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L’ombra di Emanuela Orlandi sui cambi di Papa Francesco ai vertici del Vaticano

Catturadi Moreno D’Angelo

Svolta ai vertici del Vaticano. Papa Francesco ha sostituito il vice carmerlengo Pierluigi Celata. Un personaggio controverso per il suo coinvolgimento nel caso Orlandi, nella vicende legate allo Ior, l’Istituto per le Opere Religiose, di Marcinkus e nei misteri della diplomazia vaticana al tempo della Guerra Fredda.
La notizia è passata i secondo piano, ma si tratta di un passo di rilievo nella linea di pulizia intrapresa da Papa Bergoglio.  Un quadro su cui pesa il mistero del rapimento di due ragazze quindicenni (Emanuela Orlandi e Mirella Gregori) avvenuto nel 1983, sullo sfondo di uno scenario internazionale tra i più torbidi segnato da un vero e proprio scontro, senza esclusione di colpi, tra fazioni opposte in Vaticano, divise sulla politica di Wojtyla contro il blocco sovietico.
L’autorevole porporato Pierluigi Celata, nominato vice camerlengo nel 2012 da papa Ratzinger, è stato sempre molto vicino al cardinale Casaroli, allora Segretario di Stato, fautore a cavallo tra gli anni 70-80 della Ostpolitik, la cosiddetta politica di normalizzazione con la Repubblica Democratica Tedesca.

Secondo quanto mise nero su bianco il faccendiere Francesco Pazienza, nella sua autobiografia (“Il disubbidiente”, 1999), mai smentita, Celata avrebbe costituito un punto di riferimento anche per il Sismi, in particolare nel contrastare la figura di Marcinkus alla guida dello Ior, attraverso scandali da creare ad hoc.  Nel libro “I senza Dio” (2013) di Stefano Livadiotti, Pazienza sostiene di essere stato indirizzato da monsignor Celata, all’ epoca braccio destro di Casaroli, su indicazione di Giuseppe Santovito, il generale piduista che guidava il Sismi. L’attenzionamento a Marcinkus, in un contesto degno delle migliori spy stories, qualche anno dopo portò alla perdita progressiva di potere del capo dello Ior, fino al suo defenestramento.

Celata, nato nel 1937 nei pressi di Grosseto, ha un ruolo chiave nelle trame più riservate della diplomazia vaticana.  Non a caso è stato nominato nunzio apostolico in svariate realtà come Malta, Turchia, Belgio, San Marino, Slovenia. È stato inoltre, dal 2002, alla guida di un importante organismo vaticano, la Pontifica commissione per il dialogo Interreligioso. Il nome di Celata è stato più volte riferito dal supertestimone Marco Fassoni Accetti, che si è autoaccusato del doppio ruolo di telefonista e di agente operativo nei rapimenti Orlandi-Gregori, per conto di una fazione “progressista” all’ombra del Cupolone oggi ribattezzata il “Ganglio”. Tale gruppo – e ciò era già stato storicamente acclarato –  faceva riferimento al cardinale Casaroli e a esponenti religiosi lituani e francesi che si opponevano alla politica anticomunista di papa Giovanni Paolo II. Accetti, oltre ad avere avuto un ruolo nel rapimento come telefonista, avrebbe svolto operazioni di “attenzionamento” fotografico e dossieraggio contro gli ecclesiastici favorevoli alla linea anticomunista di Papa Wojtyla .

Il memoriale del fotografo e regista uscito allo scoperto con trent’anni di ritardo ha avuto un ruolo chiave nell’imprimere una svolta all’inchiesta aperta presso la Procura di Roma che a gennaio dovrebbe portare, chiusa la fase istruttoria, al rinvio a giudizio del supertestimone indagato per duplice sequestro di persona, con una conseguente “ribalta” processuale pubblica, destinata a riaccendere i riflettori sulla Vatican connection. Secondo la confessione di Marco Fassoni Accetti  (integralmente riportata e ricontestualizzata nel libro “Il Ganglio”, di Fabrizio Peronaci) il nome del primo telefonista che chiamò casa Orlandi , un certo “Pierluigi”, fu scelto dai sequestratori per richiamare  il ruolo avuto in quel periodo da monsignor Celata, stretto collaboratore del cardinale Casaroli. E a legare l’enigmatico Accetti al vice camerlengo uscente vi sarebbe anche un altro dettaglio che emerge dal memoriale del fotografo-regista. Il supertestimone racconta che negli anni Sessanta frequentò le scuole medie presso il collegio San Giuseppe De Merode in piazza di Spagna, il cui direttore spirituale era proprio don Pierluigi Celata. Sacerdote che fu anche confessore dell’adolescente Fassoni Accetti, e suo presunto “reclutatore” nella fazione di ecclesiastici favorevoli al dialogo con il mondo comunista.

La decisione di papa Francesco rappresenta dunque un passo importante, legato al bisogno di sollevare pressioni e sospetti sulla Santa Sede. Una richiesta di giustizia che la mobilitazione in piazza e le pressioni sui social network e media da parte dei comitati per la verità sul caso Orlandi, dopo 31 anni, hanno fatto sì che questa richiesta non finisse nel dimenticatoio. Nella pagina Facebook aperta dal fratello Pietro (petizione.emanuela@libero.it), in queste ore, in tanti inneggiano al «coraggio» e alla «forza rivoluzionaria» di Bergoglio per dare maggiore trasparenza alla Chiesa. In ogni caso si tratta di un passo rilevante, ma non ancora sufficiente per chi vuole sapere che fine ha fatto Emanuela.

http://www.nuovasocieta.it/attualita/lombra-di-emanuela-orlandi-sui-cambi-di-papa-francesco-ai-vertici-del-vaticano/

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