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Lo strano caso dei rifugiati cristiani dalla Siria: 89 su 15mila

“They’ve been horribly treated. Do you know if you were a Christian in Syria it was impossible, at least very tough to get into the United States? If you were a Muslim you could come in, but if you were a Christian, it was almost impossible and the reason that was so unfair, everybody was persecuted in all fairness, but they were chopping off the heads of everybody but more so the Christians. And I thought it was very, very unfair.”

President Trump, interview on Christian Broadcasting Network, Jan. 27, 2017

Poco prima di firmare l’ordine esecutivo sull’immigrazione, il presidente Trump ha dato una intervista per dire che tra i rifugiati avrebbe voluto dare precedenza ai cristiani (nel testo finale non si parla di cristiani, ma di minoranza religiose). Ma è vero, come ha affermato, che la situazione per i rifugiati cristiani, fosse molto peggiore rispetto agli Stati Uniti? Il Washington Post ha passato le affermazioni del presidente al fact-checking, l’esame dei fatti. Questo il risultato.

Secondo i dati disponibili sul sito web del Dipartimento di Stato, nel 2016 i rifugiati siriani ammessi negli Stati Uniti sono stati 15 mila 152 così suddivisi: 15134 sunniti, 29 sciiti, 89 cristiani. I cristiani quindi sono stati appena l’1 per cento pur essendo il 5 per cento della popolazione siriana. In Iraq però, nota il Washington Post, le cifre sono molto diverse: su novemila 950 richieste di asilo, i sunniti sono 5 mila 106; gli sciiti tremila 342; e i cristiani mille e 502. In questo caso i cristiani rapprentano il 15 per cento pur essendo solo l’1 per cento della popolazione irachena. Perché questa differenza? Secondo Nina Shea, che dirige il centro per la libertà religiosa dell’Hudson Institute, i cristiani in Siria non vanno volentieri nei campi profughi perché lì dominano i musulmani. INfatti secondo i dati delle Nazioni Unite (l’UNHCR), solo il 10 per cento dei rifugiati – circa 490 mila su quasi 5 milioni – passano dai campi profughi. E comunque resta il fatto che anche per i dati dell’UNHCR, i rifugiati cristiani sono relativamente troppo pochi: circa l’1,5 per cento su un milione di persone dalla Siria; addirittura lo 0,2 per cento di 655 mila persone in Giordania; lo 0,3 per cento di 228 mila in Iraq. Fuori da questo conto tuttavia ci sono 2,7 milioni di profughi siriani in Turchia di cui non è stata annotata la fede religiosa. Come spiegare questa disparità di numeri fra Iraq e Siria? Secondo un portavoce delle Nazioni Unite una spiegazione possibile è che molti rifugiati siriani avrebbero i mezzi anche finanziari per muoversi senza il sostegno dell’UNHCR e magari raggiungere il Libano dove c’è una forte comunità cristiana.

A questo proposito nel 2015 l’Alto Commissario per le Nazioni Unite Antonio Guterres, rispondendo ad una domanda specifica ha fatto l’ipotesi che i cristiani in Iraq venissero trattati molto peggio; e ha aggiunto che molti cristiani dalla Siria avessero preferito trasferirsi in Libano per gli antichi legami fra i due paesi, una scelta importante per evitare che la comunità cristiana venisse sradicata dal luogo dove era nata, il Medio Oriente.

 

E quindi, le affermazioni di Donald Trump sono corrette? Secondo il Washington Post è esagerato sostenere che i profughi cristiani sono stati trattati male dagli Stati Uniti e che per loro fosse quasi impossibile essere ammessi negli USA; ma è corretto dire che fra tutti i rifugiati di quell’area solo una piccola percentuale è di fede cristiana sebbene la stessa agenzia, l’UNHCR, gestisca tutte le richieste. Le vere ragioni, però, come abbiamo visto, non le conosce esattamente nessuno. Il presidente, secondo il quotidiano americano, farebbe bene a sottolineare questa situazione senza fare illazioni che possono creare dei danni. Risultato: due Pinocchi al Pinocchio Test.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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