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Ma la sindaca Raggi vuole davvero imbavagliare la stampa?

La giunta Raggi avrebbe intenzione di limitare l’accesso agli atti del Comune da parte dei media per ‘evitare danni d’immagine”. E’ quanto scrive oggi Repubblica sul quotidiano in edicola citando una modifica al regolamento sulla trasparenza amministrativa che dovrà essere approvato nei prossimi giorni dall’assemblea capitolina. Introdurrebbe, scrive sempre Repubblica, due nuovi articoli: il 39 e il 40 che “limitano la possibilità di accedere agli atti comunali da parte di giornalisti, consiglieri, assessori e presidenti dei quindici municipi di Roma”. 

 

“I dirigenti dovranno valutare il rilievo pubblico degli atti”

In particolare scrive Repubblica citando il testo, “L’articolo 39 riguarda i rapporti con i media e si social network e stabilisce che i dirigenti chiamati all’attuazione delle diverse forme di accesso agli atti tengono in considerazione il rilievo pubblico, il potenziale uso strumentale e il danno all’immagine che le risposte dell’amministrazione possono generare attraverso la loro pubblicazione sui social network, sui blog, o sulle piattaforme web realizzate per la promozione e la difesa del diritto dell’informazione”.  In pratica sembrerebbe che i dirigenti saranno tenuti a valutare di volta in volta quali informazioni e quali atti abbiano davvero rilievo pubblico, ed evitare il loro uso strumentale in rete. Repubblica parla che la scelta è volontà della sindaca “di un movimento paladino della trasparenza amministrativa” che intende così “decidere cosa i giornali potranno pubblicare o no riguardo al Campidoglio e definiscono a priori a suo insindacabile giudizio […] cosa potrebbe essere usato strumentalmente dalle testate giornalistiche. L’articolo 40 invece che modifica il regolamento del 2003 riguarderebbe la limitazione, per motivi analoghi, dell’accesso agli atti da parte degli amministratori municipali. 

Marzano: “Da Repubblica capovolgimento della realtà”

Risposndendo ad Agi, l’assessore a Roma Semplice Flavia Marzano conferma la versione pubblicata in un post su Facebook dove scrive: “Desta stupore l’articolo apparso oggi su Repubblica a firma di Laura Mari che, capovolgendo la realtà dei fatti, attribuisce a questa amministrazione la volontà di limitare il diritto alla conoscenza da parte degli organi di informazione e dei consiglieri capitolini e municipali attraverso il nuovo regolamento sugli accessi alla documentazione amministrativa in corso di approvazione”. Secondo Marzano invece la proposta introdurrebbe per la prima volta nella storia di Roma Capitale “il diritto degli amministratori capitolini e municipali ad avere accesso diretto al sistema informatico di gestione documentale del Comune in modo che possano acquisire senza l’intermediazione degli uffici ogni documento ritenuto utile per l’espletamento del mandato elettorale. Una rivoluzione che non conosce precedenti”, scrive. 

“Altro che bavaglio, da Repubblica una fake news”

E Marzano bolla come “fake news” il fatto che Repubblica parli di ‘bavaglio’ all’informazione: “l’articolo di Repubblica cita in modo parziale e strumentale una disposizione inserita all’interno della proposta del nuovo regolamento e che riguarda rapporto tra diritto di accesso generalizzato (c.d. FOIA) e organi di stampa e/o social media. È una disposizione che rappresenta la trasposizione pressoché integrale di quanto riportato nella recente circolare della Funzione Pubblica a firma della Ministra Madia e la cui finalità è esattamente opposta a quella riferita: responsabilizzare il personale capitolino rispetto alle richieste di accesso che provengano da organi di stampa”. “È singolare, infatti, che l’articolo di Repubblica ometta proprio la parte più significativa”, continua Marzano, “che consente di comprendere la finalità della norma”. E cita per intero la parte che Repubblica avrebbe omesso, ovvero: “l’Amministrazione tiene conto della particolare rilevanza delle istanze provenienti da organi di stampa o da organizzazioni non governative, verificando con la massima cura la veridicità e l’attualità dei dati e dei documenti rilasciati, onde evitare che il dibattito pubblico si fondi su informazioni non affidabili o non aggiornate”. 

 

 
 
 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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