TwitterFacebookGoogle+

Magistratura e diritti civili

Articoli di Maria Novella De Luca “Il pretore di famiglia” e Chiara Saraceno “Quando le leggi vanno piano accelerano i magistrati” (Repubblica 29.1.15)

“”Ecco chi sono i giudici che stanno riscrivendo i nostri diritti civili e dove vogliono arrivare.
Hanno firmato alcune tra le sentenze più innovative degli ultimi anni. Adozioni, affidi, fecondazione assistita, genitori single, genitori omosessuali, e storie di bambini “nuovi” i cui diritti sono ancora tutti da scrivere. Giudici e giudici minorili, che oggi raccontano cosa c’è dietro quelle scelte difficili, controverse, sensibili. Perché da Roma a Catania, da Bologna a Torino, è nelle aule dei tribunali italiani (e non in Parlamento) che sta cambiando, sentenza dopo sentenza, il nostro diritto di famiglia. È il 29 agosto scorso, in piena estate, quando il giudice Melita Cavallo, presidente del tribunale per i minori di Roma, concede alla mamma non biologica in una coppia lesbica, l’adozione della figlia della partner. E decide che la bambina avrà il doppio cognome. Scrive Cavallo, una carriera in prima linea nella difesa dei minori, fuori e dentro le famiglie, prima a Napoli poi a Roma. «L’omogenitorialità è una genitorialità diversa, ma parimenti sana e meritevole di essere riconosciuta in quanto tale ». La sentenza viene definita storica, e mentre la legge promessa da Renzi giace da qualche parte mai discussa, la decisione dei giudici romani diventa, di fatto, la prima stepchild adoption italiana. Racconta oggi Melita Cavallo: «Per noi il punto focale è il benessere del minore. E in quella coppia omogenitoriale la serenità della bambina era evidente, così come era evidente la sua relazione con la mamma non biologica. L’articolo 44 della legge 184 sulle adozioni lascia la facoltà ai giudici di inquadrare nei “casi speciali” le situazioni in cui i vincoli affettivi tra bambino e adulto vanno salvaguardati. Non riconoscere questa possibilità ad una persona, soltanto perché omosessuale, avrebbe significato una discriminarla, violando la nostra Costituzione».
Ma basta mettere insieme non più di sei o sette sentenze, nel giro di poco più di un anno e mezzo, per capire ciò che sta accadendo. E il varco che il lavoro dei magistrati sta aprendo, nella società, nel diritto, nel grande ambito delle nuove famiglie, mentre le leggi sui diritti civili giacciono abbandonate nelle secche del Palazzo, affossate dai veti politici incrociati. Se nel 2013 il tribunale per i minori di Bologna, presieduto da Giuseppe Spadaro riconosce ad una mamma single l’adozione (avvenuta in Usa) di una bambina, e concede un affido familiare ad una coppia di maschi gay di Parma, nell’aprile del 2014 su spinta dei tribunali di Catania, Firenze e Milano la Corte Costituzionale abolisce il divieto di fecondazione eterologa. Per l’Italia è una rivoluzione: cade l’ultimo paletto di una legge detestata, la legge 40. Francesco Distefano, è stato uno dei giudici che ha rimesso alla Consulta la decisione sull’illegittimità del divieto di eterologa. Laico convinto, classe 1962, lettore di Sciascia e Saramago, dice che quella sentenza è stata un momento di «grande orgoglio professionale».
«Il tribunale di Catania è stato il primo ad appellarsi alla Corte, eravamo partiti dal caso di una donna affetta da menopausa precoce, abbiamo sollevato il diritto di uguaglianza, alla salute. Pensare che oggi in Italia l’eterologa è legale, grazie anche al nostro lavoro, è una bella soddisfazione». Ex pretore di Bronte, Francesco Distefano dice però che per lui ogni sentenza è fondamentale. «Dall’autorizzazione ad una minorenne ad abortire, ad un ragazzo troppo giovane che chiedeva di cambiare sesso, ai diritti di un migrante, ho sempre la consapevolezza che un giudice può cambiare, con un tratto di penna, il destino di una persona. Ed è una immensa responsabilità».
Ma è sempre nella primavera del 2014 che la decisione di un altro tribunale, questa volta è Grosseto, con uno strappo in avanti impone al Comune la trascrizione di un matrimonio gay avvenuto nel 2012 a New York. La storia di Stefano Bucci e Giuseppe Chigiotti diventa nazionale e dà il via in tutta Italia alle trascrizioni di nozze celebrate all’estero. Una stagione che si conclude con l’ happening romano in Campidoglio, quando il sindaco Marino trascrive i matrimoni di ben 16 coppie. Gran parte di queste trascrizioni vengono poi cancellate dai prefetti, ma il varco è aperto: quei simil matrimoni restano negli occhi e nelle immagini di tutti.
Giuseppe Spadaro è dal 2013 il presidente del Tribunale per i minori di Bologna. Tribunale che ha firmato una serie di sentenze innovative in tema di diritto di famiglia. Calabrese di Lametia Terme, genitore di quattro figli, dice che essere padre occupandosi di giustizia minorile «è un valore aggiunto perché ogni decisione deve essere presa partendo dal punto di vista dei bambini». E il lavoro di giudice «si impara a fare con il tempo, come quello di padre ». Ma per Giuseppe Spadaro non spetta ai Tribunali disegnare diverse forme familiari. «È un ruolo che spetta solo al legislatore. Tuttavia, è innegabile che la società attuale sia alle prese con una nuova concezione di famiglia. In Italia però mancano leggi per tutelare questi nuclei, spesso con figli, che si sono formati all’estero. E da questo punto di vista abbiamo sempre cercato finora di mettere in primo piano l’interesse del minore». Dall’affido di una bambina ad una coppia gay, al riconoscimento di un’adozione a una mamma single, sono tante le sentenza che a Bologna parlano di “nuove famiglie”. Spiega Spadaro: «Nel caso dell’affido ad una coppia gay non si è dato vita ad alcun provvedimento creativo: a differenza dell’adozione, la famiglia affidataria può essere sia un single sia una coppia. Non si esclude esplicitamente che gli affidatari possano essere una coppia omosessuale: escluderlo significa discriminare sulla base delle tendenze sessuali e ciò non è consentito dalla nostra Costituzione».
A differenza di quanto deciso dal Tribunale per i minori di Roma, di fronte alla richiesta di una stepchild adoption i giudici di Bologna hanno scelto di rinviare gli atti alla Corte Costituzionale. «Il nostro fine — conclude Spadaro — è di comprendere come un giudice, in questi casi, possa, anzi debba tutelare i minori coinvolti. Che tipo di tutela possiamo accordare a bambini nati in altri Stati, dove sono legittimi istituti come l’adozione omosessuale? I figli dei gay sono o no bambini, ossia doni di Dio come tutti gli altri? Vuole o no intervenire il legislatore? ».

Leggi anche “Quando le leggi vanno piano accelerano i magistrati” di Chiara Saraceno

“”Era già successo nella seconda metà degli anni Sessanta del secolo scorso, quando la giurisprudenza iniziò a smantellare alcuni capisaldi del diritto di famiglia di origine fascista che il Parlamento tardava a modificare, nonostante il dettato costituzionale lo obbligasse teoricamente a farlo. Così, ad esempio, una celebre sentenza del 1968, in nome del principio costituzionale della parità tra i coniugi, sancì che una moglie che non seguiva il marito “ovunque questi decidesse di fissare la propria residenza” non poteva essere considerata colpevole di abbandono di tetto coniugale. I processi di emancipazione femminile che stavano cambiando la quotidianità dei rapporti uomo-donna, insieme alla mobilitazione pubblica del movimento delle donne, non consentivano più di risolvere i conflitti coniugali sulla base di vecchi schemi. Lo stesso sta succedendo oggi per quanto riguarda sia i rapporti tra persone dello stesso sesso, sia l’accesso alla filiazione. Nel primo caso, nel perdurare colpevole di un silenzio del legislatore, sono state le corti internazionali e nazionali a costringere l’Italia a dare riconoscimento di status “famigliare” alle coppie dello stesso sesso sposate (o unite in unione civile) all’estero, ai fini, innanzitutto, del diritto al ricongiungimento famigliare del coniuge straniero, ma in linea di principio anche in altri settori. Nel campo della filiazione, la giurisprudenza è intervenuta su molti aspetti. Per quanto riguarda la filiazione tramite tecniche di riproduzione medicalmente assistita, sono state le corti a smantellare l’obbrobrio della legge 40, riuscendo là dove era fallito il referendum abrogativo. Per quanto riguarda il terreno dell’adozione, diverse pronunce hanno allargato, in nome dell’interesse del minore, i criteri che definiscono chi può adottare, consentendolo, in casi sempre precisi e particolari, a singoli e a coppie dello stesso sesso, fino a consentire al partner dello stesso sesso l’adozione del figlio/a del proprio compagno/a anche se questo è ancora in vita e non solo se e quando questi muoia.
Come negli anni Sessanta del Novecento, dietro queste decisioni innovative c’è la presa d’atto dei cambiamenti culturali e sociali in atto da parte di giudici che, senza modificare le norme, ne offrono una interpretazione adeguata alle circostanze attuali. Se del caso, sollevano anche problemi di costituzionalità sollecitando a intervenire la magistratura più alta. Come negli anni Sessanta del Novecento, i movimenti di opinione più o meno organizzati giocano un ruolo non irrilevante in questo fenomeno, nella misura in cui sollecitano e insieme rendono visibili nel dibattito pubblico i cambiamenti culturali e di comportamento cui si riferiscono questi giudici innovatori nelle loro decisioni. Sia chiaro, le decisioni innovative dei giudici e delle corti in materia di famiglia non possono essere ricondotte all’esistenza di un movimento o di una iniziativa organizzata entro la magistratura. Non c’è nessun “complotto” e nessun movimento organizzato dei magistrati a questo scopo, anche se il dibattito all’interno dei magistrati è vivace e ricco. Aggiungo che, se le singole decisioni di singoli giudici fanno giurisprudenza, influenzando decisioni successive, esse possono sempre essere ignorate o rovesciate da un altro giudice, salvo che non sia intervenuta la Corte Costituzionale (come nel caso della legge 40 sulla riproduzione assistita). In altri termini, se il legislatore continua a non intervenire, i cittadini saranno sempre costretti a ricorrere a un giudice per far valere quelli che ritengono loro diritti, sperando nella forza persuasiva della giurisprudenza innovativa e di non incappare, invece, in giudici che hanno opinioni diverse e contrarie.””

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.