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M5S lancia campagna per il No, "è una deforma"

Roma – Al via la campagna referendaria del Movimento 5 stelle per il ‘No alla riforma costituzionale del governo Renzi. Luigi Di Maio, Vito Crimi, Giovanni Endrizzi, Danilo Toninelli e Fabio Massimo Castaldo sono intervenuti davanti alla Stampa estera e hanno lanciato il sito ‘Io dico No’. “Dire No all’ingiustizia fa stare bene”, ha detto Endrizzi che ha parlato di una “deforma” che concentra il potere nelle mani del governo e comprime il voto dei cittadini. Un disegno, ha detto, che “parte da lontano”, tessuto con un “filo rosso” da Giorgio Napolitano. “Questa riforma non era necessaria”, ha detto Crimi, secondo il quale servono ben altre cose, come “una giustizia che funzioni”. E questa riforma è come “cambiare macchina a un autista che non sa guidare”. “Se dovesse vincere il Sì – ha aggiunto – l’affidabilità di questo Paese peggiorerebbe”, ci si troverebbe di fronte “a un caos istituzionale immediato”, ha proseguito, perché questa riforma ha bisogno di una “miriade di leggi applicative” e con ogni probabilità ci saranno ricorsi e contenziosi.

DI MAIO “CI STANNO FREGANDO, RIFORMA E’ SOLO UN PARAVENTO” 

“Questa riforma è spacciata dal presidente del Consiglio come ‘provvedimento che cambia la qualità della classe politica’ e riduce i costi. In realtà è un paravento dietro il quale si stanno nascondendo i mali endemici del Paese e li si sta proteggendo”, è stato il j’accuse del vicepresidente M5S della Camera, Luigi Di Maio.

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Una riforma che, se passa il Sì, diventerà “irreversibile perché per cambiarla anche con un’altra maggioranza bisognerà chiedere il permesso ai nuovi senatori di cambiare una riforma che attribuisce loro dei privilegi”. Agli italiani “vogliamo dire: ci stanno fregando. Votiamo No per dire sì a un’altra idea di Paese”. La riforma fa ripartire il Paese? Attacca ancora Di Maio citando il premier Renzi: “Mi fa piacere che ammetta che il Paese è fermo”, sottolinea. E insiste: “Vogliamo migliorare la qualità della classe politica che ha fatto scappare dalla povertà e dalla corruzione, l’anno scorso oltre centomila persone”. Se vince il Sì, spiega, “come oggi i vitalizi della politica ci costano 300 milioni di euro il giorno dopo ci costeranno altrettanto, 300 milioni di euro”. Se oggi non ci sono serie leggi contro la corruzione, se passa il Sì – prosegue Di Maio – non ci saranno leggi serie contro la corruzione”. L’esponente M5S torna anche sul fatto che un’eventuale vittoria dei Sì “non porterà ad alcun cambiamento neppure sui limiti ai cambi di casacca o sulla trasparenza dei finanziamenti privati ai partiti”. (AGI) 

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