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Loris, 30 anni a Veronica Panarello. Il padre "E' innocente" 

Ragusa – “Io credo a mia figlia e sarò sempre accanto a lei. Non è stata Veronica a uccidere Loris e siamo pronti a lottare per cambiare questa sentenza. Ci appelleremo e andremo avanti. Resterò sempre al suo fianco, non l’abbandonerò mai e lei lo sa”. Non vuole dire di più Francesco Panarello, padre di Veronica, il giorno dopo la condanna della figlia a 30 anni per l’omicidio del piccolo Loris a Santa Croce Camerina. 

Anche Santa Croce condanna la Panarello “ma ora basta clamore”

IERI LA SENTENZA

La sentenza è stata emessa a conclusione del processo col rito abbreviato condizionato da una perizia psichiatrica. Accolta la richiesta della Procura che aveva contestato alla donna, che il primo novembre compirà 28 anni, i reati di omicidio volontario e occultamento di cadavere. La condanna è giunta dopo circa quattro ore di camera di consiglio e non riconosce le aggravanti della premeditazione e delle sevizie chieste dal pm. E’ stata poi stabilita una provvisionale di 250mila euro per il marito di Veronica, Davide Stival, e 100mila euro per il secondo figlio. Il giudice, inoltre, ha disposto la trasmissione degli atti al pm per il reato di calunnia ai danni di Andrea Stival, nonno del piccolo che la donna ha accusato dell’omicidio. La calunnia è reato procedibile d’ufficio e la chiamata in correità nei confronti di Andrea Stival con la condanna è inevitabile. Veronica dovrà a breve, dunque, subire un altro processo e verrà rinviata a giudizio anche su questo aspetto. Si tratta di un passo decisivo per l’archiviazione della posizione del nonno di Loris. 

Le tante versioni di Veronica, dall’incidente alla relazione col suocero

Alla lettura della sentenza Veronica è scoppiata in lacrime. “Una pena ingiusta” secondo l’avvocato della donna. Francesco Villardita, che ha annunciato di voler presentare ricorso in appello. Ad ascoltare la sentenza la stessa Veronica, il papà del piccolo, Davide Stival, i genitori di questi, Pinuccia Aprile e Andrea, nonché il padre della Panarello, Francesco. Tra i presenti pure il pm Marco Rota, il capo della Squadra mobile Antonino Ciavola e il comandante provinciale dei carabinieri Domenico Spadaro che hanno seguito le complesse indagini sul delitto.

Perizia psichiatrica: nessuna patologia, ha tendenza a manipolare realtà

Dopo quasi due anni ricchi di colpi di scena, capovolgimenti di versione, perizie e accuse incrociate, arriva la prima sentenza al processo per la morte di Loris Stival, il bimbo di 8 anni strangolato e gettato in un canalone, un dramma familiare nel quale, come hanno detto alcune parti civili al processo, perdono tutti.

Nel dettaglio, le pene accessorie inflitte a Veronica Panarello sono l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, la sospensione dell’esercizio della responsabilita’ genitoriale per la durata della pena principale. Applicata poi la misura della libertà vigilata per 5 anni. Entro novanta giorni il deposito delle motivazioni della sentenza. 

“Molto provato” Davide Stival. “E’ la sentenza che ci aspettavamo” ha detto il suo avvocato, Daniele Scrofani, “è stato per lui e per coloro che erano presenti in aula un momento di grandissima emozione: siamo abituati a governare sentimenti, ma è stato un momento forte. E’ stato come capire che è tutto vero, prendendo consapevolezza anche del fatto che Veronica ha calunniato suo padre”.

La sentenza rappresenta “una pietra tombale sulla corresponsabilità di Andrea Stival nel delitto” ha detto Francesco Biazzo, avvocato di Andrea Stival, nonno di Loris e suocero di Veronica. “ma non solo: anche sul movente. Nessun coinvolgimento, dunque: credo che questa pronuncia abbia dato atto di questo. Andrea ha reagito con commozione e con senso di liberazione perché da un lato ha ottenuto giustizia per suo nipote, dall’altro le accuse infamanti sono state spazzate vie dalla pronuncia del gup”. La donna aveva chiamato in correità il suocero sostenendo che fosse stato lui a uccidere Loris perchè aveva scoperto la loro presunta relazione. “Andrea – prosegue il legale – ha avuto un doppio dolore: la perdita del nipote e l’accusa di omicidio. Ora questo dolore dovrà essere messo da parte e dovrà ricominciare a vivere con la serenità che aveva perso”. (AGI)

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