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L'ultima carta contro Maduro è un referendum che il Venezuela non riconosce

L’opposizione venezuelana tenta l’offensiva contro il presidente Nicolas Maduro. Dopo quasi quattro mesi di violenze, scontri, proteste di piazza e repressione feroce, il fronte anti-Maduro chiama alle urne il popolo venezuelano per un referendum puramente simbolico ma che potrebbe avere conseguenze politiche non indifferenti. La consultazione, che si tiene il 16 luglio, esattamente due settimane prima dell’elezione dell’Assemblea Costituente nazionale che si terrà il 30 luglio, punta sostanzialmente a mettere in mora Maduro. Per questo è stato presentato dall’opposizione come un atto di “disobbedienza civile” contro il capo dello Stato da parte della coalizione anti-chavista riunita nella Mud, la Tavola di Unità Democratica.

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Il referendum non è riconosciuto dalle autorità, ma nelle intenzioni dell’opposizione vuole rendere esplicito il rifiuto dei venezuelani all’Assemblea costituente voluta dal presidente: secondo la società di sondaggi Datanalisis, circa il 70% della popolazione si oppone al progetto costituzionale e l’80% dei venezuelani si schiera contro la presidenza Maduro.

Previsti 11 milioni di votanti 

Gli organizzatori hanno installato nel paese 14.300 seggi elettorali e circa 500 seggi saranno organizzati all’estero, in almeno 80 paesi, tra cui l’Italia. Cinque ex presidenti di paesi latino americani sono stati invitati come osservatori. L’opposizione prevede che voteranno 11 milioni di persone su 19 milioni ma il Partito socialista unito (Psuv) al governo punta al boicottaggio e ha organizzato in parallelo una prova generale per le elezioni per la costituente. Il 30 luglio, “si definirà il destino del Venezuela – ha detto Maduro – votiamo la Costituente per salvare la Patria”.

Opposizione: “Maduro vuole far diventare Venezuela come Cuba”

Ma l’opposizione considera una frode la chiamate alle urne del presidente e denuncia la volontà di Maduro di perpetrarsi al potere dopo 18 anni di governo chavista. “Maduro vuole trasformare il Venezuela in Cuba e questo non lo possiamo permettere. Per questo dobbiamo andare tutti a votare” il referendum, dice Julio Borges, il presidente del Parlamento a maggioranza anti-Maduro.

Una forte affluenza all consultazione, combinata con una scarsa partecipazione al voto per la Costituente, secondo l’analista Benigno Alarcon, danneggerà la “vitalità” e la “governabilità” del processo avviato da Maduro. In caso di successo del referendum, “il governo si troverebbe in una situazione molto complicata” in vista del 30 luglio, ha osservato l’analista. Alle elezioni del 2015, l’opposizione anti-chavista si è imposta con uno scarto di oltre 2,1 milioni di voti rispetto allo schieramento presidenziale e diventata maggioranza parlamentare ha posto fine a 17 anni di egemonia chavista all’Assemblea Nazionale.

Un Paese diviso in due 

Il rischio di radicalizzazione estremo del conflitto, già nei fatti in corso, è forte. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres ha definito “urgente” un dialogo tra le parti per sradicare la violenza e concertare un “cammino costituzionale”. Ma il referendum del 16 luglio e il voto per l’Assemblea Costituente del 30 luglio restituiscono l’immagine plastica di un paese diviso in due, in cui ciascuna parte risponderà alla propria chiamata alle urne senza la partecipazione dell’altra fazione. La vera sfida del referendum sarà ottenere una buona affluenza nei quartieri popolari di Caracas come El Junquito legati a Hugo Chavez e poi a Maduro ma che ultimamente stanno volando le spalle alla ‘rivoluzione bolivarista’.

Maduro va avanti per la sua strada

Il chavismo del dissenso capeggiato dalla procuratrice generale Luisa Ortega e la stessa Chiesa cattolica venezuelana rifiutano la Costituente proposta da Maduro perché eletta con un sistema di voto che è fatto a musura del governo. Nel suo appello a ribellarsi alla “dittatura” di Maduro, l’opposizione considera il referendum l’ora zero della fase finale del chavismo con l’intento di cacciare il presidente con proteste di massa e scioperi generale.

Ma appoggiato dall’esercito, dal potere giudiziario e dalla commissione elettorale, Maduro va avanti per la sua strada, minaccia di rendere innocuo il Parlamento ribelle e promette di elevare a rango costituzionale il programma sociale del suo governo, compreso il controllo dei prezzi per frenare un’inflazione che il Fondo Monetario Internazionale calcola nel 720% nei primi mesi del 2017 e la distribuzione di alimenti. La partita è aperta.


Per approfondire:

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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