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Ma per Julian Assange la guerra comincia ora

La Svezia getta la spugna nel braccio di ferro con Julian Assange. La settimana che aveva visto il rilascio di Chelsea Manning, che aveva passato al blogger i file diplomatici poi pubblicati da Wikileaks, si chiude con l’archiviazione delle accuse di stupro contro l’australiano, che però non lascia l’ambasciata ecuadoriana a Londra, dove è rifugiato dal 2012. Da Scotland Yard è arrivata una doccia fredda: “Il tribunale di Westminster – si legge in una comunicato – emise un mandato di cattura per Julian Assange dopo che questi si rifiutò di presentarsi alla Corte il 29 giugno del 2012”. Scotland Yard, che afferma di essere “obbligata a eseguire quel mandato di cattura”, riconosce comunque che, caduta l’inchiesta svedese per stupro rimangono in piedi “accuse molto meno gravi”, e che richiedono una “risposta proporzionata” da parte della stessa polizia.

“Una vittoria importante”

Affacciandosi dal balcone della sede diplomatica in una rara apparizione, Il fondatore di Wikileaks ha detto che “è stata una “vittoria importante per me e per i diritti umani nel mondo” contro una inchiesta “motivata politicamente”. “La guerra, la vera e propria guerra, e’ appena cominciata”, ha aggiunto promettendo che la “battaglia” di Wikileaks per la trasparenza dei governi e i diritti digitali continuerà. Assange ha quindi auspicato un dialogo con le autorià britanniche per risolvere la sua situazione. “La mia squadra di avvocati ha contattato le autorità britanniche e speriamo in un dialogo per vedere quale sia l’uscita migliore”, ha detto. Il ministro degli Esteri dell’Ecuador Guillaume Long ha chiesto a Londra di garantire un “salvacondotto” ad Assange. “Il mandato di arresto europeo non vale più. Il Regno Unito deve garantire un salvacondotto per Assange”, ha scritto su Twitter. Ma il premier britannico Teheresa May ha già commentato dicendo che “la decisione spetta alla polizia e non al governo”.

Ora le decisione sul mandato internazionale

“Detenuto per sette anni senza accuse mentre i miei figli crescevano e il mio nome veniv adiffamato. Non perdono e non dimentico”, ha scritto lui su Twitter dopo aver appreso la notizia dell’archiviazione. Il capo della procura di Svezia, Marianne Ny, ha annunciato la chiusura di una inchiesta durata sette anni. La decisione arriva alla vigilia dell’udienza del tribunale che dovrà decidere sul mandato di cattura internazionale emesso a suo tempo dalla Svezia. Assange vive nella rappresentanza diplomatica nel timore che, una volta trasferito in Svezia, possa essere estradato negli Stati Uniti e lì affrontare un eventuale processo per aver divulgato centinaia di migliaia di documenti diplomatici e dei servizi segreti militari americani. Fu, quello, un colpo durissimo inferto all’amministrazione di Barack Obama, che solo al termine del suo doppio mandato ha voluto perdonare Manning, marine che aveva girato i file all’hacker australiano.

“La mia cliente è scioccata”

Assange ha sempre definito una montatura le accuse assicurando che i rapporti con la donna che lo accusa erano consensuali. E’ uno scandalo – ha detto l’avvocato della donna, Elisabeth Fritz – che una persona sospettata di stupro possa sfuggire alla giustizia e addirittura evitare i tribunali. La mia cliente è scioccata”. L’indagine viene chiusa non perché non siano state trovate prove contro Assange ma per la impossibilitaà di procedere in sua assenza. E’ necessario, ha spiegato il magistrato, che “si possano notificare formalmente le accuse ad Assange. Da questo punto di vista non possiamo aspettarci un aiuto dall’Ecuador”. Dunque, per Ny “non vi è ragione di credere che la decisione di consegnarlo a noi possa essere messa in atto in un immediato futuro”. “Poiché sono state esauriti tutti i margini esistenti per un approfondimento dell’inchiesta – ha sottolineato – non appare proporzionato mantenere il mandato di cattura in sua assenza”. Lo scorso novembre la procuratore svedese fu presente a un interrogatorio dell’australiano nella sede diplomatica dell’Ecuador e gli pose alcune domande attraverso un magistrato ecuadoriano. Il test di quell’interrogatorio giunse a Stoccolma quattro giorni dopo ma “tutti i documenti erano stati tradotti – ha spiegato Ny – in spagnolo, poi in inglese, poi ancora in spagnolo e poi nella lingua svedese”.

Tutto ciò ha rappresentato un ostacolo per l’indagine. Successivamente sono arrivate: le elezioni presidenziali in Ecuador, che hanno visto la vittoria del socialista Lenin Moreno, e dunque della stessa linea che aveva garantito ad Assange ospitalità nella sede diplomatica; una protesta da Quito, che in una lettera dell’8 maggio scorso ha criticato Stoccolma per la “mancanza di progressi” nell’indagine; la posizione espressa nel febbraio del 2016 da un Gruppo di lavoro dell’Onu sulla detenzione arbitraria, che aveva chiesto l’annullamento del mandato di cattura contro Assange. Stoccolma, alla fine non ha retto alle pressioni. Il caso potrà essere riaperto solo se Julian Assange tornerà in Svezia entro agosto del 2020, quando il reato sarà prescritto. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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