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Ma chi era Eugenio di Cesarea? 301

Di lui conosciamo il nome Eusebio, senza alcun cenno del cognome; sappiamo che era vescovo di Cesarea di Palestina e che visse a lungo a Nicomedia, alla corte di Costantino il Grande di cui era parente. Queste notizie sono “apparse” all’improvviso in epoca rinascimentale ma data l’importanza della carica da lui rivestita, e per il suo importante ruolo avuto nel Concilio di Nicea, è impossibile che non ci abbia tramandato nelle sue opere notizie certe su dove sia nato e chi fossero i suoi genitori, anche allo scopo di distinguersi da un altro Vescovo cristiano, suo omonimo e suo contemporaneo, frequentatore abituale della corte imperiale di Costantino il Grande: Eusebio di Nicomedia, vescovi di Nicomedia e anche lui accreditato come parente dell’Imperatore.
Allora ci nasce il dubbio che i due Eusebi in realtà fossero uno solo sdoppiato dagli amanuensi che trascrissero e manipolarono la sua opera, per separare i contenuti teologici originali, dissimili nella dottrina, accreditandoli a due persone diverse. Del suo omonimo: Eusebio di Nicomedia sappiamo con certezza dallo storico Ammiano Marcellino (Res Gestae XXII 9,4) che nacque effettivamente in quella città, che era parente di Costantino il Grande e che aveva un grande ascendente alla corte imperiale. Pertanto le similitudini biografiche, religiose, politiche, storiche e geografiche tra i due Eusebi sono così impressionanti da sovrapporli.
Dopo il Concilio di Costantinopoli del 381 d.C., il cui dettato entrava in contrasto con i vangeli preesitenti in uso fino ad allora, che ignoravano la “Natività” e la relativa “Teotòkos” (Madre di Dio) e riconoscevano l’esistenza di fratelli carnali di Gesù, la Chiesa Cattolica fu costretta a trascrivere ex novo le opere del Vescovo Eusebio al fine di nascondere una importante e compromettente variante ariana della dottrina cristiana da lui sostenuta prima della convocazione dei successivi Concili destinati a stabilire l’Essenza della divinità di Cristo, per attribuirla al suo omologo di Nicomedia.
In conseguenza del Concilio di Costantinopoli del 381 d.C., gli scribi cristiani, non potendo ammettere che siano esistiti altri figli della “Madre di Gesù Cristo unigenito”, sempre immacolata anche dopo il parto, furono quindi costretti a clonare “Maria” sei volte nei vangeli e in “Atti”. Cinque di queste “Marie” (tranne la “Maddalena”) sono parenti di “Maria” (una addirittura sua sorella) e madri di figli i cui nomi, di volta in volta, sono sempre gli stessi e di stretta osservanza giudaica: Giacomo, Simone, Giovanni, Giuda e Giuseppe. Tutto ciò è del tutto assente nell’”Historia Ecclesiastica” del nostro così come il numero con i nominativi degli apostoli, riferiti nella sua “Historia Ecclesiastica”, non corrispondono a quelli degli attuali vangeli.

Ciò porta a concludere che Eusebio possedesse un altro codice biblico conosciuto col nome di “Atti di Gesù”, a tutti però sconosciuto, contenente documenti neotestamentari diversi da quelli attuali. Stando al vangelo letto da Eusebio lo storico Vescovo ci informa nella sua “Historia Ecclesiastica” (III 20) che Cristo venne crocefisso sotto Valerio Grato, il Prefetto antecedente a Ponzio Pilato, e che Giuda, era detto fratello del Signore secondo la carne. Dichiarazione confermata da san Girolamo nel 392 d.C. in “De viris illustribus” cap. IV dedicato all’apostolo “Giuda, fratello di Giacomo…” aggiunta a “Giacomo, soprannominato il Giusto, detto fratello del Signore secondo la carne”.
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