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Lucia Borsellino, silenzio degli uomini Stato uccide ancora

Caltanissetta – “Mi indigno per la presenza di persone, appartenenti alle istituzioni dello Stato, che potevano avere la lucidita’ di ricordare e invece non ricordano. Se questo elemento dovesse essere confermato anche in questo dibattimento, per mio padre sarebbe come ucciderlo due volte”. Lo ha detto Lucia Borsellino, figlia del giudice ucciso nella strage di via D’Amelio, deponendo questa mattina davanti alla Corte d’Assise di Caltanissetta nell’ambito del Borsellino quater. “Se davanti a questa Corte io non riferissi tutti gli elementi di cui sono a conoscenza non potrei mai perdonarmelo”, ha aggiunto Lucia Borsellino durante la sua deposizione.

La donna si e’ soffermata sui rapporti tra Bartolo Iuppa, un poliziotto con il quale aveva all’epoca una relazione sentimentale, e l’esperto informatico Gioacchino Genchi. “I due spesso discutevano di Scarantino, sostenendo che era inaffidabile – ha detto la figlia di Paolo Borsellino – si lamentavano del modo in cui veniva gestita la sua collaborazione e il modo in cui venivano condotte le indagini sulla strage. Tentavo sempre di allontanarmi da questi discorsi perche’ non avevo elementi oggettivi in mio possesso. Era un argomento che riempiva le nostre giornate, era diventato un elemento ossessivo. Mi facevano male questi discorsi. Dovevo andare avanti per mio padre e per questo ho anche deciso di cambiare alcune delle mie amicizie. A casa non accettavamo queste discussioni, perche’ si trattava di opinioni infondate”.(AGI)

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