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Ma il capo della Procura ha ammesso o no la sconfitta di Mafia Capitale? 

Oggi i due principali giornali italiani hanno intervistato il capo della procura di Roma Pignatone, dando entrambi buon risalto alla cosa nelle prime pagine dei quotidiani. I titoli dicono: 

 

  • Corriere della Sera: “Intervista a Pignatone: ‘A Roma la mafia c’è. Nessuna sconfitta, vado avanti’”.

 

  • La Repubblica: “Pignatone: E’ vero, ho perso, ma a Roma i clan esistono e io non mi rassegnerò mai”. 

 

Titoli piuttosto simili nella forma, ma con un segno opposto. Pignatone ha ammesso o meno la sconfitta? Non è una questione di poco conto. Sulla sconfitta della teoria di Mafia Capitale, portata avanti dalla procura per sostenere la tesi che la corruttela romana nei palazzi del potere fosse organizzata come una cupola mafiosa, si è concentrato il dibattito degli ultimi giorni

“Io rifuggo dalla visione agonistica dei processi, e comunque non mi sento sconfitto. Attendiamo le motivazioni della decisione”, ha detto il capo della procura al Corriere, ricordando però che il processo “Non era una fiction, dal momento che la sentenza ha rivelato fatti di violenza nelle vicende”.  E continua: “In questi anni abbiamo dimostrato che la mafia a Roma c’è” riferendosi però a quella del riciclaggio, della droga. E quella di Carminati e Buzzi? “Io stesso ho più volte sottolineato che era una organizzazione ridotta”, spiega Pignatone: “La ricostruzione mediatica di quel presunto dominio non ci appartiene”. 

A Repubblica, nelle risposte si legge lo stesso Pignatone, ma incalzato sul lato negativo della sentenza, ovvero quello che ha negato l’esistenza della mafia a Roma, Pignatone dice: “Non c’è dubbio.  E’ il dato negativo di questa sentenza”.  E continua: “Con questa indagine intendevamo proporre un ragionamento avanzato sul rapporto tra mafia e corruzione.  Ora, il tribunale ha espresso un parere diverso e dunque aspettiamo le motivazioni per comprendere quale è stato il percorso logico della decisione. Se si tratta di questioni che riguardano l’interpretazione del reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, o, al contrario, di una diversa lettura e qualificazione del fatto storico che il dibattimento ha provato. Dopodiché, se il tribunale ci convincerà, non faremo appello, altrimenti impugneremo”. Per poi ribadire lo stesso concetto: “A Roma le mafie esistono. E lavorano incessantemente nel traffico di stupefacenti, nel riciclaggio di capitali illeciti, nell’usura. Solo lo scorso giugno abbiamo sequestrato beni di provenienza mafiosa per 520 milioni di euro”. 

Sulle conseguenze politiche di Mafia Capitale, ‘Io non c’entro’

Un altro aspetto rilevante dell’intervista a Pignatone, e speculare sui due giornali, sono gli effetti politici dell’inchiesta. Al Corriere, dice: “Le valutazioni politiche su quanto è emerso dalle nostre indagini neon le abbiamo fate noi, né posso essere chiamato io a rispondere se qualcuno ha voluto utilizzarle politicamente”. Il riferimento, chiaro, è alla caduta di Marino e all’elezione del sindaco Raggi dei 5 Stelle. E a Repubblica, invece: “Dire che con le nostre inchieste abbiamo cambiato il corso politico degli eventi a Roma, che abbiamo esposto la città al ludibrio del mondo, significa attribuirci un uso politico della giustizia penale che non abbiamo in alcun modo esercitato”, ma è successo: “È successo. Ma non siamo noi i responsabili dell’effetto mediatico di un’inchiesta. E, come magistrato, non lavoro per il plauso o il consenso dell’opinione pubblica”

 
 
 
 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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