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Lo specchio del diavolo

Strawberry HillIn un’ ’area residenziale a ovest di Londra, schiacciata tra case a schiera vittoriane e la sponda del Tamigi, si erge una strana costruzione gotica, metà castello e metà monastero.

Un edificio apparentemente modesto, fuori mano, che oggi pochissimi visitano, fu in realtà per più di un secolo una delle costruzioni più influenti d’Inghilterra, quotidianamente presa d’ ’assalto da torme di visitatori affascinati dalla sua architettura e dalle collezioni ammassate al suo interno.

La piccola casa dal nome soave, ‘Strawberry Hill’, fu costruita come villa suburbana da uno dei personaggi più eccentrici dell’’ Inghilterra del Settecento: Horace Walpole. Dandy prima dell’ ’invenzione del Dandysmo, affettato, pallidissimo e magro fino all’’ inverosimile, Walpole è la perfetta incarnazione dell’ ’esteta snob anlgosassone.
 
Se Oscar Wilde fu il brillante commentatore dell’’ età tardo vittoriana, Walpole fu il feroce e sprezzante esegeta delle ‘maniere e costumi’ dell’ ’Inghilterra Georgiana. Aristocratici, artisti, politici e personalità influenti, vennero tutti impassibilmente sezionati, ridicolizzati, o più raramente esaltati, nelle migliaia di lettere, commentari e opere storiche prodotte da Walpole nel corso della sua lunga vita.
 
La fama di Walpole è oggi indissolubilmente legata al Castello di Otranto, racconto di fantasmi, apparizioni e cavalieri ambientata nell’’ Italia del Medioevo, iniziatore del romanzo gotico come genere letterario.

Strawberry Hill fa parte della stessa estetica morbosa e fu la diretta ispirazione per il romanzo di Walpole. Costruita tra il 1749 e il 1776, fu concepita fin dall’ ’inizio come scherzo, eccentrica ricostruzione del passato inglese in miniatura, senza nessuna pretesa di serietà o pedanteria accademica. Lo stesso stile gotico usato per l’ ’architettura è un ’insieme di citazioni diversissime e volutamente incoerenti, senza le assurde pretese nazionalistiche e la pedanteria filologica del Gothic Revival ottocentesco.

Il piccolo castello di Walpole è a pieno titolo l’ ’iniziatore della casa-museo in senso moderno e servì da modello per successive simili creazioni, tra cui il Sir John Soane’s Museum. Fin dall’ ’inizio fu concepita con l’ ’intenzione di essere mostrata al pubblico e Walpole creò un catalogo delle proprie collezioni a uso dei visitatori, stampato a proprie spese dalla Strawberry Hill Printing Press, inaugurata nel 1757.

Gli interni furono costruiti a più riprese e riempiti da un numero eccezionale di collezioni. A prescindere da una vasta raccolta di libri, stampe e disegni, alla morte di Walpole nel 1797 Strawberry Hill conteneva più di 4000 oggetti. Ritratti, dipinti, miniature esibite in un gabinetto fatto costruire appositamente, gemme, armature, curiosità storiche, vennero disposte tematicamente in ogni stanza a evocare la storia anglosassone ed europea e lo sviluppo della storia dell’arte in generale.
 
Uno degli oggetti più inusuali era lo specchio di ossidiana nera, lo “specchio del diavolo”, usato dal necromante e alchimista elisabettiano John Dee per evocare gli spiriti. Questo oggetto carico di valenze ‘gotiche’ era giunto a Strawberry Hill come dono di un amico aristocratico. Walpole ignorava che la sua aura demoniaca era rinvigorita dal fatto che originariamente era stato scolpito e usato dagli Aztechi per i loro sacrifici umani. Dopo vari proprietari e peregrinazioni lo specchio ora riposa nel British Museum a Londra.
 
Tutti le collezioni di Walpole vennero vedute e disperse nel 1842 in quella che fu una delle aste più celebri dell’’ Ottocento e da allora Strawberry Hill rimane uno scheletro senza anima, un’ ’architettura vuota e snaturata del suo significato originario.

Per la prima volta dopo più di 150 anni una mostra al Victoria and Albert Museum di Londra ha riassemblato gran parte delle collezioni di Walpole, e dopo anni di restauri in settembre Strawberry Hill riaprirà le porte ai visitatori. Questa è probabilmente l’ ’unica occasione per vedere la disposizione originaria degli oggetti di Walpole, prima che ritornino nelle mani di collezionisti privati o istituzioni pubbliche sparse in tutto il mondo.

http://www.neromagazine.it/magazine/index.php?c=articolo&idart=968&idnum=33&num=23

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