TwitterFacebookGoogle+

Ma alla fine il summit tra Trump e Kim si farà o no?  

Riprende quota il summit tra il presidente Usa, Donald Trump, e il dittatore nordcoreano, Kim Jong-un: una delegazione americana è a colloquio con emissari nord-coreani nella zona demilitarizzata che divide le due Coree per preparare lo storico incontro. Lo stesso presidente americano ha voluto confermarlo su Twitter e si è mostrato ottimista: “Stiamo procedendo molto bene”, ha detto. I colloqui avvengono a Panmunjom, il villaggio di confine tra le due Coree; potrebbero andare avanti fino a martedì, ha spiegato – ha spiegato la portavoce del Dipartimento di Stato, Heather Nauert.

La delegazione americana, stando al Washington Post, è guidata dall’ex ambasciatore degli Stati Uniti in Corea del Sud, Sung Kim. Al suo fianco Allison Hooker, specialista di Corea presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale dell’amministrazione Trump, oltre a un rappresentante del Pentagono. Attualmente ambasciatore nelle Filippine, inviato nella penisola coreana da Washington per il delicato negoziato, Sung Kim ha “attraversato la linea che separa le due Coree per incontrare” un alto diplomatico nordcoreano, Choe Son Hui: “si conoscono bene” perché hanno fatto entrambi parte delle delegazioni dei loro Paesi durante i negoziati precedenti, nel 2005. 

Kim a Trump: facciamo il summit

Dunque il summit tra Trump e Kim torna probabile: previsto per il 12 giugno a Singapore, era stato cancellato all’improvviso la scorsa settimana da Trump che, in una lettera a Kim, aveva denunciato gli atteggiamenti “ostili” della leadership nordcoreana, per poi cambiare idea, il giorno successivo, dopo la risposta di Pyongyang, definita “cordiale e costruttiva”.

Ma tra alti e bassi, nelle ultime 48 ore si erano visti anche altri segnali positivi. Sabato a fare risalire le quotazioni per l’atteso incontro, è stato anche il secondo vertice inter-coreano in meno di un mese: Kim avrebbe espresso al presidente sud-coreano Moon Jae-in la sua “ferma volontà” di tenere il summit con Trump. Moon ha anche assicurato che il leader nord-coreano vuole procedere alla “denuclearizzazione completa della penisola”.

Poi un team diplomatico americano è partito alla volta di Singapore per i dettagli logistici. La delegazione è guidata dal vice capo dello staff presidenziale, Joe Hagin.

La delegazione entrata domenica in Corea del Nord è invece più concentrata, secondo la Cnn, sulla sostanza dei temi che saranno sul tavolo dei due leader.

Del resto la rottura tra Pyongyang e Washington è avvenuta proprio sui temi che saranno sul tavolo del presidente americano e il dittatore: Trump vorrebbe una denuclearizzazione immediata, o in fasi ravvicinate, concedendo aiuti economici e garanzie per la sopravvivenza del regime nord-coreano; mentre il Nord non ha nessuna intenzione di rinunciare allo status di potenza nucleare, punta a un processo ridotto e scaglionato nel tempo e chiede il disimpegno militare degli Stati Uniti nella penisola coreana.

Leggi anche: Trump cancella il summit per sfuggire alla trappola di Kim

Ecco dunque quali sono i temi su cui lavorano le due delegazioni: dopo il passo indietro, che ha fatto temere l’allontanamento definitivo, si ricomincia dalle fondamenta: si lavora ai negoziati intermedi. Quanto alla data e alla location del summit, come ha detto lo stesso Trump sabato sera nello Studio Ovale, non sono cambiati. 

Cancellerie in fermento

Nel frattempo, anche un alto funzionario di Pyongyang, Ri Son-gwon, a capo della Commissione per la Riunificazione delle due Coree, è in viaggio verso Singapore, per discutere le questioni logistiche e di sicurezza del summit. Lo riferiscono all’agenzia Yonhap fonti diplomatiche statunitensi a Pechino, secondo cui l’alto funzionario nordcoreano è giunto questa mattina nella capitale cinese, in attesa del visto prima di imbarcarsi su un volo per la città-Stato del sud-est asiatico. 

Anche Moon vuole andare a Singapore

Moon Jae-in potrebbe decidere di recarsi a Singapore per un summit a tre con Usa e Corea del Nord. Lo ha ipotizzato un funzionario della Casa Blu, l’ufficio presidenziale sud-coreano, citato dall’agenzia Yonhap. “Le discussioni sono appena cominciate, siamo in attesa di vedere cosa possa uscirne, ma in base al loro risultato, il presidente potrebbe unirsi a Donald Trump e a Kim Jong-Un a Singapore”, ha dichiarato il funzionario, specificando successivamente che una tale mossa potrebbe essere decisa prima dell’incontro a Singapore previsto per il 12 giugno prossimo.

Il presidente sud-coreano apre inoltre a possibili futuri summit con Kim Jong-un. Ai vertici della sua amministrazione ha chiesto i “necessari preparativi in anticipo per assicurare che non ci siano falle nella linea di comando militare e tenendo a mente che incontri di questo tipo potrebbero ripetersi in futuro”. 

Moon ha sottolineato che la cosa più significativa del summit di sabato scorso è stato il fatto che sono state messe da parte “procedure complicate” e che i leader delle due Coree si sono visti “come se tenessero un incontro comune”. Tra i preparativi elencati da Moon, scrive l’agenzia di stampa Yonhap, ci sono anche le comunicazioni ai Paesi interessati prima o dopo il meeting e la possibilità di coprire l’evento con i media. Lo sviluppo delle relazioni tra Corea del Sud e Corea del Nord, ha proseguito Moon, “sarebbe facilitato ulteriormente se potessimo tenere discussioni pratiche al Sud o al Nord, quando c’è urgente bisogno”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.