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Mamma Ebola

Quando la propaganda genocidaria attalista incontra Focus. La sci-enza ridotta a megafono delle ubbie di questa insopportabile cricca di globalisti sadici con obbligo di negrofilia. La ricerca piegata a pecora per subire i colpi della ristrutturazione abusiva del pensiero comune e dei principi della medicina ad usum piddini. E’ “la Stampa” oggi a fornirci questo ineffabile compendio di fregnacce eugenetiche a cominciare dal titolo:
“Sempre più allergici e malati. Ma a rafforzare i nostri bimbi saranno i microbi africani.
Succede anche con il clima: i batteri subsahariani arricchiscono l’ecosistema”.

Non avete idea. Leggete.

“È in atto una migrazione sotterranea, impercettibile, ma tumultuosa e inarrestabile. Valica le frontiere, si muove a cavallo delle persone o degli eventi atmosferici. Sta scaricando sull’Europa – e sull’Italia che ne è l’avamposto – milioni di microbi, funghi, batteri provenienti dall’Africa. Non sembrano destinati a distruggerci. Anzi, rischiano di aiutarci a combattere uno dei nostri peggiori – e trascurati – mali: la perdita di biodiversità, nell’ambiente ma soprattutto nel nostro organismo. “

Che incipit! Non è sembrato anche a voi di udire l’alta prosa della marxiana “talpa che scava nella Storia”? Il poareto non lo sa, ma questo inizio è preciso, nel suo potere evocativo, a quello di un filmaccio nazista intitolato “Der Ewige Jude”, che inizia con immagini poco rassicuranti di brulicanti ratti neri (“rattus norvegicus”, portatore della peste) che poi sfumano nell’immagine di una strada dell’Est Europa affollata di ebrei ortodossi. Il messaggio è chiaro: ratto-peste-ebreo. Brutale nella sua semplicità, pavloviano nel voler indurre terrore e disgusto per l’Ebreo, attraverso l’accostamento con l’archetipo della bestia immonda.
Oggi invece la propaganda neogoebbelsiana si colloca ad un livello superiore di sofisticazione. Il terrore atavico nei confronti delle malattie viene qui evocato e la mente pensa subito in automatico non già agli invisibili batteri ma piuttosto ai loro portatori di 90 chili che sbarcano ogni giorno. Il sentimento verso questi microboni non è affatto fraterno ma ecco la trovata: “l’infezione per il nostro bene.”
Non siete entusiasti all’idea di milioni di brulicanti microbi africani in arrivo sul continente? Ebbene, se non lo siete, siete dei fascisti. E razzisti, ovviamente.
Proseguiamo a raccogliere perle.

Ci stiamo impoverendo. Sempre meno batteri, sempre meno vari. A Firenze, un team di ricercatori studia da anni i microrganismi del nostro corpo basandosi sui big data ricavati da sequenze di Dna. «L’industria alimentare e i suoi processi, la sanificazione, l’utilizzo massiccio di antibiotici negli allevamenti hanno contribuito a debellare molti agenti nocivi, ma hanno finito per estirparne anche di essenziali», rivela Duccio Cavalieri, professore al dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze. «Un esempio sono i probiotici, che acquistiamo per reintrodurre nel nostro corpo elementi un tempo naturalmente presenti».
Aver eliminato funghi, batteri, microbi sta contribuendo all’esplosione di malattie auto immuni, infiammazioni, allergie. «Il sistema immunitario fin dalla nascita si abitua a riconoscere i microrganismi buoni da quelli che non lo sono», spiega Carlotta De Filippo, microbiologa all’Istituto di Biologia e biotecnologie agrarie del Cnr di Pisa. «Tuttavia, poiché la varietà microbica con cui entra in contatto è sempre minore, reagisce a ogni novità come se fosse patogena. E sviluppa infiammazioni».
Si spiega così il boom dei malanni del nuovo millennio. E perché molti – che fino a vent’anni fa insorgevano in persone adulte – attacchino sempre prima. Il numero di bambini soggetti ad allergie alimentari è schizzato del 20% in dieci anni: in Italia uno su venti – secondo l’Organizzazione mondiale dell’allergia – ne soffre. Tra 6 e 12 anni, il 7% ha dermatite atopica, il 15% di rinite allergica e il 9% di asma. Stesso discorso per le malattie auto immuni, come il morbo di Chron: il 25% dei nuovi casi ha meno di vent’anni. La diffusione delle infiammazioni croniche intestinali è raddoppiata nell’ultimo decennio, con 8 bimbi su 100 mila colpiti e un’età di insorgenza scesa a 10 anni. E ancora: artriti reumatoidi, coliti ulcerose, sclerosi multipla, diabete di tipo 1. «La correlazione tra la diffusione e precocità di questi mali e la riduzione della varietà microbica è assodata», assicura De Filippo.

Chissà come mai non viene nominato da questo Pasteurino l’inquinamento chimico, come corresponsabile di questo quadro terrificante di immunodeficienza acquisita, secondo il quale i batteri che ci difendono sembrano sparire per colpa solo del destino cinico e baro. Scommettiamo che tutte queste celiachie hanno a che fare con l’utilizzo di prodotti chimici che finiscono nel ciclo alimentare attraverso la contaminazione del grano?  E che, ohibò, l’iperstimolazione del sistema immunitario attraverso i vaccini somministrati in insensata e folle ammucchiata potrebbe anch’essa contribuire ad indebolirlo, annullando le difese naturali?
Macchè inquinamento da metalli pesanti, macchè glifosati, pesticidi e parabeni, la colpa è che scarseggiamo di vibrione africano.

Siamo diventati fragili. Meno ricchi. Una ricchezza di cui l’Africa, da cui moltitudini cercano di fuggire, abbonda. La grande migrazione, tra i tanti effetti, potrebbe celarne uno finora poco indagato: milioni di batteri stanno invadendo l’Italia. Nelle popolazioni africane si annida una grande quantità (e varietà) di microrganismi che il nostro mondo ha perso. I ricercatori fiorentini l’hanno scoperto mettendo a confronto alcuni bambini toscani con coetanei del villaggio Boulpon, nel Burkina Faso. «Hanno il triplo di acidi grassi a catena corta, antinfiammatori naturali», racconta Cavalieri. E soprattutto hanno concentrazioni di patogeni inferiori: l’Escherichia (responsabile di cistiti, infiammazioni alle vie urinarie) è presente in misura quattro volte superiore nei bambini italiani, la Salmonella otto volte tanto, la Shigella (dannosa per l’intestino) sette volte, la Klebsiella (agente delle infiammazioni alla vie aeree, come la polmonite) quasi quindici. La differenza sta nei nutrimenti: fibre, amido non raffinato e altre fonti vegetali, pochi grassi animali, ma soprattutto niente industria alimentare. «I bambini africani vivono in un ambiente fortemente contaminato», ragiona il professor Cavalieri. «Eppure i principali patogeni umani si ritrovano in quantità decisamente minori, perché hanno una ricchezza microbica che li difende. Noi non ce l’abbiamo più».
Le popolazioni africane potrebbero aiutarci a recuperarne una parte. Nell’ecosistema sta già accadendo qualcosa di simile. Nel 2014 una nevicata ha riversato sulle Dolomiti grandi quantità di sabbia del Sahara. Non era la prima volta ma quell’anno il gelo ha cristallizzato per mesi l’ambiente. La sabbia conteneva milioni di funghi e batteri: intere famiglie si sono trasferite, oltrepassando il deserto e il Mediterraneo, per colonizzare le Alpi. Il disgelo le ha riversate nell’arco di poche ore. Poteva essere una catastrofe. Invece no. Un gruppo di ricercatori (Cnr, Fondazione Edmund Mach, atenei di Firenze, Innsbruck e Venezia) ha prelevato campioni dal suolo dolomitico e li ha analizzati per tre anni. Per scoprirne l’origine, hanno ricostruito le traiettorie atmosferiche e il Dna dei microrganismi ritrovati, confrontandoli con dati campionati in tutto il mondo.Il risultato è sorprendente: i microrganismi sub-sahariani si sono adattati all’ambiente alpino e, anziché stravolgerlo, lo stanno arricchendo. «Questi eventi sono la diretta conseguenza dei cambiamenti climatici, saranno sempre più frequenti», spiegano i coordinatori del team, Cavalieri, Tobias Weil e Franco Miglietta. «Andranno monitorati nel tempo ma per ora possiamo dire che gli effetti positivi sono prevalenti rispetto a quelli problematici». 

Saremmo anche diventati fragili (questo lo dice lui o meglio il suo suggeritore psicopatico) ma nonostante ciò abbiamo debellato, grazie alla civiltà, all’igiene ed al progresso della medicina, per non parlare dell’abbandono di pratiche incestuose tra consanguinei, dozzine di malattie. Il vaiolo, ad esempio, o la peste che nei secoli passati ci sterminava a milioni. Purtroppo bisognerebbe specificare “avevamo” debellato, perché gli attalisti stanno provvedendo a consegnarci le coperte infette con tubercolosi, meningiti, morbillo ed altre fentenzie d’importazione.
Dove vogliono arrivare, si chiedeva un amico su Twitter. Semplice. A dichiarare, come farebbe il Presidente Lolito’, che “non è mai esistita una cosa chiamata progresso igienico sanitario occidentale”.
Non fosse abbastanza fantastica l’ascientificità di paragonare bambini toscani e fasoburkini, come dire mele e pere in quanto a differenze ambientali, la truffa ideologica è subito congegnata, grazie al ricatto del politicamente corretto e al contagio con il morbo, questo si, letale, dell’autorazzismo.
Qualcuno può spiegare a Pasteur che un conto sono i batteri intestinali, gli actiregularis e i milioni di fermenti lattici vivi che ci aiutano a svolgere le funzioni digestive e un conto è Ebola o Yersinia Pestis o Salmonella Typhi?
Io ho avuto la Salmonella, caro il mio Pasteurello e, oltre ad essere finita all’ospedale, il mio intestino, come direbbero Aldo, Giovanni e Giacomo, è rimasto offeso.
Secondo il genio della medicina dovremmo gioire del contagio ed offrire i propri fluidi al bacio con HIV che, secondo la sci-enza ufficiale, ebbe origine, ohibò, in Africa e da lì si sparse per il mondo?
I morti di AIDS sentitamente ringraziano e ti ci mandano in coro.
Paradossalmente, infine, a leggere l’infografica, risulta che gli europei non scarseggiano affatto come gli africani (per entrambi si intende quelli del campione, non in generale) di faecalibacterium, la cui insufficienza questa ricerca lega a diverse malattie, incluso il disturbo bipolare. Del resto, dove sono finiti i poveri bambini africani che muoiono perché troppo deboli e senza difese? Pasteur sembra che descriva una super-razza o una serie superaccessoriata di super-soldati.
Suggestiva la nube batteriologica che incombe sullo Strudel e sulla malga, evocatrice delle “risorse che si stanno sostituendo felicemente agli autoctoni”. Potevano infine mancare le due botte d’ordinanza al cambiamento climatico – che lui ignora essere spesso indotto dall’uomo e da decenni oramai  – ma che servono per sdoganare pure il migrante climatico oltre a quello batteriologico? In una parola: arrendetevi.
Non perdetevi la chiosa del delirio di Pasteur:

In fondo anche noi siamo un ecosistema: in una persona di 70 chili, i microrganismi ne valgono almeno 2. I nostri sono sempre più standard. 

“Siamo fatti al 3% di microbi.” Memorabile. Augurargli un incontro ravvicinato con Marburg, cugino stronzissimo di Ebola sarebbe forse troppo crudele ma magari uno con Esubero, collaterale di Euro.
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