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Ma cosa è successo a Trapani che ora sarà commissariata?

Il ‘pasticciaccio’ brutto di piazza Municipio. Gli appelli dei big del Pd, della Chiesa diocesana, delle categorie produttive, dei sindacati e anche del cinque volte sindaco di Palermo Leoluca Orlando, non sono serviti a trascinare l’affluenza a Trapani. Al candidato Pd Piero Savona, l’unico rimasto sul terreno, in una sfida contro se stesso e l’insidioso quorum, serviva una mobilitazione alle urne di almeno il 50 per cento degli aventi diritto più uno. E, invece, complici l’afa, il disinteresse crescente e l’invito alla ‘diserzione’ di Beppe Grillo e del Psi, si è dovuto accontentare di una modesta partecipazione: appena il 26,46 per cento a fronte del 58,94% di due settimane fa. Un esito che apre la porte al commissariamento e al voto non prima di diciotto mesi, in base a una legge regionale di venticinque anni fa e che mai aveva trovato applicazione finora. 
 
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Di “emergenza democratica” aveva parlato alla vigilia il Pd e la missione quasi impossibile di Piero Savona doveva essere la chiave per risolverla. Una sorta di reduce di una ‘guerra’ che ha visto cadere i ‘nemici’ dei campi avversi, uno dopo l’altro. Savona si era piazzato dietro Girolamo Fazio (31,79%), il cui abbandono improvviso ha prodotto il cortocircuito trapanese. Travolto dall’inchiesta “Mare nostrum” con la pesante accusa di corruzione, Fazio forse disperava di piazzarsi in posizione utile e persino davanti a tutti: cosiì, con sulla testa il ricorso della Procura contro la revoca dei suoi arresti domiciliari, prima ha invitato i cittadini a non votarlo, non ritirandosi formalmente per non agevolare il terzo rimasto escluso, l’acerrimo rivale senatore di Forza Italia Antonino D’Alì; poi ha deciso di non presentare entro il termine delle ore 14 di sabato 17 la lista di assessori, cosa che lo ha escluso automaticamente dalla sfida elettorale.  
 
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I guai giudiziari, è un fatto, hanno segnato pesantemente il voto da queste parti, la corsa non solo di Fazio, ma anche di D’Alì, su cui pende la richiesta di obbligo di soggiorno per “pericolosità sociale” della Dda di Palermo: il giudice dovrà decidere nella seconda decade di luglio. Il cerino in mano della “questione democratica”, molto corto per la verità, se lo è trovato così Savona che non ha potuto fare altro che scottarsi dolorosamente. E alla città resta la sola strada della gestione commissariale, a fronte di sfide importanti come gli investimenti del Patto per il Sud.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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