente la mamma 

Stanchi ma felici. Inizia all’una meno dieci di notte il trasferimento in banchina dei 106 migranti a bordo della portacontainer danese Alexander Maersk. Escono uno alla volta dal ventre della enorme nave, come partoriti. Sono stremati dall’attesa e dell’incertezza. Una sorta di fessura si apre dal centro della nave, sopra una murata altissima. Una scaletta con cinque pioli li accompagna verso l’ultima discesa a terra. Il corridoio che circonda la nave e poi una ripida scala che costeggia la fiancata.

Completate le manovre di attracco. Arrivano due autocisterne per rifornire la nave. Dopo la discesa i migranti vengono trasferiti in pullman all’hot spot di Pozzallo. Prima sono scese le due donne e il papà con il bimbo di 5 anni. Tra poco riabbraccerà la sua mamma. In banchina solo il ronzio dei potenti motori della nave. Nessun ricovero.

“Avevo promesso a quel bambino che lo avrei riportato dalla mamma”. Così il dottor Vincenzo Morello, medico delegato nel porto di Pozzallo, scendendo dalla nave Alexander Maersk con il bambino in braccio. “Il piccolo è molto legato alla sorellina più piccola che avevamo fatto scendere venerdì – ha spiegato Morello – ma non voleva lasciare papà da solo. Tutti i migranti stanno bene, sono provati ed emozionati. Lo sblocco della situazione è stato improvviso”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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