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Macché serenità, Natale è un incubo di tombole e cene

La serenità e la gioia non possono dipendere dal calendario né dall’obbligo di frequentare i centri commerciali per acquistare, all’ultimo momento, un presente da consegnare a ciascun familiare.

Ieri Il Giornale ha pubblicato in prima pagina un sapido articolo di Cristiano Gatti, che rivaluta il senso del Natale, negli ultimi anni messo in discussione da coloro, sempre più numerosi, che in occasione delle festività cadono in depressione per vari motivi, tra cui il fatto di doversi adattare al rito dei banchetti, del presepio, dell’abete decorato e dello scambio di regali.

Ha ragione Gatti, giornalista di qualità e dotato di arguzia, nel sostenere che per sopportare i disagi dovuti all’immortalità della tradizione non è il caso di affidarsi agli specialisti in psicoterapia. Basta un po’ d’ironia, parente stretta della filosofia intesa come saggezza. Comunque dobbiamo ammettere che la serenità e, a maggior ragione, la gioia non possono dipendere dal calendario né dall’obbligo di frequentare i centri commerciali per acquistare, all’ultimo momento, un presente da consegnare a ciascun familiare.

In fondo, i nemici del Natale non ce l’hanno con la ricorrenza della nascita di Gesù, evento religioso al quale neppure badano, ma con tutto ciò che vi sta attorno e che di spirituale non ha nulla, a parte alcune imprecazioni che, in determinate circostanze, sono la colonna sonora nella scelta dei doni. Piccole cose, d’accordo. Ma poiché accadono regolarmente ogni dodici mesi, hai la sensazione che sia sempre la vigilia di Natale con le scocciature che essa comporta.

Probabilmente le festività sono vissute male da molta gente perché interrompono la routine, che dà sicurezza e riempie la giornata d’impegni, senza i quali qualcuno si sente destabilizzato, costretto a inventarsi occupazioni estemporanee. L’esistenza degli uomini e delle donne è punteggiata d’incombenze e appuntamenti che, se da un canto sono ansiogeni, dall’altro sono fonte di certezze, venute meno le quali subentra il disorientamento. Se aggiungiamo i cenoni in famiglia, con suoceri, cugini, nipoti eccetera, è comprensibile che un individuo normale, avvezzo all’ordine imposto dalla professione, dia i numeri prima ancora di affettare il panettone. Se poi scocca l’ora della tombola, che piace tanto alla nonna, il rischio di assistere a scene raccapriccianti è assai alto.

Parliamoci chiaro: è ingeneroso definire cattivo un individuo che si ribella alla tombola. Va capito e giustificato anche se dà in escandescenze. Da notare che il 25 dicembre non c’è via di fuga dal consesso familiare: il campionato di calcio è fermo, la tivù trasmette scemenze ancora più sceme rispetto al resto dell’anno. Non escono neppure i giornali dietro ai quali nascondere la faccia, fingendo di non udire i gridolini dei bambini. Chi ha detto che nascono pochi bebè in Italia? Casa mia rigurgita d’infanti, ne scorgo uno in ogni angolo. La loro specialità è occultare il telecomando, posto che serva.

Per fortuna, dal più piccolo al più grande, tutti i ragazzini smanettano su congegni elettronici senza soluzione di continuità, il che li assorbe talmente tanto da renderli inoffensivi per le mie orecchie. Inoltre, merita di ricordare che le disgrazie non vengono mai sole: dopo Natale, ecco Santo Stefano, altri familiari, amici, conoscenti. Chi resiste si guadagna il paradiso, nonostante qualche cedimento alla blasfemia. Su questo non ho dubbi. Anche perché la nascita di Gesù è stata un po’ strumentalizzata. Lui poverino ha visto la luce (si fa per dire) in una capanna, 2014 anni orsono, in Medio Oriente. E gli è andata bene. Venisse al mondo giovedì prossimo, in Italia, i suoi genitori sarebbero accusati di occupazione abusiva di alloggio, peraltro privo di abitabilità. Qualcuno chiederebbe che la famigliola fosse rimpatriata perché clandestina. Poi dicono che Natale ha conservato sacralità.

http://www.ilgiornale.it/news/politica/macch-serenit-natale-incubo-tombole-e-cene-1078003.html

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