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L'ultra-destra di Breitbart entra nello staff di Trump

Washington – Noto per posizioni vicine al nazionalismo bianco, accusato di antisemitismo, l’aggressivo ex patron del sito ultraconservatore e populista Breitbart News, Steve Bannon, è l’uomo che avrà un ruolo chiave nella Casa Bianca di Donald Trump. Sarà lo stratega della linea politica, l’uomo di fiducia del presidente per le grandi questioni americane e internazionali. Già il fatto che, nel comunicato con cui è stato dato l’annuncio, il suo nome figuri prima di quello del ‘chief of staff’, il più moderato Reince Priebus, desta non poca preoccupazione a Washington: significa che un consigliere legato al suprematismo bianco avrà ascolto privilegiato nello Studio Ovale.

PER 4 ANNI ALLA GUIDA DI BREITBART, PORTAVOCE DESTRA RADICALE
Negli ultimi mesi, Bannon ha guidato la campagna elettorale di Trump, contribuendo a rintuzzare gli attacchi di chi, come lo Speaker della Camera, Paul Ryan, guardava con sospetto la stella nascente. Ma per anni è stato l’uomo che, dalla piattaforma di Breitbart News, ha soffiato sul fuoco dei movimenti più estremi nel panorama politico americano. Sessantadue anni, non è solo l’ autore di un documentario che osanna Sarah Palin, ma ha guidato fino ad agosto scorso il sito, Breitbart, ferocemente ostile ad Hillary Clinton e allo stesso establishment repubblicano. Lo ha guidato per 4 anni, dopo la morte del suo fondatore, Andrew Breitbart, facendone l’orgoglioso portavoce, lo ha detto lui stesso, della “piattaforma di alt-right”, la frangia legata all’ideologia della destra radicale, suprematista e anti-semita. Sotto la guida di Bannon, il sito, già dai tratti fortemente conservatori, ha virato ulteriormente a destra, portando all’esterno voci misogine, complottiste e xenofobe. Ha anche alimentato le più varie teorie cospirative, dalla nazionalità non americana di Barack Obama ai rumor sulla salute di Hillary Clinton, passando per l’accusa ad Huma Abedin, braccio destro di Hillary, di essere una spia di Riad.

PERCHE’ PIACE TANTO AI SOCIAL MEDIA
Al timone di Breitbart (che starebbe per aprire uffici a Parigi e Berlino per coltivare e promuovere i locali, crescenti movimenti nazional-populisti), Bannon ha costruito le sue credenziali conservatrici anche con una serie di documentari: ‘Generation Zero’, che ascrive la crisi finanziaria a “decenni di cambiamenti sociali”, la biografia di Michelle Bachmann ‘Fire from the Heartland’, oltre al suo documentario sull’ex governatore dell’Alaska, ‘The Undefeated’, ‘l’imbattuta’. Non solo: il sito ha un’influenza “palpabile”, come ha scritto il New York Times, sui social media: nell’ultimo anno ha raddoppiato i suoi contatti da Facebook e la notte delle elezioni ha ricevuto il quarto numero più alto di interazioni di utenti sull’intera piattaforma di Mark Zuckerberg (superiore a Fox News, Cnn e lo stesso New York Times). Bannon è anche considerato l’uomo che si è ‘inventato’ la conferenza stampa a sorpresa, con cui Trump fece precedere il secondo dei dibattiti tv contro la rivale democratica: il magnate repubblicano attorniato dalle donne accusatrici di Bill. 

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