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Lo stragista di Utoya Breivik cambia nome

Lo stragista di Utoya, Anders Breivik, che nel 2011 uccise 77 persone, ha cambiato nome: ora è Fjotolf Hansen. E per farlo ha scelto un cognome tra i più comuni della Norvegia (52mila persone su 5 milioni totali si chiamano così) e un nome rarissimo portato da meno di quattro persone in assoluto. Mistero sul motivo della decisione: l’avvocato del serial killer noto per le sue posizioni naziste, Oyestein Storrvik, ha dichiarato alla Reuters: “Mi ha fornito alcune spiegazioni, ma non voglio rivelarle”. La legge norvegese prevede la possibilità di cambiare nome a patto che questo non sia offensivo o dannoso per qualcuno. Di certo c’è solo che lo stragista 38enne utilizzò lo stesso nome per l’azienda Geofarm, attraverso la quale acquistò tonnellate di fertilizzante per far esplodere la bomba di Oslo che uccise 8 delle 77 vittime complessive tra la capitale norvegese e l’isola di Utoya, dove si erano riuniti circa 500 giovani socialisti e laburisti europei. 

La condanna a 21 anni di carcere (prorogabile)

La decisione di Breivik, ora Hansen, è arrivata dopo che la Corte Suprema ha respinto il suo ricorso per le “disumane condizioni” alle quali è sottoposto in carcere.  Il serial killer è dal luglio del 2011 detenuto nel carcere di massima sicurezza di Skien con la condanna a 21 anni da trascorrere dietro le sbarre per omicidio premeditato e terrorismo. Si tratta della pena massima in quanto la Norvegia ha da tempo abolito l’ergastolo. Tuttavia, se allo scontare della pena dovesse essere ritenuto ancora pericoloso, il terrorista potrebbe passare dietro le sbarre ancora altri anni, con condanne di cinque in cinque estendibili all’infinito. Anti-musulmano, di estrema destra e simpatizzante nazista, Breivik/Hansen non ha mai mostrato pentimento per le atrocità commesse. 

La causa allo Stato per “carcere disumano”

Nel marzo 2016 Breivik intentò causa (vincendola) contro il sistema carcerario norvegese per “il carcere duro”, la condizione di isolamento e le frequenti perquisizioni cui era stato sottoposto nei primi cinque anni di detenzione. Le foto del suo ingresso in aula con il saluto nazista fecero il giro del mondo. Poi lo Stato fece appello e lo vinse. L’otto giugno scorso la Corte Suprema ha assolto definitivamente la Norvegia dall’accusa di “detenzione disumana”. Nel 2014 il terrorista scrisse una lettera all’AFP in cui si lamentava di essere “all’Inferno”. Tra le altre voci, saltava all’occhio la richiesta di avere una Playstation più aggiornata e di poter scegliere i giochi, di ricevere un aumento della paghetta settimanale, di poter disporre di una palestra più grande e di un divano più comodo. Leggi anche l’articolo sull’Indipendent

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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