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Macron trionfa, ma non annienta i partiti. Così i giornali raccontano il ballottaggio

Una vittoria netta, con la conquista della maggioranza assoluta che garantirà cinque anni di mandato pieno al neopresidente francese Emmanuel Macron, ma non l’avanzata travolgente annunciata. Gli altri partiti, pur ridotti drasticamente, restano in Parlamento, ci entra per la prima volta Marine Le Pen, i socialisti mantengono una sparuta pattuglia. Il record vero lo ha fatto l’astensione, a livelli mai visti in Francia: 56%.

Il ‘mancato annientamento’ degli avversari – Repubblica 

Repubblica rileva il mancato ‘annientamento’ degli altri partiti: “Come previsto, il movimento del presidente francese Emmauel Macron stravince le elezioni legislative conquistando, dopo l’Eliseo, anche la maggioranza assoluta dell’Assemblée Nationale: insieme agli alleati di MoDem avrà 351 seggi su 577. Ma rispetto al primo turno di una settimana fa, l’affermazione di En Marche! è meno schiacciante e non annienta gli altri partiti.

Ridimensionati gli isterici pronostici della vigilia – Messaggero

Il Messaggero sottolinea il “semplice trionfo” di Macron. “Non è stata l’apocalisse annunciata dai sondaggi, non i 450, 460, addirittura 470 seggi sui 577 dell’emiciclo, ma è stato un semplice trionfo. La République en marche di Emmanuel Macron conquista l’Assembleé Nationale e regala al neo presidente una maggioranza più che assoluta, 361 deputati secondo ultime proiezioni, ben al di sopra dei 289 necessari. Gli elettori francesi hanno voluto attenuare i pronostici quasi isterici della vigilia che annunciavano un Macron-Re Sole dotato di poteri semi-assoluti. L’opposizione non è morta e sepolta, è soltanto sconfitta, spezzettata e, per la frangia socialista, comunque stordita e quasi annientata”.

Macron Re, ma che astensione…

La Stampa sottolinea i due dati eclatanti del ballottaggio: la schiacciante maggioranza ottenuta dal presidente e l’altisima astensione, il 56% che è un record per la Francia. “Pieni poteri al nuovo ‘Re di Francia’ Emmanuel Macron. La République en Marche (Lrm), il partito nato dal movimento fondato solo un anno fa dal leader europeista di 39 anni, realizza un risultato storico nel secondo turno delle elezioni politiche macchiate da un record di astensione, stimata oltre il 56%, il livello più alto nella storia della Quinta Repubblica. Il neo-presidente che a maggio sconfisse Marine Le Pen nella corsa all’Eliseo ottiene una maggioranza schiacciante anche se non si tratta dello tsunami pronosticato dai sondaggisti. Dopo la valanga di una settimana fa, i francesi gli impongono una correzione e lasciano in vita gli altri partiti. Secondo le proiezioni di Elabe, il partito del presidente ottiene la maggioranza assoluta anche senza l’apporto degli alleati centristi del MoDem”. 

Maggioranza incontrastata, ma vittoria fiacca

Il corrispondente da Parigi del Corriere della Sera, Stefano Montefiori, rileva la forte astensione e la vittoria più fiacca del previsto anche se concede al presidente la maggioranza in Parlamento. “L’astensione raggiunge livelli mai visti, salendo fino al 58% nonostante gli appelli di tanti leader, da Jean-Luc Mélenchon della sinistra radicale a Marine Le Pen del Front National, ad andare alle urne per non consegnare tutti i poteri al ‘Nuovo Cesare’ Macron. Il presidente potrà contare su una maggioranza netta anche senza l’aiuto dell’alleato del Modem François Bayrou (che ottiene una quarantina di seggi), ma meno bulgara di quanto molti temessero: molto sopra la soglia necessaria dei 289 ma inferiore agli almeno 400 deputati indicati dai sondaggi nei giorni passati”.

Il Sole 24 Ore scrive che quella di Macron è “Una vittoria netta ma non schiacciante, quella di Emmanuel Macron. Il secondo turno delle elezioni legislative francesi ha dato al partito del presidente la maggioranza parlamentare di cui ha bisogno per realizzare il programma di riforme annunciato, a partire da quella del diritto del lavoro, senza neppure il rischio di dover subire eventuali ricatti da parte degli alleati centristi. Ma ha nel contempo salvaguardato l’esistenza di una opposizione politica – a destra e a sinistra – necessaria per un corretto funzionamento della democrazia. Le cose sono insomma andate meglio di quanto non avesse fatto immaginare l’esito del primo turno e di quanto non avessero previsto i sondaggi. L’ultimo appuntamento di una fase elettorale troppo lunga e sfiancante per i cittadini, iniziata in novembre con le primarie dei Républicains, ha inoltre rilanciato due temi sui quali Macron dovrà comunque riflettere e cercare di dare risposte durante il suo quinquennato”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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