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Mai così caldo in 15 anni. Arriva 'Caronte'

Ciao ciao Giuda, arriva Caronte. L’anticiclone battezzato dai meteorologi come l’Iscariota, che ha garantito il bel tempo di questi ultimi giorni, verrà sostituito venerdì da un’altra area di alta pressione proveniente dall’Africa e che porta stavolta il nome del nocchiero infernale. La temperatura, già in aumento in queste ore, salirà fino ai 37/38 gradi entro domenica. A causa dei tassi di umidità in costante crescita, la temperatura percepita potrebbe però toccare i 40 gradi, con punte record tra i 41 e i 42 gradi previste al centro-sud tra il 28 e il 29 giugno a causa delle masse di aria calda traghettate da Caronte direttamente dai deserti di Algeria e Tunisia. 

“Da mercoledì per il rinforzo dell’alta pressione sub-tropicale assisteremo ad un disagio crescente sia per le temperature diurne che notturne”, avverte il sito Meteo.it, “l’ondata di caldo in arrivo sarà più intensa delle precedente sia come intensità del fenomeno che come durata”.

Emergenza siccità in numerose Regioni

“Non si prevedono ricambi d’aria significativi o passaggi perturbati almeno fino all’inizio della prossima settimana e ciò aggraverà  il problema della siccità“, avverte ancora il portale, “dopo l’Emilia Romagna, anche la Toscana ha dichiarato lo stato d’emergenza regionale relativa alla crisi idrica”. Un’emergenza che riguarda numerose Regioni.

  • Nel Lazio mancano le risorse idriche in vista della stagione estiva: è scattata infatti l’allerta rossa con erogazione a singhiozzo in 72 città della provincia di Roma.
  • In Sardegna, in Gallura, le risorse idriche sono razionate tra gli agricoltori con turni divisi per zona.
  • L’Arpa Lombardia, attraverso il bollettino delle riserve idriche, comunica che la portata dei laghi di Como, Idro, Garda e Iseo è sotto del -23.4% e il manto nevoso del -36.7% rispetto alla media tra gli anni 2006-2015.
  • In Piemonte nel mese di maggio è caduto il -16% della pioggia rispetto al periodo 1961-1990, con un grado di siccità (indice SPI) da lieve a moderato sulle zone più a sud della regione. 
  • In Toscana, dove tra gennaio e aprile 2017 le precipitazioni sono state tra le più basse anche rispetto allo stesso periodo di altri anni colpiti da gravi siccità, è scattata l’emergenza regionale per mitigare gli effetti della carenza idrica. Qui infatti le precipitazioni del mese di maggio, analizzate dal settore idrologico della Regione, si aggirano intorno ai 50 mm (accumuli medi) con un deficit di pioggia, rispetto ai valori di Maggio del precedente trentennio, sulla quasi totalità del territorio regionale. L’indice SPI (indicatore statistico che misura il deficit o l’eccesso di precipitazione in un dato intervallo di tempo rispetto alla precipitazione normale di lungo termine), mostra valori di “siccità moderata” su ampie zone della regione, in particolare nelle porzioni centro-meridionali. 
  • In Emilia Romagna mancano 5 milioni di metri cubi d’acqua utilizzabile contro i 18 del 2016. Dall’analisi dell’Arpa regionale Maggio ha avuto piogge complessivamente prossime alla norma (calcolata tra il 2001 e il 2015), lievemente superiori nella pianura bolognese ma ancora inferiori nella aree occidentali (sui rilievi -25% rispetto alle attese), quelle maggiormente penalizzate dai deficit idrici degli 8 mesi precedenti. Il bilancio idroclimatico del mese, climaticamente già negativo per circa 60-80 mm in pianura, ha avuto quest’anno ulteriori 20-40 mm di deficit nelle aree occidentali e sui rilievi della Romagna. La situazione delle risorse idriche dei terreni rispetto alla norma resta nel complesso grave o gravissima nelle aree occidentali, di gravità più moderata verso le aree orientali. 

Cresce il pericolo di incendi

E con la siccità cresce anche il pericolo di incendi, nei giorni che vedono il Portogallo devastato da tremendi roghi che hanno già causato decine di vittime. “I fattori che favoriscono l’innesco di un incendio e la propagazione del fuoco, elementi alla base della previsione del rischio incendi, sono – spiega ancora Meteo.it, le caratteristiche della vegetazione (presenza di specie più o meno infiammabili e combustibili, contenuto d’acqua, stato di manutenzione del bosco), la morfologia del terreno (nei terreni in pendenza aumenta la velocità di propagazione) e le condizioni climatiche (vento, umidità e temperatura)”. 

“L’umidità influisce sulla quantità di acqua presente nel combustibile vegetale: quanto minore è il contenuto di acqua nei combustibili tanto più facilmente essi bruciano. Il vento rimuove l’umidità dell’aria e porta ad un aumento di ossigeno, dirige il calore verso nuovo combustibile e può trasportare tizzoni accesi, e creare nuovi focolai di incendio”, si legge ancora sul sito, “le caratteristiche del vento più significative sono la direzione e la velocità: la direzione determina la forma che l’incendio assume nel suo evolversi, la velocità del vento ne condiziona invece la rapidità di propagazione. La temperatura del combustibile e quella dell’aria che lo circonda sono fattori chiave, che determinano il modo in cui il fuoco si accende e si propaga, influendo direttamente sul tempo di infiammabilità dei materiali vegetali”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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