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mafia cinese

Una ‘piramide’ con un meccanismo circolare, che consentiva a ogni partecipante, a rotazione, di trovarsi all’apice e quindi beneficiare di una certa somma di denaro, o all’ultimo posto, in veste di finanziatore.

Questo quanto scoperto dalle indagini sul racket della mafia cinese con l’operazione della Squadra mobile di Prato che su mandato della Dda di Firenze ha arrestato 33 persone per associazione a delinquere di stampo mafioso. Altre 54 sono indagate (La Repubblica).

Il meccanismo piramidale, a rotazione

Il meccanismo ‘rotatorio’ funzionava in questo modo: a turno si metteva a disposizione dei componenti la gang una somma di circa centomila euro, “da destinare al primo affiliato della lista”. Soldi che a utilizzava “per i propri affari”. Subito dopo, però “il beneficiario scorreva in fondo alla lista, e il mese successivo concorreva alla dazione” per quello che diventava “il primo”.

Questo meccanismo interno al clan cinese permetteva, secondo il gip che ha firmato le ordinanze di custodia cautelare in carcere, di raggiungere “diversi scopi”. “Si ricicla denaro all’interno di una cerchia ristretta di persone, si garantisce anonimato esterno, non si ricorre a interessi di banche (o di usurai), si può impiegare il denaro (frutto di attività illecite o, quanto meno di evasione fiscale) in maniera del tutto svincolata da ogni contabilità e, quindi, anche per portare avanti altre attivita’ illecite”, sottolinea il giudice.
 

E poi un capo. Il capo dei capi, a Roma

Negozi in centri commerciali italiani, ma anche costosi status symbol particolarmente richiesti in Cina come i corni di rinoceronte e addirittura la prospettiva di una quota in una miniera di carbone in Cina. Erano questi gli investimenti del boss Zhang Naizhong, arrestato oggi nel blitz della polizia contro la mafia cinese.

In qualità di capo dell’organizzazione criminale, scrive il giudice nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso, il 57enne dispone di “ingenti quantità di denaro che rappresentano i proventi delle attività illecite poste in essere dal gruppo criminale in argomento, quali ad esempio la contraffazione, il gioco d’azzardo, l’usura, le estorsioni, lo spaccio di sostanze stupefacenti e lo sfruttamento della prostituzione” (Corriere della Sera).

Il gip lo ha definito il ‘capo dei capi’; lui stesso nelle intercettazioni ambientali si definisce il ‘boss’ e per lui, residente a Roma ma con numerosi interessi a Prato, gli ‘affiliati’ lo riverivano con inchini al suo arrivo. Zhang Nai Zhong è ritenuto l’elemento a capo dell’organizzazione.

Alla scena degli inchini hanno assistito gli investigatori della squadra mobile di Prato: Zhang era appena arrivato in Toscana, stava pranzando in un ristorante quando gli investigatori hanno assistito a una vera e propria processione di cinesi, arrivati apposta nel locale per salutarlo con un inchino (Il Messaggero). 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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