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“L’Osservatore” dice cosa dice “Amoris laetitia”. Ma poi gli arriva la stroncatura

Botta e risposta tra Rocco Buttiglione, sul giornale del papa, e il professor Robert A. Gahl dell’università romana dell’Opus Dei. Il primo a favore della comunione ai divorziati risposati, il secondo contro.

di Sandro Magister – 
ROMA, 2 agosto 2016 – Dopo aver dato prolungato spazio a cardinali e vescovi per una vacua gara di elogi dell’esortazione postsinodale “Amoris laetitia”, “L’Osservatore Romano” ha dato la parola anche a due laici, i quali sono invece entrati nel vivo della discussione e hanno preso posizione entrambi a favore delle novità pastorali tanto care a papa Francesco.

Tutto è avvenuto nel giro di tre giorni, tra il 20 e il 23 luglio.

Il primo a intervenire è stato l’italiano Rocco Buttiglione, appartenente a Comunione e liberazione, docente di filosofia e rinomato espositore del pensiero di Karol Wojtyla di cui è stato confidente ed amico, ma anche persona impegnata sul terreno politico, come parlamentare e come ministro della cultura:

> La gioia dell’amore e lo sconcerto dei teologi

Il secondo è stato il messicano Rodrigo Guerra López, anche lui impegnato sui due fronti della cultura e della politica, docente e ricercatore del Centro de Investigación Social Avanzada di Querétaro:

> Fedeltà creativa

L’uno e l’altro hanno insistito sulla continuità tra “Amoris laetitia” e il precedente magistero della Chiesa. Entrambi però hanno letto nell’esortazione postsinodale “uno sviluppo organico con fedeltà creativa”, che per Buttiglione implica una chiara apertura alla comunione ai divorziati risposati, senza più quelle condizioni stringenti – vivere come fratello e sorella – stabilite in particolare da Giovanni Paolo II.

Dato quindi che “L’Osservatore Romano” non ha fin qui pubblicato neanche una riga che segnali la presenza tra cardinali, vescovi, preti e laici di tutto il mondo di interpretazioni che invece tengono fermo l’insegnamento tradizionale della Chiesa sul punto in questione, è sempre più evidente che la posizione autentica di papa Francesco è proprio quella “evolutiva”, nonostante le calcolate ambiguità e reticenze del documento da lui scritto.

Anzi, il fatto che sia proprio un wojtyliano storico come Buttiglione ad avvalorare le novità pastorali attribuite a papa Francesco rispetto al predecessore, rende tali novità ancor più attendibili.

Era da prevedere, tuttavia, che le bordate di Buttiglione e Guerra López non sarebbero rimaste senza contraccolpi.

E infatti così è stato. Ai due hanno replicato puntualmente due esperti dell’opposto schieramento.

A Buttiglione ha risposto il 26 luglio su “First Things” – la rivista on line che si definisce “America’s most influential journal of religion and public life” – padre Robert A. Gahl, Jr., docente di etica presso la Pontificia Università della Santa Croce di Roma:

> Healing through Repentance

Mentre contro Guerra López è in arrivo la replica di Jaroslaw Merecki, polacco, salvadoriano, professore all’Università Cattolica di Lublino e al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia di Roma.

“In arrivo” perché la sua replica sarà pubblicata in esclusiva su questo stesso sito tra un paio di giorni.

Ecco dunque, per cominciare, la riproduzione integrale della risposta di Gahl a Buttiglione.

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Guarire attraverso il pentimento

Una risposta alla lettura di Rocco Buttiglione della “Amoris laetitia”

di Robert A. Gahl, Jr.

Pochi giorni fa, sul quotidiano del Vaticano, “L’Osservatore Romano”, Rocco Buttiglione è intervenuto nello spinoso dibattito sulla esortazione postsinodale di papa Francesco “Amoris laetitia”.

Buttiglione, già ministro italiano della cultura ed esperto della filosofia di papa Giovanni Paolo II, ha cercato di difendere Francesco dai critici conservatori che sostengono che egli ha rotto con l’insegnamento di Giovanni Paolo sul divorzio e il nuovo matrimonio.

Con un approccio populista non appesantito da teorie teologiche, centrato sul “sensus fidei” dei cattolici, Buttiglione sostiene che la più semplice interpretazione di “Amoris laetitia” è anche la più fedele, quella meglio in grado di capire ed apprezzare la novità pastorale proposta dal papa.

Ma purtroppo, l’interpretazione di Buttiglione della distinzione tra moralità oggettiva e imputabilità soggettiva, una distinzione effettivamente sottolineata e sviluppata in “Amoris laetitia”, è fuorviante. Se presa sul serio, con le sue piene implicazioni pastorali, incoraggerebbe un approccio pastorale spietato piuttosto che misericordioso,  con i peccatori pentiti.

Buttiglione affronta la questione particolarmente controversa che è sollevata dai passaggi più difficili di “Amoris laetitia”: se una persona che è divorziata e risposata civilmente, o semplicemente convivente, può o no ricevere la santa comunione.

Egli fa leva sulla distinzione tra oggettivo e soggettivo per osservare che una persona che commette ciò che è oggettivamente un peccato mortale potrebbe non essere soggettivamente colpevole di quel peccato, e, pertanto, potrebbe essere dispensata dalla piena responsabilità per esso. Una tale persona potrebbe sentirsi intrappolata e dispiacersi per ciò che l’ha portata a questo suo dilemma, senza sapere come risolverlo.

Tutto questo è vero. Ma Buttiglione fa un passo avanti e sostiene che il confessore deve decidere se il penitente può essere ammesso ai sacramenti, senza essere guidato da principi predeterminati. Principi predeterminati porterebbero alla casistica, e, inoltre, “la varietà di situazioni e circostanze umane è troppo vasta” per essere coperta da essi. Così, il peccato commesso da uno che continua a impegnarsi in rapporti sessuali con un altra persona con la quale lui o lei non è attualmente sposato può non essere gravemente colpevole. Buttiglione implica in tal modo che il confessore può aprire la porta ai sacramenti senza assicurare il pieno pentimento del penitente.

Mentre Buttiglione ha ragione nel dire che alcuni peccati del passato possono non essere soggettivamente imputabili, il suo suggerimento che il confessore possa dare al penitente un ”pass” gratuito per tali peccati nel futuro non può conciliarsi con la tradizione che sostiene che i peccatori abituali devono pentirsi per essere perdonati e che il loro pentimento deve includere un fermo proposito di correzione (vedi Catechismo della Chiesa cattolica, n. 1451 e Concilio di Trento, DS 1676). Gesù disse alla donna sorpresa in adulterio: “Va ‘e non peccare più” (Gv 8,1 1). I bravi confessori sanno guidare i loro penitenti verso il pieno pentimento, aiutandoli a riflettere su ciò che possono fare per liberarsi da una situazione difficile o anche da un dilemma apparente. Aiutando il penitente ad acquisire un fermo proposito di correzione, il pastore fa un favore a lui o a lei, istruendo nella pienezza della verità di Gesù.

Papa Francesco ha fama di promuovere l’accompagnamento pastorale come un processo misericordioso di incontro con il Salvatore. Confondere la legge della gradualità per cui, come Giovanni Paolo ha insegnato, il peccatore è gradualmente portato a porsi di fronte alla pienezza della verità, con una gradualità della legge per cui alcune pecore sono dispensate dalla proibizione di atti intrinsecamente cattivi, come Buttiglione sembra proporre, significherebbe minare il messaggio di salvezza e sminuire la forza della redenzione di Gesù (cfr. Giovanni Paolo II, “Familiaris consortio”, n 34). Invece di aiutare i peccatori a trovare la redenzione, il lassismo soggettivista li blocca nella loro sofferenza personale. Esso nega il potere di guarigione del vero pentimento e il rimedio edificante della santa eucaristia per coloro che hanno risposto all’invito di Gesù a “non peccare più”.

In un’importante intervista del 2013, poco dopo la sua elezione, Francesco ha messo in guardia dai pericoli sia del legalismo che del lassismo nella pastorale per i peccatori pentiti. Proprio mentre ha denunciato il legalismo di imprigionare le persone con regole rigide, ha condannato la falsa compassione:

“Il confessore… corre sempre il pericolo di essere o troppo rigorista o troppo lasso. Nessuno dei due è misericordioso, perché nessuno dei due si fa veramente carico della persona. Il rigorista se ne lava le mani perché lo rimette al comandamento. Il lasso se ne lava le mani dicendo semplicemente ‘questo non è peccato’ o cose simili. Le persone vanno accompagnate, le ferite vanno curate”.

Per guarire le ferite delle pecore, il pastore deve aiutarle ad affrontare la verità sul proprio peccato, in modo che possano abbracciare la pienezza della misericordia redentrice. Solo allora, con un vero pentimento e una ferma decisione di non peccare più, possono ricevere l’assoluzione e godere l’assistenza piena di grazia della santa eucaristia.

Buttiglione punta a quella che mi piace chiamare una “ermeneutica cattolica”, in contrapposizione a un’ermeneutica “progressista” o “revisionista” della sinistra, o a un’ermeneutica “conservatrice” della destra. L’ermeneutica cattolica è radicata in una superiore epistemologia della fede, in quanto presuppone il Corpo vivo di Cristo, sempre lo stesso Corpo, “ieri, oggi e sempre” (Eb 13, 8). Questa superiore epistemologia gode del solido fondamento della divina rivelazione custodita come un tesoro dalla tradizione della Chiesa e illuminata dalla fede e dall’ispirazione profetica dello Spirito Santo, mentre la Chiesa, con tutti i suoi membri, incontra il mondo nella storia. Ricorrendo alla terminologia corrente nell’analisi politica (effettivamente insufficiente quando si tratta di questioni di teologia),l’ermeneutica cattolica evita le insidie sia della sinistra che della destra. A sinistra, l’ermeneutica progressista legge l’insegnamento della Chiesa come se il magistero debba progredire rispetto alla rivelazione in accordo con gli sviluppi storici della nostra epoca. A destra, l’ermeneutica conservatrice preferisce un papa silenzioso perché, dal punto di vista conservatore, abbiamo già una sufficienza di dottrina che rimarrà sempre la stessa, come una foresta pietrificata, piuttosto che come un corpo vivente.

In questi tempi di controversie ecclesiali, il tentativo di Buttiglione di leggere “Amoris laetitia” in continuità con il magistero pontificio precedente è lodevole. Ma i dettagli della sua applicazione pastorale portano a pericolose e inconciliabili deviazioni dalla tradizione, soprattutto riguardo a importanti documenti dell’insegnamento di Giovanni Paolo quali la “Familiaris consortio”, il Catechismo della Chiesa Cattolica e la “Veritatis splendor”.

Purtroppo, quindi, Buttiglione finisce col minare la stessa premessa del suo approccio alla lettura di “Amoris laetitia”.

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L'”importante intervista del 2013″ citata da Gahl è quella data nel settembre di quell’anno da papa Francesco a “La Civiltà Cattolica” e ad altre riviste della Compagnia di Gesù:

> Intervista a papa Francesco

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POST SCRIPTUM – Un’altra e ancor più puntuale replica all’articolo di Rocco Buttiglione è uscita su Rorate Caeli il 4 agosto, ad opera di Veronica A. Arntz, dottoranda al Wyoming Catholic College e impegnata nel dipartimento per il matrimonio e la famiglia della diocesi di Madison:

> Rejecting False Teachings on Marriage

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351349

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