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Lo scandalo dei conventi-hotel: a Roma sei su dieci non pagano l’Imu

Fino a 750 euro per dormire in una struttura «religiosa». E i gestori evadono il fisco.

La reception della casa per ferie del Monastero della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme.

15/09/2015

maria corbi –

«Vorrei prenotare una camera doppia dal 15 al 20 settembre. C’è disponibilità?». Certo. La tariffa? 650 euro che diventano 750 se si sceglie la camera superior. Ma non è possibile avere al telefono il rettore del pontificio collegio irlandese O’Carrol che gestisce questo hotel di lusso con piscina a sfioro nel centro di Roma, a via dei Santi Quattro.

Qui ci si può anche sposare, sempre a pagamento (nessuna libera offerta). Per 650 euro si può pronunciare il «sì» in una location da fiaba. «Scrivete una mail». Nessun commento alle parole del Papa che sono state chiare: i conventi servono per motivi religiosi, se invece si trasformano in alberghi «è giusto che paghino le tasse come tutti gli altri».

Nessuna possibilità di avere spiegazioni anche alla Domus Sessoriana, camere di lusso ricavate nelle celle del Monastero annesso alla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme. L’accoglienza qui «ha una tradizione millenaria», sottolineano sul sito web, «per questo oltre al soggiorno ti proponiamo una serie di servizi dedicati a te. Ristorante, bar, parcheggio convenzionato, trasporti in città e in aeroporto, visite guidate e servizi business. Fatti coccolare e rendi più piacevole la tua Vacanza a Roma».

Stesso copione alla Casa per ferie dei Cappuccini a via Veneto. E questa presa di posizione di papa Francesco alla vigilia del Giubileo che porterà a Roma frotte di pellegrini e nei giorni dell’emergenza migranti è sicuramente scomoda. Una battaglia che adesso ha il sigillo del Papa ma che i radicali portano avanti da tempo chiedendo spiegazioni sui versamenti delle tasse al Comune da parte delle cosiddette «case per ferie», ossia i conventi e le strutture religiose prestate al turismo.

A denunciare quel che accade a Roma, all’ombra del Cupolone, è stato Riccardo Magi, presidente di Radicali italiani e consigliere comunale a Roma. Nel suo dossier cifre che fanno riflettere anche perché a fronte di chi accumula profitti senza pagare tasse, ci sono i romani che sono tartassati da aliquote altissime. Su 297 strutture ricettive «religiose», censite sul sito del dipartimento turismo del Campidoglio, il 62 per cento non è in regola con l’Imu, il 42 per cento non ha pagato la Tasi e altrettanti sono evasori per la tassa sui rifiuti.

«Tutte le strutture dichiarano di fare attività non commerciali», spiega Riccardo Magi. Ma basta telefonare alle strutture per capire che così non è. E chi invece le paga le tasse parla apertamente, come suor Anna Maria, delle sorelle missionarie del Pime. Nella loro villetta in via Salvini ai Parioli hanno ospitato fino al 31 agosto turisti e pellegrini. «Noi le tasse le abbiano sempre pagate, anche perché il nostro commercialista ci ha sempre detto che dovevamo farlo. Mica facevamo beneficienza». Appunto.

http://www.lastampa.it/2015/09/15/italia/cronache/lo-scandalo-dei-conventihotel-il-elude-limu-vV0sEx4Al0sLXB93cLuojI/pagina.html

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