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Ma Steve Bannon si è dimesso o è stato cacciato?

​Da quando il 31 luglio il 67enne John Kelly, si è insediato alla Casa Bianca nel delicato ruolo di ‘capo di gabinetto’ del presidente (una carica simile a quella di premier nella repubblica presidenziale Usa), il generale in congedo a 4 stelle dei Marine, con lo stesso piglio militaresco, ha liquidato i due personaggi più scomodi. Lo stesso giorno ha ottenuto la testa dello sboccato ed ingombrante capo della comunicazione, nominato solo 10 giorni prima dal presidente, l’italo-americano Anthony Scaramucci. Ora si è liberato dell’estremamente piu’ ingombrante Steve Bannon, ideologo del trumpismo dalla campagna elettorale dello scorso anno, considerato il ‘Rasputin’ del presidente. Perdono così il loro punto di riferimento nell’amministrazione Trump i suprematisti della cosiddetta alt-right, che vedevano nell’ex direttore di Breitbart, il sito di notizie preferito dall’ultradestra americana, il proprio uomo alla Casa Bianca. O almeno, e questo è indiscutibile, l’uomo che aveva portato a Trump i loro voti.

La nuova vittoria del generale Kelly

Lo si capisce dalla parole scelte dalla portavoce della Casa Bianca, Sara Huckabee Sanders per dare la notizia: “John Kelly e Steve Bannon hanno concordato entrambi che oggi sarebbe stato l’ultimo giorno di Steve”. Peraltro lo stesso giorno della sua nomina, Sanders chiarì esplicitamente che “tutti (incluso Bannon, ndr) nella Casa Bianca avrebbero preso ordini da Kelly”. 
Kelly, all’inizio ministro per la Sicurezza Interna (Homeland Security), venne chiamato da Trump al posto di Reince Priebus – che ha resistito solo 189 giorni – ex leader del partito Repubblicano Usa ma vissuto sempre come un corpo estraneo all’ ‘inner circle’ di Trump. Priebus era colpevole agli occhi del presidente soprattutto di non essere riuscito a garantire, nel suo ruolo di ‘ufficiale di collegamento’ con il Congresso, di far approvare le leggi promesse dal presidente, a partire dalla riscrittura della Obamacare, la riforma sanitaria voluta e approvata nel 2010 dal suo detestato predecessore, Barack Obama.

Scaramucci è stato sostituito, formalmente ‘ad interim’ solo 48 ore fa dalla 28enne Hope Hicks, uno dei pochi autentici membri dell’ ‘inner circle’ della famiglia Trump, forse un’intoccabile perfino per Kelly. Peraltro, malgrado la sua giovane età, Hicks è stata finora abilissima a gestire i rapporti con i media durante la campagna, con sobrietà e stile non trumpiano. 

Dimissioni o licenziamento?

Il primo a dare la notizia del ‘licenziamento’ di Bannon è stato il New York Times, che non dava però la cosa per fatta. Peraltro sempre il Nyt ha sostenuto che era stato lui stesso a dimettersi, comunicandolo con una lettera ufficiale consegnata al presidente il 7 agosto scorso. L’annuncio doveva essere dato lunedì scorso ma tutto è stato rinviato per le polemiche successive all’uccisione di una donna ed il ferimento di altri 19 attivisti di sinistra a Charlottesville in Virginia, ad opera di un filonazista, James Field, che si è gettato sui manifestati con la sua auto. La stella di Bannon era però già tramontata da tempo e le testate di ogni schieramento lo volevano prossimo all’addio già in primavera, a causa dell’incompatibilità con il potentissimo genero del presidente, Jared Kushner, con il quale, aveva scritto ancora il Nyt, aveva “conteso il cuore del presidente”. Lo sapevano entrambi che sarebbe rimasto uno solo. E forse Bannon sapeva da un pezzo che non sarebbe stato lui. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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