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Londra ha identificato la coppia che ha avvelenato gli Skripal

Due volti appena riconosciuti, due nomi ancora da trovare, un mistero. La polizia britannica ha identificato i presunti responsabili dell’attacco con il gas nervino Novichok ai danni dell’ex spia russa, Sergei Skripal, e sua figlia Yulia, nel marzo scorso a Salisbury. Secondo una fonte vicina all’indagine, citata dalla Cnn, i due sospetti sono una coppia ripresa nell’atto di lasciare la Gran Bretagna con un volo commerciale subito dopo l’avvelenamento.    

I due sospetti, riferisce ancora la Cnn, sono stati identificati dalla polizia che ha analizzato le immagini catturate dalle telecamere di sorveglianza negli aeroporti del Regno Unito, incrociando i dati con la tecnologia per il riconoscimento facciale. Così sono stati individuati due “nuove identità”, una coppia cioè non nota alle autorità britanniche per l’attività di spionaggio. Per ora il governo britannico tace se non tramite il ministro per la Sicurezza, Ben Wallace, che cautamente ha liquidato le indiscrezioni di stampa come “illazioni”. Almeno al momento Londra non sembra pronta a tornare alla guerra delle spie della scorsa primavera. 

La spia che voleva una vita tranquilla

La spy story dell’avvelenamento del russo Sergei Skripal, per dieci anni doppiogiochista in favore degli 007 di Sua Maestà, e di sua figlia Yulia, continua così con un nuovo capitolo.

Skripal, dichiarato guarito dopo molte settimane passate in ospedale, ha alle spalle una lunga carriera nei servizi segreti dell’esercito russo dove arriva a ottenere il grado di colonnello. Nel 1999 si trasferisce al ministero degli Esteri russo, dove trascorre quattro anni prima di diventare professore all’Accademia militare diplomatica del ministero della Difesa, sempre mantenendo un legame con i servizi.

La sua posizione privilegiata attira l’attenzione dei servizi segreti britannici e nel 1995 viene reclutato dall’Mi6. Da quella data, fino al suo arresto nel 2004, fornisce l’identità di decine di agenti segreti russi che operavano in Europa e informazioni sulle unità militari russe e sulla loro prontezza al combattimento. In cambio avrebbe ricevuto 100 mila dollari, raccolti tramite un conto bancario in Spagna.

Durante il processo, l’ex colonnello Skripal ammette le sue responsabilità e viene condannato nell’agosto 2006 a 13 anni di carcere. Nel 2010 viene rilasciato in cambio di dieci agenti russi arrestati negli Usa in quello che è il più importante scambio di spie dalla fine della Guerra Fredda, Skripal si rifugia in Inghilterra dove conduce, fino al marzo scorso, una vita tranquilla. Poi qualcosa messo, pare, in un flacone di deodorante da qualcuno lo porta ad un passo dalla morte. Quel qualcuno forse ora è stato identificato, quel qualcosa ha un nome ben preciso: Novichok.

L’ultimo rampollo della famiglia dei nervini

In russo Novichok significa “nuovo arrivato” ed è il nome che fu assegnato a un gruppo di agenti nervini avanzati sviluppati dall’Unione Sovietica negli anni Settanta e Ottanta.

L’agente è classificato come arma chimica di quarta generazione e fu sviluppato nell’ambito di un programma sovietico chiamato Foliant. Nella sua versione più potente supera da cinque a otto volte l’agente nervino VX, quello usato per uccidere lo scorso anno, in un aeroporto, il fratellastro del dittatore nordcoreano Kim Jong-un.

Il Novichok esiste sia in forma liquida che solida. Può quindi presentarsi anche come una polvere finissima. Può avere effetto in tempi rapidissimi, dai 30 secondi ai due minuti, e può essere sia inalato che assorbito attraverso la pelle. I sintomi sono simili a quelli di altri agenti nervini: agisce bloccando la sinapsi e causando il collasso di molte funzioni corporee.

La Russia insiste sul fatto che il Novichok possa essere stato prodotto anche da altri, in particolare perché secondo Mosca diversi ricercatori russi lasciarono il Paese negli anni Novanta e si portarono dietro le formule chimiche per produrlo.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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