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L'Ong Open Arms ha accusato l'italia per la morte di 100 migranti al largo della Libia

La ong Open Arms accusa la Guardia costiera italiana e quella libica dell’annegamento di un centinaio di migranti naufragati al largo della Libia. “Ieri 100 persone sono morte nel naufragio di una barca di fronte alle coste della Libia”, afferma la ong, che ha in queste ore nel Mediterraneo la nave Astral, a bordo della quale si trovano 59 migranti soccorsi oggi. Open Arms – prosegue il tweet dell’europarlamentare socialista spagnolo Javi Lopez, che si trova a bordo e che in un filmato si sofferma in un colloquio con Oscar Camps, fondatore della ong spagnola – “avrebbe potuto salvarle ma il suo appello è stato ignorato dalla Guardia costiera italiana e da quella libica”. Il gommone naufragato tra ieri e giovedì scorso aveva a bordo almeno 120 migranti. Al naufragio sono sopravvissuti in 16. Tra i morti vi sono almeno tre bambini.

Ayer 100 personas murieron en el naufragio de una patera frente a las costas libias. El @openarms_fund podría haberlas rescatado pero fue ignorado por las autoridades libias e italianas. @campsoscar nos cuenta en este video que no se les dejó actuar. pic.twitter.com/xKq3XhLTft

— Javi López (@fjavilopez) 30 giugno 2018

La replica della Guardia Costiera

“L’evento Sar avvenuto nella giornata di ieri e per il quale risultano dispersi circa 100 migranti è accaduto in acque territoriali libiche e non ha visto in alcun modo il coinvolgimento della Centrale operativa della Guardia costiera di Roma”, replica la Guardia costiera. Interpellato dall’AGI, conferma tale versione il portavoce della Guardia costiera di Tripoli, l’ammiraglio Ayoub Qassem, secondo cui “il naufragio è avvenuto in acque territoriali libiche e la Guardia costiera non poteva intervenire in alcun modo”. L’ammiraglio ha aggiunto anche che le ricerche sono state interrotte perché “non ci sono i mezzi e il personale necessari”. “Chi ha bisogno di soccorso paga purtroppo le carenze che abbiamo”, ha spiegato.

Il racconto della reporter spagnola

Il ‘diario.es’, che ha a bordo della nave della ong la reporter Gabriela Sanchez, ricostruisce le fasi di quanto accaduto. La nave Open Arms ha ascoltato l’avviso di un aereo militare “europeo” relativo a un barcone in difficoltà ascoltando il canale 16 della stazione radio. Il gommone era stato avvistato al largo di Al-Khums, vicino alla costa di Tripoli. La nave, a circa 80 miglia dalla posizione del barcone: “È molto lontano e hanno avvertito i libici, siamo con il diesel al limite… Non possiamo accelerare per arrivare in orario”, dice il capitano Martinez Esteban nel racconto della reporter del quotidiano spagnolo.

Alle 10.30 circa, un’ora e venti minuti dopo la prima segnalazione informale, arriva il mayday da Malta. Il capo della missione della ong chiama Roma, e si dice disponibile ad andare sul posto del naufragio: “Abbiamo ricevuto l’avviso, questa è la nostra posizione, hai bisogno che andiamo?”, chiede Guillermo Canardo a Centro di coordinamento del soccorso marittimo, per poi accorgersi, dopo aver riagganciato, che “i libici sono già lì, li hanno raccolti”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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