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Ma davvero Lombardia e Veneto sono le uniche a dare più di quanto ricevono? Forse no

Domenica 10 milioni di cittadini sono chiamati alle urne in Lombardia e Veneto per i referendum consultivi sull’autonomia regionale. Il governatore lombardo Roberto Maroni al Corriere dice che cercherà un’intesa con Roma prima delle politiche. Dal Veneto Luca Zaia annuncia che se non si raggiunge il quorum non si dimetterà (Corriere). Resta l’incognita affluenza. Il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina avverte che parlare di residuo fiscale rischia di portare verso una “deriva catalana” (HuffPost).

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Il Messaggero oggi pubblica “i conti nascosti del referendum”: tra le regioni che pagano più tasse e ricevono meno dallo Stato, il Lazio è secondo, il Veneto quarto. Insomma, dietro il fumo delle maggiori competenze previste dall’articolo 116 della Costituzione, c’è l’arrosto dei soldi. Il residuo fiscale.

Cos’è il residuo fiscale?

Banalizzando il concetto, è la differenza tra quanto ogni cittadino paga allo Stato sotto forma di tasse e quanto ne riceve, attraverso i servizi, sotto forma di spesa pubblica. È uno strumento nato per valutare la capacità dello Stato di redistribuire le risorse: i cittadini più ricchi pagano più tasse, con le quali si aiutano quelli più bisognosi.

In Italia la sperequazione territoriale dipende dalla circostanza che i cittadini ricchi sono concentrati in alcune zone del Paese e quelli povere in altre.  Il residuo fiscale è un indicatore sfuggente, evanescente, molto difficile da calcolare. I proponenti del referendum della Lombardia, hanno citato uno studio di Eupolis, che stimerebbe in 57 miliardi il residuo fiscale della Regione. Altri studi, invece, collocano il residuo fiscale lombardo tra i 20 e i 30 miliardi. L’asticella di quello Veneto sarebbe ancora più giù. 
Addentrarsi nei meandri del residuo fiscale può addirittura portare sorprese inaspettate.

In un contributo per Lavoce.info, Fabrizio Tuzi, dirigente tecnologo dell’istituto sui sistemi regionali, ha pubblicato una tabella del Cnr-Issirfa su dati Istat e Cpt, nella quale sono indicati i valori medi pro-capite del residuo fiscale per gli anni che vanno dal 2013 al 2015. Se da un lato c’è la conferma che il conto del dare è superiore di 5.600 euro rispetto al conto dell’avere per ogni singolo cittadino lombardo, dall’altro è altrettanto vero che gli abitanti del Lazio sono poco da meno. Versano nelle casse dello Stato 3.672 euro pro-capite in più di quello che ricevono. Sono secondi nella classifica del residuo fiscale, prima del Veneto (che ha un residuo fiscale di soli 2.078 euro pro capite) e dell’Emilia Romagna (3.293 euro). Poi via via giù gli altri, dal Piemonte (1.162 euro), alla Toscana (805 euro), mentre la Regione i cui abitanti versano di meno rispetto a quanto ottengono, è la Calabria (-5.528 euro pro-capite). 

Chi paga per i ministeriali?

Secondo il Messaggero, Roma, che ospita molte delle funzioni centrali. Ma del resto le aziende della Lombardia e del Veneto vendono i loro prodotti nel mercato nazionale. E che dire dei 2,5 miliardi che il Sud trasferisce al Nord  grazie agli studenti che si trasferiscono ogni anno per studiare nelle Regioni centro settentrionali? Forse ha ragione il ministro Martina, quando dice che “discutere di residuo fiscale è un bluff”.

 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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